sabato 8 agosto 2015

#CriticaLibera - Tutti gli Oliver della mia vita. Tributo al dottor Sacks

Oliver Sacks è un neurologo che ha un dono speciale: quello di saper raccontare storie.
L’ho incontrato con L’uomo che scambio sua moglie per un cappello. Splendido. Uno Schopenhauer in camice bianco e stetoscopio che non disquisisce chiuso in una stanza, ma studia – da scienziato – la volontà dell’uomo e il legame tra soggetto e oggetto, focalizzandosi sugli aspetti neurologici. Tanto dipende dal mondo che ci circonda, tanto dalla percezione che si ha di esso. Quando trovai quel mucchietto d’ossa dagli occhi vuoti che sarebbe diventato il mio gatto, mi ricordai del libro e mi chiesi quale percezione potesse avere lui di quello che lo circondava. Per inciso, il mio gatto si chiama Oliver.

Quell’altro Oliver, il medico, entrò davvero nel mio privato alla lettura di Risvegli. In quel libro Sacks racconta la sua esperienza coi pazienti colpiti da encefalite letargica. Si tratta di una patologia che negli anni Venti ha fatto misteriosamente “addormentare” persone in tutto il mondo. Sacks, a quasi cinquant’anni dall’epidemia, si trova a lavorare in una struttura poco fuori New York dove sono ricoverati alcuni pazienti colpiti da encefalite. È una malattia strana e misteriosa, con aspetti in comune ad altre patologie neurologiche, come il morbo di Parkinson. Il fulcro della narrazione riguarda quella sorta di “risveglio” che i pazienti hanno in seguito alla somministrazione di un farmaco allora all’avanguardia: la levodopa – cura, guarda caso, del morbo di Parkinson.  
Risvegli, Adelphi, 1987
Da parecchi anni il morbo di Parkinson aveva colpito una persona a me vicina. Con Risvegli mi sembrò di trovare quelle risposte che, in qualche modo, lenivano il mio senso d’impotenza. Divenni accanita lettrice di Sacks. Lo usavo come la mia cartina al tornasole. Le sue pagine le imbevevo di quanto vedevo attorno a me e mi davano i riscontri che cercavo. I suoi libri mi hanno aiutato a comprendere, mi hanno permesso di dividere i fili di una matassa incomprensibile e dolorosa. Ho potuto seguire il bandolo della malattia, quali comportamenti erano imputabili al morbo e quali alla levodopa. Ho compreso cosa si nasconde dietro al volto di un parkinsoniano, cosa accade al suo corpo e al suo spirito. Non mi sono sentita persa davanti alle assurde allucinazioni visive, avevo a disposizione un intero libro dedicato all’argomento. Sacks mi ha insegnato ad accettare i comportamenti compulsivi senza cercare una spiegazione che fosse razionale per me – lo era in qualche modo nell’universo del parkinsoniano.

Quando leggi Sacks ti senti parte di un’umanità complessa e fragile, eppure meravigliosa nel suo essere mortale. Da qualche tempo il dottor Sacks ha comunicato al mondo di stare per morire. Continua a confrontarsi attivamente con gli altri, nonostante il cancro. Talvolta scrive un articolo per qualche giornale. Nell’ultimo racconta di sentirsi appena infiacchito e di dimenticarsi spesso che la morte gli è così vicina. Le sue performance in piscina si sono solo di un poco rallentate. Dice di avere avuto una vita lunga e piena, di essere grato per questo. Scherza sul legame che per lui hanno sempre avuto i compleanni e gli elementi della tavola periodica, dice che forse non arriverà a festeggiare il bismuto, l’ottantatreesimo compleanno. Ho letto quell’articolo con Oliver avvinghiato a una gamba – il mio gatto. Oliver, quest’anno raggiunge l’ossigeno, otto anni. Sulla percezione ne avrebbe di cose da dire, ma preferisce darmi un morso.

Manuela Cortesi


gli altri libri citati:

L'uomo che scambiò sua moglie per un
cappello
, Adelphi, 1986 - 2001
Allucinazioni, Adelphi, 2013


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