lunedì 12 ottobre 2015

#CritiMusica. Da mito a realtà: John Lennon, un primo uomo

John Lennon nei primi anni '70.

Albert Camus, nel romanzo postumo Le premier homme, specifica che un uomo privo della sua mercanzia sociale, non è altro se non un primo uomo. Un uomo originario, spoglio, annullato dalla Storia. Gli uomini aspirano al mito, alla perfezione, dimenticando ciò che sono veramente alla nascita.

Il 9 ottobre 1940 nasceva John Lennon. Idolo delle folle, Beatle geniale, musicista e compositore talentuoso. Conosciuto anche e soprattutto per il suo impegno sociale, per la sua relazione turbolenta, ultimamente preso di mira per un video politically incorrect. Questa è la maschera che John Lennon ha indossato per anni e che i molti continuano a tenere in vita.

A quasi trentacinque anni dalla morte di Lennon, voglio ricordare il cantante con una delle sue canzoni più significative, God. Pubblicata nel 1970 nell’album John Lennon/Plastic Ono Band, il testo si caratterizza per la lentezza, la semplicità e la ripetitività. L’intro è particolarmente tagliente e significativa:
God is a concept by which we measure our pain.
Con questo primo verso, Lennon chiarisce la sua posizione nei confronti della divinità.



Dio è una creazione dell’uomo, un mito che consola e scalda il cuore nei momenti di difficoltà. Motivo per cui Lennon passa in rassegna tutti i suoi miti di un tempo, ormai caduti in disgrazia. “I don’t believe”, urla Lennon, tra strazio e autoconvincimento, il grido di un uomo che ha perso tutti quelli che credeva essere i suoi punti di riferimento storici, religiosi, musicali:
I don’t believe in Buddha […]
I don’t believe in Jesus […]
I don’t believe in Kennedy […]
I don’t believe in Elvis […]
I don’t believe in Beatles […]
Cosa rimane a John? Cosa rimane ad un uomo – lui stesso mito musicale e del movimento pacifista – che ha perso quelle che erano le sue certezze sociali e culturali? Lennon, con fare strascicato, annuncia: “The dream is over”. Qual è il sogno di un ragazzo della working class che strimpella la chitarra? Essere un nuovo Elvis? Quel sogno finito segna un “The end” nella vita del cantante? No, assolutamente. Il sogno, il mito crollato non fanno altro che preannunciare l’inizio di un nuovo capitolo. Solo alla fine di questa litania, di questo lamento, di questa presa di coscienza, Lennon dichiara senza mezzi termini:
Yesterday
I was the dreamweaver
But now I’m reborn
I was the walrus
But now I’m John
Lennon riprende i contatti con il suo stato primordiale, ricorda le sue origini e toglie la maschera costruita negli anni di carriera con i Beatles. Lui non è altro che John. Un uomo come gli altri ma con un talento particolare per la musica. John non è Dio, è il suo Dio. 
I just believe in me, Yoko and me.
Lennon riconosce di non poter essere il Dio delle masse. Ognuno di noi è il Dio di se stesso, artefice del proprio destino e delle proprie azioni. Così, in memoria della sua nascita, voglio ricordare il John umano. Quello fragile, bisognoso di una madre, di affetto, di calore. L’uomo. 

Arianna Di Fratta

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