venerdì 25 settembre 2015

Il Salotto - Chiara Cecilia Santamaria: di impegno. musica e parole

Foto di Chiara Cecilia Santamaria
Preparo quest'intervista con il sottofondo della stessa playlist che mi ha accompagnata pagina dopo pagina nella lettura del romanzo e che mi ha aiutata ad entrare ancora più nel profondo di questa storia intensa, che affascina e destabilizza allo stesso tempo, che costringe a mettere in dubbio ogni certezza. Come tutte le storie dovrebbero fare. La playlist è quella scelta dall'autrice stessa, di cui troverete il link nelle pagine finali del romanzo Da qualche parte nel mondo da poco più di una settimana in libreria per Rizzoli. 
Raggiungo Chiara a Londra, per porle alcune domande sul romanzo, sul processo di scrittura e sui suoi progetti futuri.

Sei una professionista delle parole, una blogger affermata, alla tua prima prova nella narrativa: da quanto coltivavi il sogno di questo romanzo e come ha visto la luce? Vuoi raccontarci anche qualcosa del processo creativo, di cosa ti ha ispirata, della fatica e dell’impegno che c’è dietro la nascita di questo progetto?
Scrivere un romanzo è sempre stato il mio sogno, ho iniziato tante volte e finito per davvero solo una: questa. Credo che i tempi siano stati giusti per scrivere il tipo di libro che volevo, prima forse non ne sarei stata capace. Il processo creativo è stato lungo, spesso difficile, sempre appassionante, ed è durato quattro anni. Ho buttato giù le prime righe circa un anno dopo aver pubblicato il primo libro (Quello che le mamme non dicono, Rizzoli) e ho finito solo la scorsa estate. Scrivere un romanzo è diverso da qualsiasi altra cosa. Costruire una storia e degli intrecci sensati, dare vita a dei personaggi credibili, scrivere con misura senza strafare sono tutte sfide che mi sono trovata ad affrontare. Ho scritto, ma soprattutto ho riscritto. E ho cancellato molto. La versione originale del libro è lunga circa il doppio di quello che è arrivato in libreria.

Seguendoti sul blog e sui vari social abbiamo condiviso insieme a te l’emozione dei giorni che hanno preceduto l’uscita del tuo romanzo e si avverte chiaramente quanto sia importante per te questo progetto: come vivi questo momento, a Londra, mentre il libro è uscito in Italia?
Per fortuna ci sono le mie lettrici a mostrarmi quanto sta accadendo nelle librerie, a farmi vedere il libro e condividere la loro emozione. Da questo punto di vista, il blog e i social network sono davvero insostituibili. Presto comunque sarò in Italia per una serie di presentazioni, le prime il 29 Settembre a Roma e il 30 Settembre a Milano, e organizzerò anche qualcosa qui a Londra.

Quanto c’è di te nei personaggi di questa storia? e quale tra essi ti è rimasto più addosso? Trovo Lara un personaggio estremamente affascinante, per le sue imperfezioni, la sua fragilità apparente … così complessa e irrisolta, mi ha davvero conquistata proprio perché i personaggi troppo perfettini, incorruttibili, finiscono sempre per sembrarmi piatti e irreali.
C’è un po’ di me in ognuno di questi personaggi, fosse anche una sola parola. Immedesimarmi in loro, cercare empatia con le loro scelte, è un esercizio che mi sono imposta di fare anche con quelli che meno mi assomigliano, per poterli ritrarre in modo realistico e non giudicante. Lara è un personaggio che ha conquistato anche me, e non so ancora dire in che senso: la amo? La odio? Cosa farei, nella sua situazione? Mi piace, che faccia porre delle domande e conquisti nonostante i suoi difetti lampanti, perché è così che fanno le persone.

A proposito di imperfezioni: uno degli aspetti che più ho apprezzato sono appunto i difetti di questi personaggi; così fragili ed egoisti alcuni, inadeguati e ingenui altri. Più reali, proprio perché non perfetti, mutevoli e contradditori come persone in carne ed ossa. Ma quanto è stato difficile scrivere di loro, di tutte quelle mancanze e meschinità?
Quello che volevo raccontare erano ‘esseri umani’ e in quanto umani fragili, fallaci, capaci di ingannare non solo gli altri ma anche sé stessi e tuttavia pieni di sentimenti veri, forti, trascinanti. E’ stato molto difficile all’inizio, per metterli a fuoco e per non farli diventare dei cliché, ma superato un certo punto è stato come se avessero preso vita: facevano cose che non avevo previsto, parlavano con la loro voce. Alcuni di loro mi hanno stupita. Dovevano finire in un altro modo, e invece…

Il romanzo si presta secondo me a differenti letture, le scelte dei personaggi a molteplici interpretazioni. Il non detto mi è parso un elemento molto importante, perché in fondo spetta al lettore fare uno sforzo in più per comprendere l’intera storia e le scelte di ognuno di loro; e in quest’ottica c’è anche ampio spazio perché ognuno di noi possa immaginare, assolvere o condannare. Cosa ne pensi?
E’ certamente così, e sono sicura che ognuno si farà la sua idea sui personaggi e sulle loro scelte. A me interessava sospendere ogni giudizio e raccontare piuttosto qual è il terreno – di ferite, di rancori, di mancanze, di rivalsa, di sentimenti – su cui queste scelte vanno ad innestarsi, diventando alcune volte ineluttabili anche se solo per chi le compie. Volevo chiamare il lettore a fare insieme a me un esercizio di empatia: mettersi nei loro panni, prima di giudicare. Pensare: chissà, forse anche io avrei potuto agire in questo modo.

