giovedì 16 luglio 2015

"Controfigura" di Luigi Fontanella

Controfigura
di Luigi Fontanella,
Marsilio, 2009

pp. 174


Il romanzo Controfigura  si snoda all’interno di un quadro memoriale che ha per protagonista Lucio Grimaldi. Durante lo svelamento di luoghi e ricordi della propria giovinezza, l’uomo ritrova casualmente un vecchio taccuino e una stilografica a inchiostro azzurro. Bastano questi oggetti, ormai desueti, a far riemergere una “mobilitazione psichica”, un andirivieni di emozioni “buone e sbagliate” che conducono Lucio a inseguire il sogno della stesura del suo primo romanzo. Quei fogli bianchi ritrovati hanno ancora il sapore dei tanti viaggi che l’uomo avrebbe voluto fare, il “furore dei Grandi Progetti” ideati, ma non ancora realizzati, e soprattutto quel taccuino lo riporta ai travolgimenti d’amore, a quella strana eccitazione che deve ora, dopo tanti anni, fissare nella memoria di una carta stampata.
Senza accorgermene stavo decidendo che avrei ripreso queste note e avrei tentato oggi di ricostruire il percorso di quel romanzo appena abbozzato. Del resto, potrei chiedermi, non avevo forse conservato questi fogli perché un giorno ritornassero a me?[1]
Quelle poche annotazioni riportano Lucio nella Roma degli anni ’70 quando, da poco laureato, era alla ricerca di un lavoro. Il mondo delle relazioni umane gli gravita attorno in un alternarsi di conoscenze e affinità umane e diviene fonte per la stesura del romanzo. Sono le donne, soprattutto, a tracciare l’iter memoriale dell’autore, le loro peculiarità caratteriali e le “forme” d’intelligenza. Elsa, ad esempio, inaugura la serie di ritratti che rinviano all’ampio scenario femminile che da sempre lo attrae: è una ragazza ricca, frivola, avara, quasi di una tirchieria inusitata, tanto che Lucio la ricorda come una megalomane, avvinghiata al denaro e a tutto ciò che crea guadagno e successo. Il campo della memoria si restringe quando al ricordo si associa ben presto la fine di un qualsiasi incontro, rapporto o relazione.


Lucio sembra entrare in una dimensione filmica quando rievoca con occhio attento il proprio mondo giovanile; in questi squarci cogliamo una modalità linguistica particolare che il protagonista dedica per la rappresentazione della propria vita (immaginativa e di sogno) e di quella dei vari personaggi. Un registro narrativo che rinvia al passato e ad un tempo futuro. Nel romanzo le sequenze della vita scorrono come in una pellicola; tutti i riferimenti agli “orologi” e al tempo che passa si sovrappongono come le immagini di un film.
Invece di un lungo piano-sequenza narrativo in cui il tempo reale corrisponde al tempo della ripresa cinematografica, io mi figuravo una temporalità fatta di momenti distinti e allo stesso tempo intrecciati tra loro. “La grammatica” di ognuno di essi era ciò che il protagonista del romanzo vedeva coi propri occhi; come dire che il linguaggio del cinema corrispondeva al linguaggio della realtà interiore ed esteriore?[2]
Lucio dà l’impressione di “sfogliare” progressivamente gli “strati” di immagini della sua storia personale e all’interno di questo racconto si addensano moltitudini di metafore e di simboli. È possibile esemplificare il gioco prospettico, mettendo a fuoco i vari nuclei-episodi tematici dando ad ognuno un significato interpretativo. Le scene passate disgiunte divengono inquadrature di un particolare modo di narrare che in alcuni frangenti, rinviano alla stesura meneghelliana in Le Carte.

Un vagabondaggio alla ricerca di strade, vie, luoghi, incontri giovanili, esperienze di crescita, di esplorazione del mondo, di educazione sentimentale: è tutto ciò che costituisce il polo attrattivo principale di questi nuclei; qui l’autore, Luigi Fontanella, vi gioca una parte rilevante, una specie di controfigura che diversamente dall’alter ego, ombreggia e scompare, somigliante al protagonista, forse in qualche modo interprete di un differente status quo.

Attraverso una storia che Lucio cerca di organizzare, squilibrare, riequilibrare nei vari stadi e passaggi e in cui ogni principio d’ordine sequenziale non sempre si impone, nel prosieguo del racconto, sono quasi sempre le donne a divenire parte integrante della vita dell’uomo, protagoniste di episodi che nel loro svolgersi, connotano in modo significativo la sua esistenza.   

