martedì 25 agosto 2015

«Siamo stati leali a noi stessi. Al sogno di libertà che l'America rappresentava.»

Quelli del San Patricio
di Pino Cacucci
Feltrinelli, 2015

pp.  224
€ 15 (cartaceo)

Così è ogni guerra.
Eppure, quella riusciva a essere, se mpossibile, ancora più feroce e ingiusta: di quale colpa si erano macchiate le genti del Messico per subire tanti orrori? Quale affronto avevano fatto agli Stati Uniti d'America per meritare tale spietatezza? (p. 120)

Lincoln l'ha definita una "guerra innecessaria e incostituzionale", quella che ha sconvolto e massacrato i civili messicani a metà dell'Ottocento. Gli Stati Uniti d'America, appoggiati dai crudeli ranger texani, hanno dilaniato un popolo per anni, operando quello che in tempi moderni avremmo definito "genocidio". Eppure oggi non se ne parla quasi, e anzi molti non sanno cosa sia il Batallón de San Patricio, invece ricordato con statue e feste nazionali in Messico. 
Pino Cacucci, che ha vissuto in Messico e ha tradotto molta letteratura spagnola e sudamericana, si è impegnato a dar voce a un desiderio che nutriva da tempo, come si legge alla fine del romanzo: gettare luce su una piega poco nota della storia, e farlo con i Chieftains in sottofondo e precisi documenti storici da cui partire. 

L'impressione che si ha fin dalle prime pagine è proprio questa: una miscela attenta di studio storico e di passione per un popolo e per la storia. Alle pagine belliche, minuziose e cronachistiche, con personaggi che a mano a mano si impara a conoscere, si alternano i corsivi di John Riley, che, a distanza di anni, rievoca e commenta battaglie e decisioni strategiche, rendendo la narrazione più accorata e vicina al lettore. Ad esempio, cosa ha spinto tanti irlandesi come John Riley a lasciare le fila dell'esercito statunitense per entrare nel battaglione del San Patricio, affianco ai messicani?
Forse fu quel comune sentire tra figli di un Dio distratto, o peggio, indifferente. Di sicuro, non bastava condividere una religione, perché non è vero che passammo dall'altra parte solo per pregare chi e come pareva a noi e poterlo fare liberamente insieme a loro, i messicani. [...] Lo sapevamo bene, che quella era una causa persa.
E allora? Dovrei scomodare il senso dell'onore, della decenza umana, dell'orgoglio che ti fa compiere le scelte peggiori, quelle che portano alla rovina? No, fu per sensibilità. (p. 86)
Riley, che si è distinto per coraggio e grande senso etico, compagno d'armi ideale per forza, capacità di prendere decisioni in fretta e per rettitudine, porta però con sé l'amarezza di un'impresa suicida fin dall'inizio. La forza dell'esercito degli Stati Uniti era già fortissimo, numericamente e per armamenti; quindi, varie circostanze hanno ulteriormente sbilanciato le sorti della guerra. Eppure, ancora nel 1847, quando le sorti della guerra erano già abbastanza chiare, ben novemila disertori si distaccano dall'esercito statunitenese e molti di loro entrano tra quelli del San Patricio:
ben novemila disertori [...] all'inizio di marzo del 1847: molti di loro erano disgustati, persino inorriditi, da simili comportamenti, e non potendo impedirli aspettavano l'occasione propizia per lasciare l'accampamento e dirigersi altrove, inventandosi una nuova vita in zone sperdute e lontane dai campi di battaglia; alcuni si arruolarono nel Batallón de San Patricio. (p. 109)
Foto di @GMGhioni - Vieni a trovare CriticaLetteraria su Instagram!
L'obiettivo non si limitava alla vittoria (quasi impossibile da tempo), ma il desiderio di essere coerenti e leali al sogno con cui molti, come John Riley stesso, sono partiti dall'Irlanda: «Siamo stati leali a noi stessi. Al sogno di libertà che l'America rappresentava» (p. 194). Aiutare i messicani, che li hanno da subito accolti con un profondo senso di fratellanza, è dunque inevitabile. Soprattutto per chi, come John Riley, trova in Messico l'amore. Consuelo, bellissima messicana piena di vitalità, passione e straordinario coraggio, è un personaggio nettamente positivo, che porta nelle pagine del romanzo romanticismo e gesti eroici. 

Eppure qualcosa pesa sulla vita di Riley, che è stato risparmiato dalle sanguinarie impiccagioni di tanti compagni del San Patricio, alla capitolazione della guerra:
Noi superstiti dell'orrore siamo fantasmi senza tempo, ci portiamo dentro una brace che ci consuma, una sostanza tossica che avvizzisce il cuore, e rendiamo la vita di chi ci sta vicino un susseguirsi di pietà e rifiuto. (p. 194)
Come riprendersi? Ricordare il tempo passato e i compagni d'armi è stato inevitabile, ma ora che il compito è stato assolto, cosa resterà della vita di Riley? Potrà continuare a nascondere il marchio a fuoco da disertore sotto la barba? 

Se state cercando un romanzo storico - di quelli veri, ambientati realmente nell'epoca che raccontano, con il lessico giusto e lo scavo documentario accurato - Quelli del San Patricio appagherà anche i palati più selettivi e rigorosi. 


GMGhioni

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