giovedì 15 ottobre 2015

"La vendetta veste Prada": il ritorno del diavolo più fashion della letteratura

La vendetta veste Prada. Il ritorno del diavolo
di Lauren Weisberger

Piemme, 2013

Traduzione di Valentina Daniele

pp. 448, € 19,50


Parigi, il cellulare lanciato nella fontana dorata di Place de la Concorde. Con questa indimenticabile immagine della trasposizione cinematografica de Il diavolo veste Prada, Andy Sachs ci aveva fatto credere quasi dieci anni prima di essersi finalmente liberata della diabolica direttrice Miranda Pristley e della distruttiva esperienza come sua assistente a Runway, la rivista in grado di influenzare le nuove tendenze di moda.


Andy adesso ha quasi 30 anni e sta per sposare Max Harrison, l'ambito scapolo d'oro "con i capelli neri e folti, gli occhi verdi penetranti" e "quel sorriso diabolico che la faceva impazzire", amministratore delegato della Harrison Media Holdings, una delle società più prestigiose e redditizie degli Stati Uniti. The Plunge, la patinatissima rivista dedicata ai matrimoni delle star che ha lanciato insieme a Emily Charlton, l'ex collega-nemica e prima segretaria extraordinaire di Runway adesso sua compagna inseparabile, l'ha portata al successo professionale. Una vita quasi perfetta quella di Andy: Miranda, il diavolo vestito Prada, fa parte ormai solo dei vecchi fantasmi che le fanno visita negli incubi peggiori.


Ma se nemmeno l'acqua santa riesce a distruggere il diavolo, figuriamoci quella della fontana parigina: Miranda riemergerà dagli inferi con la sua "leggendaria maleducazione" per vendicarsi di quell'assistente che amava liquidare con uno dei suoi "E' tutto" e che ha osato mollarla nel bel mezzo delle sfilate parigine.


Lauren Weisberger, classe 1977
Dopo il successo del chick-lit Il Diavolo veste Prada, una moderna favola glamour in cui ogni personaggio, dall'antieroina Miranda alla cenerentola di Runway Andy, richiama gli elementi fiabeschi degni delle più fantasmagoriche storie disneiane, raggiunto anche (soprattutto?) grazie all'indimenticabile adattamento cinematografico con Meryl Streep e Anne Hathaway, il compito di Lauren Weisberger di accontentare la critica diviene davvero ardua impresa.

La vendetta veste Prada è un sequel in cui i temi e le atmosfere si distaccano da quelli del romanzo precedente: la scelta della Weisberger di dare un ruolo decentrato alla moda e a Miranda, la strega fashion più amata della letteratura glamour è sicuramente in linea con l'essenza ancora una volta autobiografica dell'opera. Alla crescita anagrafica e professionale della protagonista segue infatti un'evoluzione delle problematiche e delle priorità di una donna di successo, intenta ad affrontare matrimonio e maternità, costantemente in equilibrio tra lavoro e famiglia. Lo scotto da pagare è forse quello di deludere il target di fashioniste che sognano un paio di Jimmy Choo raggiunto con il primo romanzo.

La delusione più forte per il lettore è tuttavia forse quella di ritrovare una protagonista che sembra essersi nuovamente allontanata da quelle che erano le sue originarie aspirazioni, invece di una Andy che dopo aver rinunciato al lavoro che "un milione di ragazze ucciderebbero per avere" è finalmente riuscita a coronare il sogno di scrivere su pregiate riviste culturali quali il New Yorker e a riconquistare gli affetti che aveva rischiato di perdere e il rapporto con il suo ragazzo Alex, per riappropriarsi della semplicità e dei valori che la caratterizzano.
L’anno a «Runway», che aveva trascorso imparando a nuotare nella più spaventosa vasca di squali della moda che si potesse immaginare, l’aveva così stancata e impaurita da impedirle di rendersi conto di cosa le succedeva intorno. Quando era successo che lei e Alex si erano allontanati a tal punto che a lui non bastavano più tutte le cose che avevano in comune? Continuava a dire che tra loro era tutto cambiato, che non la riconosceva più.
 Meryl Streep nella diabolica interpretazione di Miranda 
in una scena del film Il diavolo vestre Prada

Ed ecco che il passato irrisolto tornerà, portando con sé non solo i suoi "demoni", ma anche qualche angelo: non mancheranno i colpi di scena ed un finale che smaschererà più di un diavolo inaspettato ma d'altronde, come ci ricorda Arthur Schopenhauer, "chi si attende che nel mondo i diavoli vadano in giro con le corna, ne diventerà sempre preda". La narrazione in terza persona semplice e scorrevole, intervallata da dialoghi brevi e freschi si presta senza dubbio molto bene alla realizzazione di un seguito cinematografico e la smorfia di Miranda, nell'immaginario collettivo, non potrà non avere il volto di Meryl Streep.

Elisa Pardi

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