martedì 20 ottobre 2015

Meglio soli che male accompagnati, ovvero quando il viaggio aspetta solo te

Come viaggiare da soli. Manuale di travel coaching
di Francesca di Pietro
ebook 8,94 euro



Inutile negarlo. Per noi italiani il viaggiatore solitario è un essere mitologico metà frikkettone-clochard e metà Crocodile Dundee. Davanti al viaggiatore solitario la domanda sorge spontanea: qual è il suo problema? Un giapponese mangia in un café di Parigi, del tutto indifferente al chiasso che lo circonda. Sta leggendo. Chiaramente non è lì per lavoro: lo dice lo zaino davvero troppo grande e soprattutto il libro che tiene tra le mani, qualcosa che sembra essere una specie di giappo-lonely-planet sulla Francia. Ma perché è solo? Quale malattia ha? Davvero è così sfigato da non avere nessuno – proprio nessuno – con cui partire? 
Quella di Francesca Di Pietro è una guida vera e propria, con informazioni concrete su abbigliamento, costi e indicazioni sui farmaci da mettere nello zaino. Si tratta di un ebook autopubblicato, che certo necessiterebbe di un editing serio. Ma è un libro che certo desta curiosità, smembrando i pregiudizi e che spesso ci costruiamo sul viaggiare in solitaria. Perché prima o poi capita a tutti di sentire il bisogno di prendere e partire, ma non sempre è facile trovare qualcuno con uguali necessità, urgenze, tempo a disposizione. E così si finisce per rimandare. Ma se invece la smettessimo di aspettare gli altri? Se il compagno ideale per il viaggio, il tuo viaggio, in realtà fossi proprio tu? 
È un dato di fatto, tutti nasciamo e moriamo da soli, durante la vita abbiamo la possibilità e la fortuna di scegliere e di essere scelti da persone con le quali condividere alcuni momenti della nostra vita. L’altro è, e sarà sempre una scelta, non una necessità.
Allora forse è la domanda a essere sbagliata. Se anziché chiedersi “perché viaggiare da soli” ci chiedessimo invece “perché no”? Se fosse un mero preconcetto quello di dover partire per forza con qualcuno? Partire e prendersi un periodo per sé, che sia di pochi giorni o addirittura di anni. Da lontano, si sa, le prospettive cambiano. Alcune ombre si allungano, altre scompaiono. Ma, come ci ricorda spesso l’autrice, non è la distanza quella che dà il reale spessore al viaggio. A volte basta girare l’angolo per capire quello che conta sul serio. 
In un ambiente vuoto i rumori rimbombano, sono più forti, così come in un viaggio in solitaria. Più si viaggia da soli più le voci del nostro super-io si allontanano, ossia tutti gli obblighi morali e sociali che ci impone il nostro contesto sociale, qualunque esso sia, smettono magicamente di “trapanarci il cervello” ed ecco che lì, proprio in quel momento, stiamo ascoltando noi stessi.
Inoltre, al di là dell’idea più romantica e per così dire spirituale del viaggio affrontato da soli, c’è un motivo molto più banale: il dover preoccuparsi esclusivamente dei propri bisogni. Ovvero godere di un’illimitata libertà.
Quando viaggiamo da soli, non c’è nessuno che ci guarda, è come mangiare la nutella di notte quando siamo soli in casa; se non lo sa nessuno vuol dire che non l’abbiamo fatto, questo ci rende liberi di fare quello che veramente vogliamo.
Questo libro è pieno di suggerimenti per chi sta pensando al viaggio dei suoi sogni ma è stufo di aspettare il compagno perfetto. O per chi viaggia da solo per scelta, per prendersi un momento per sé. O semplicemente per chi ha bisogno, anche senza andare troppo lontano, di ricordarsi che quello che siamo lo decidiamo noi, ogni giorno.

Manuela Cortesi


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