Fiducia e tradimento sono due aspetti centrali del romanzo: fiducia negli altri, paura del tradimento; ma anche e soprattutto fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità e parallelamente timore per i nostri istinti più egoisti e cattivi. E alla fine della lettura nasce spontanea la domanda: quanto siamo disposti a sacrificare per soddisfare la nostra felicità personale? Ti va di parlarci di questo aspetto?
Non credo ci sia una risposta a questa domanda. E’ un po’ un cane che si morde la coda: sacrifico qualcosa di tuo per soddisfare me stesso, ma poi il sapere di averti causato un dolore va ad erodere questa felicità. Aver sollevato la questione mi basta.

Parli con molta passione dell’arte, della pittura e a tratti leggendo il romanzo mi è sembrato di cogliere in questa attività un notevole grado di affinità con la scrittura. Entrambi processi creativi che richiedono un certo grado di introspezione, fatica ed impegno, pur coinvolgendo il pubblico in un modo estremamente differente: sei d’accordo con questo parallelo?
Sicuramente hanno qualcosa in comune: la necessità di comunicare e di dare nuova forma a certi pensieri e sentimenti in modo quasi catartico. Per Lara volevo qualcosa che le permettesse di esprimere sé stessa e l’identità della quale era in cerca, e la pittura mi è sembrata perfetta. E’ stata una bella sfida rendere dei dipinti soltanto a parole, ma trovo anche molto bello che ognuno dei lettori possa immaginare il suo stile come preferisce. L’arte di Lara così è l’incontro tra la mia e la vostra fantasia.

Il processo artistico/creativo ci viene presentato inoltre come un percorso che non è mai facile: il talento da solo non basta, ci vuole dedizione, fiducia nelle proprie capacità e a volte può succedere che i nostri peggiori nemici siamo proprio noi stessi. La tendenza all’autodistruzione (del nostro talento, della nostra felicità, delle relazioni) mi sembra un aspetto interessante, ti va di parlarcene?
Lara è pienamente autodistruttiva perché non si è mai sentita davvero accolta per quello che è. Per lei l’amore – anche quello di sua madre – è arrivato a delle condizioni. Senza arrivare al suo estremo, siamo spesso i primi sabotatori di noi stessi, e il primo passo per non farcela è non crederci, non dare fiducia a noi stessi. Questo genera una mancanza di motivazione che ci fa mettere concretamente in atto davvero poche azioni per raggiungere un risultato. La bravura da sola non basta, bisogna lavorare duro. Il talento è la scintilla ma l’impegno, la dedizione, lo studio, la preparazione, il confronto, la costanza e la motivazione fanno la differenza tra chi realizza i sogni e chi no.

Foto di Debora Lambruschini
Anche la musica ha un ruolo importante in questa storia: è il sottofondo malinconico e fermo nel tempo dell’Assenzio, il locale dove Lara trascorre i pomeriggi dopo la scuola in compagnia di Elio; è il mezzo che l’artista sceglie per isolarsi dalle voci del mondo mentre dipinge; è l’ambiente in cui alcuni personaggi cercano di affermarsi. Ed è, anche, la playlist che come scrittrice hai inserito alla fine del libro, per accompagnare il lettore tra le pagine di questa storia. Parlaci del ruolo che la musica ha avuto nella scrittura e di come potrebbe aiutare il lettore a calarsi più a fondo nel romanzo.
E’ stata fondamentale. Sto ascoltando la playlist proprio mentre rispondo a questa intervista, ormai forse si è innescata una qualche forma pavloviana di stimolo-risposta: ascolto queste canzoni e torno subito nel mondo di Lara. Attorno ad alcune canzoni sono nate nella mia testa le prime immagini di questa storia e i suoi personaggi, altre sono stata la chiave per entrare in un’atmosfera o un mood particolare, altre ancora sono arrivate per caso e le ho intensamente avvertite come perfetta colonna sonora di alcuni momenti della storia. Consigliare la playlist è anche un modo per avvicinare i lettori al mio mondo creativo, dare una sbirciata nel ‘backstage’ del libro.

Per concludere: quali sono i tuoi progetti futuri, pensi di dedicarti ancora alla narrativa?
Mi piacerebbe molto, ma se c’è una cosa che purtroppo non sono proprio capace di fare sono i piani per il futuro. Vivo alla giornata.


Intervista a cura di Debora Lambruschini

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