mercoledì 2 settembre 2015

#PagineCritiche - "Antidoti. Contro i veleni della cultura contemporanea" di Rino Cammilleri

Antidoti. Contro i veleni della cultura contemporanea.
di Rino Cammilleri
Torino, Lindau, ‘I pellicani’, 2010

pp. 2078
16,50


La torinese Lindau ha il merito di essere, in Italia, una delle poche case editrici davvero controcorrente per spirito, linee guida, testi e autori in catalogo. Assieme a Liberilibri (Macerata), Rubbettino (Soveria Mannelli, Cosenza) e IBL Libri (Istituto Bruno Leoni, Milano) che pubblicano testi sconosciuti, inediti, nascosti o introvabili di autori liberali (economisti, filosofi, narratori), Lindau, nata nel 1989 col nome di una cittadina sul lago di Costanza, offre al pubblico italiano saggi, pamphlet, anche romanzi, che altrove troverebbero poco o punto spazio: dai capolavori del pensiero liberale (su tutti, Raymond Aron, L’oppio degli intellettuali, 1955) a saggi storici che rimettono in discussione luoghi comuni difficilmente estirpabili della storiografia (Rodney Stark, La vittoria dell’Occidente, 2014), fino a preziose collane di saggistica scientifica, teologica o più semplicemente religiosa, cinematografica, e acuminate 'Frecce' di pensatori fuori dagli schemi conosciuti (è il caso di Alain Finkielkraut, L’umanità perduta, 1996).

Tra essi vi è, tra gli altri, Antidoti. Contro i veleni della cultura contemporanea, un repertorio, un’antologia in ordine alfabetico dei brevi, pungenti, sempre interessanti, articoli che da anni Rino Cammilleri pubblica, quotidianamente, sul suo sito, www.rinocammilleri.com
Agrigentino, oggi sessantacinquenne, Cammilleri collabora con “Il Giornale”, per il quale cura la rubrica ‘Il Santo del giorno’ e pubblica articoli su questioni scottanti, urgenti,, di attualità, affrontandole da un punto di vista laterale, sostanzialmente diverso da ogni altro.

Il veleno della cultura contemporanea è, ovviamente, il pensiero dominante, mai ragionato o scarsamente riflettuto, in virtù del quale a qualsiasi latitudine ci si trovi, sentiamo ripetere, su ogni argomento, sempre le solite storie, opinioni diventate verità, stereotipi divenuti la norma in ogni dibattito, stancamente ripetuti e che proprio per questo sono ritenuti ormai universali inattaccabili, pena la qualifica di conservatore, bigotto, razzista, omofobo, fascista eccetera.

È il veleno dell’omologazione, i cui frutti sono alcuni assiomi ritenuti ormai inconfutabili: la liceità dell’aborto, la necessità di una Chiesa sempre meno Chiesa e sempre più ‘vicina ai bisogni della gente’, l’idolatria per il socialismo, dimentica di ogni effettiva nefandezza compiuta sotto questa bandiera; ma anche il progressismo imperante in tema di matrimonio gay, clima e ambiente, fecondazione assistita, apertura multiculturale; il relativismo che, poi, dimentico del suo valore e del suo senso primigenio, si è trasformato in un diritto a tutto, a dire e fare tutto, senza assumersi la responsabilità di niente; e improvvise digressioni storiche, sullo zarismo, sul marxismo, sullo stereotipo del Medioevo come periodo buio, religioso e perciò retrogrado, dell’Islam come culla di una civiltà superiore a quella Occidentale, e molto altro. 
È imbarazzante scontrarsi, oggi, con un pensiero dominante che oppone a qualsiasi riflessione o tentativo di argomentazione su questioni tutt’altro che risolte, il blocco compatto del rifiuto categorico, della squalifica preventiva (se si è contro uno degli argomenti sopracitati, si finisce per essere definiti, appunto, fascisti, razzisti e via dicendo), della scomunica mediatica (Cammilleri, e con lui i pensatori liberali e conservatori italiani sono tutti assiepati tra “Il Foglio”, “Il Giornale” e “Libero”, quotidiani anch’essi controcorrente e perciò squalificati, maltrattati, in fine emarginati). 
Questi Antidoti sono quindi ideali, nella loro brevità e incisività, per chi volesse conoscere o entrare in contatto con un modo di pensare, di vedere le cose, di affrontare argomenti storici o di attualità diverso da quello blandito quotidianamente su tutte le radio, i canali televisivi, i giornali italiani.

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