sabato 31 ottobre 2015

Halloween per fifoni: Frankenstein, una lettura sempre intrigante

Devo ammetterlo: sono una fifona. Una, per intenderci, capace di fare incubi per una settimana se rivede – per sbaglio naturalmente – anche solo un paio di scene de Il sesto senso o L’esorcista; una che di Shining o Le notti di Salem non è mai andata oltre le prime quaranta pagine. E non ho mai davvero capito il piacere di due ore di terrore, ansia e palpitazioni nel buio di una sala, come se già non fosse abbastanza terrificante certi film guardarli a casa propria, figuriamoci sul mega schermo del cinema in un’autoinflitta agonia. Va da se quindi che anche con la letteratura horror non sia, come dire, proprio a mio agio e del maestro del genere, Stephen King – di cui, tra l’altro, credo sia il momento di smetterla di considerarlo autore di serie B rilegato in un genere ma dargli il posto che merita tra gli autori contemporanei – mi sono finora limitata a leggere tutta la produzione meno spaventosa, gli interventi sulla letteratura, i racconti...

Ma sono una donna e come tale essere contraddittoria è nella mia natura, quindi sono anche capace di appassionarmi a serie televisive in cui vampiri e demoni vari squartano almeno una paio di gole a puntata, di incantarmi davanti a classici del genere come Intervista col vampiro e Dracula di Bram Stoker. E di avere i miei rituali per la notte più misteriosa dell’anno, Halloween: festa con gli amici, menu e addobbi a tema, ma soprattutto l’ennesima lettura di classici della narrativa gotica come Dracula – appunto –, Carmilla, i racconti di Poe, Lovecraft e Frankenstein, ad anni alterni. Come avrete capito, il massimo che posso sopportare in termini di tensione ed horror. Di sicuro Halloween mi ha sempre affascinato, soprattutto nelle sue origini celtiche secondo cui in questo giorno si festeggiava Samhain: la fine dell’anno vecchio, la nascita del nuovo, un momento in cui il velo tra il mondo dei viventi e quello dell’aldilà sembrava cadere, permettendo agli spiriti di tornare a camminare sulla terra, superando per una notte ogni confine. Esorcizzare la morte quindi, attraverso riti, festeggiamenti e maschere. Io, come dicevo, mi limito alla (ri)lettura di alcuni classici del genere gotico come i romanzi di Mary Shelley e gli altri sopracitati: non troppo spaventosi, ma sicuramente adatti ad una fifona come la sottoscritta e soprattutto letture sempre interessanti. Frankenstein or the modern Prometheus, un breve romanzo nato per gioco: durante un soggiorno in Svizzera dei coniugi Shelley, per ingannare il tempo insieme ad un gruppo di amici (tra cui Byron e Polidori) costretti in casa dal maltempo, la compagnia si diletta ad inventare storie dell’orrore e del mistero; tra queste, sono due quelle che usciranno dallo spazio del gioco, la storia dello scienziato e della creatura mostruosa da lui creata, ideata dalla Shelley, e Il vampiro di Polidori. Frankenstein, diventerà in breve uno dei testi più significativi del genere gotico, pubblicato nel 1818 in forma anonima ma presto noto il nome della sua autrice. Del gotico, tanto in voga al tempo e genere ideale da rileggere nel periodo di Halloween, riprende atmosfere cupe, oscurità, temporali, scene misteriose e morti violente, cimiteri e solitudine. Ma il romanzo della Shelley è questo e molto altro e proprio per le numerevoli chiavi di lettura si è imposto come un classico della letteratura inglese di inizio Ottocento: è intriso di atmosfere e temi della narrativa gotica così come di molti elementi caratteristici del Romanticismo inglese, nei richiami ad un passato medievalizzante, castelli in rovina, stati d’animo tormentati che si riflettono nel paesaggio circostante. È romanzo ricchissimo di riferimenti e citazioni letterarie, da Coleridge a Milton, passando per Shelley, Goethe e Wordsworth ed è, dietro l’immediatezza di una trama avvincente, l’occasione per riflettere sulla scienza e i limiti dell’uomo, sulle sue paure e debolezze, sul prometeismo (cui si guarda con un certo timore). Moltissimi spunti su cui ancora oggi interrogarsi: è racconto di solitudine, paura per ciò che è diverso e “mostruoso”, della crudeltà dell’uomo e, soprattutto, riflessione sull’etica e le conseguenze che una scienza sempre più capace di spingersi oltre i limiti imposti portano necessariamente con sè. È l’essere che si ribella al proprio creatore, ne mette in discussione scelte e convinzioni. Insomma, è una lettura che, come ogni classico, non smette mai di sorprendere il lettore con nuove chiavi interpretative. Perfetta per Halloween, con le sue atmosfere cupe e spaventose, i dubbi che insinua nella nostra coscienza. Adatta anche ad una fifona come me.

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