Nei frammenti narrati, le donne vengono percepite, nominate, osservate, descritte minuziosamente; i ricordi sono, per Lucio, associati al paesaggio e alle cose. In un “tempo ritrovato” proustiano, nella contemplazione estetica delle cose, l’uomo elabora una filosofia della concezione del tempo in cui si intrecciano le prime attrazioni, la poesia e il “gioco surrealista”:
Di fronte a questo laghetto, in un pomeriggio autunnale di tanti anni fa, contemplandone la calma enigmatica, lessi a Silvana Leonardis, mia compagna d’università, alcuni versi di Murilo Mendes. […] A un certo punto Silvana propose di giocare al cadavere exquis, un gioco surrealista consistente nel disegnare qualcosa o scrivere una frase qualunque su un foglio, per poi passarlo, piegato, al compagno vicino, il quale a sua volta, senza sapere cosa è stato disegnato o scritto, scrive o disegna anche lui qualcosa, e così via.[3]
Lo scrittore evoca aspetti diversi della percezione della femminilità, lo scenario  è mutevole. A descrizioni dominate da ironia, si alternano altre pervase dalla tenerezza  e una figura lascia il posto a un’altra, un nuovo incontro o amore, come l’alternarsi delle stagioni. Lo scenario naturale infonde calma, e la vicenda umana si mescola con il paesaggio. La memoria di uno sguardo è un evento che per un attimo cambia la prospettiva dell’appuntamento. Incontrare vuol dire percepire le cose come segno, come metafora di un sogno vissuto ad occhi aperti:
Sono seduto insieme con una ragazza a uno di questi tavolini sparsi nel giardinetto di fronte all’ingresso. Ci siamo solo io e te, Fausta. Osservo il tuo viso ovale sulla cui fronte sporge una frangetta ribelle. […] Sei vestita di bianco e io ti ho nuovamente portato in questo baretto che mi è caro. I tuoi diciott’anni sono disegnati sulla tua faccia in modo perfetto. […] È difficile che un’amicizia ormai solida si possa trasformare in amore, specialmente se quest’amicizia è piena d’affetto e di comprensione reciproca come fu la nostra. Cara lontanissima Fausta. La compassione che provo per te è qualcosa che va perfino al di là dell’amore e in qualche modo è anche più intensa di quest’ultimo: un sentimento che porta con sé una tenerezza infinita.[4]
L’universo femminile si presenta mobile, cangiante, irrazionale, ricco di aspetti diversi quanti sono le impressioni. Nel Faust Goethe parla delle Madri come custodi delle cose profonde, anche per Lucio esiste un’idea femminile in tanti aspetti dell’esperienza, un prezioso nucleo che si può precisare e trasportare in ciò che si scrive. Le buone scritture congiungono insieme questi nuclei con una serie di gugliate, e sono le sole scritture che veramente ci dicono qualche cosa sulla natura del mondo:
Con Mara feci presto amicizia. Scoprii che era stata un’attrice cinematografica. Ora viveva anche lei nello “stradone”, nello stesso palazzotto dove abitavo anch’io, appena tre piani su. […] Mara vorrebbe che l’aiutassi a scrivere, in inglese, una biografia della sua vita. Ogni volta che vado a trovarla mi mostra il contenuto di qualche scatolone zeppo di lettere, fotografie, ritagli di giornali, manifesti e locandine, fronzoli e oggetti disperati; me li mostra  come reliquie e per ognuno mi racconta una storia.[5]
Siamo seduti, Willow e io, da circa dieci minuti uno di fronte all’altro. Lei mi sta spiegando come la posizione astrologica che mi riguarda sia significativa prima di tutto per via del sole, che è “l’energia vivificante” rappresentate l’io, che nel caso specifico sarei io stesso, e che questo sole è la forza base della mia vita, e ne rappresenta anche la natura intrinseca.[6]
Gesti, suoni, rumori, scene e testo si alternano nel romanzo o si avvicendano in una forma narrativa che in alcuni frangenti gioca sul filo di un’eccitazione che serve a Lucio per descrivere anche il dramma della coscienza umana. L’inseguimento, più volte evidenziato nel passo seguente, così folle da parte di Lucio, «insensato e gratuito» rinvia ad alcune rappresentazioni teatrali di Artaud immerso nella ricerca esistenziale e nella follia della psiche umana:
Mi eccita sempre più l’idea di questo pedinamento insensato, nel frattempo divenuto un vero e proprio inseguimento. Un atto folle, assoluto quanto gratuito. A un certo punto ho anche dimenticato il motivo per il quale mi sono messo alle calcagna di questo tale. M’interessava unicamente quest’inseguimento fine a se stesso, l’inseguimento per l’inseguimento. Quel giorno i pochi passanti che circolavano per via Ticino si fermavano stupiti, e incerti sul da fare, di fronte a quel nostro correre muto e composto. Non si capiva se c’era un uomo che stesse fuggendo da qualcuno, o se questo qualcuno stesse inseguendo l’altro. Del resto a me non importava raggiungerlo. Mi bastava tallonarlo a pochi metri di distanza. Probabilmente era proprio questo che rendeva il mio inseguimento più inquietante, quasi crudele.[7]
Il romanzo è  intessuto di accenni letterari, curiosità saggistiche e reminiscenze. In particolare, il ricorso alle reminiscenze costituisce una valida costante. Giorgio Pasquali ha evidenziato come «la parola sia simile all’acqua da rivo che riunisce in sé i sapori della roccia dalla quale sgorga e dei terreni per i quali è passata»[8]. Anche Lucio pensando al libro di Goldman, Le Dieu caché e al  Dio nei dettagli del saggio di Spitzer, associa pensieri che si imprimono nella mente “con una violenza improvvisa”. In ogni caso vive sempre nel suo itinerario a ritroso, un forte ideale letterario.
La ripetizione, per la terza volta, del titolo della mostra itinerante, mi fece pensare ad un libro di Goldmann, Le Dieu caché che avevo letto molti anni prima. Mi chiesi se il titolo da lui adottato avesse a che fare  col saggio di Goldmann  o, ancora più indietro nel tempo, coi Vers dorés di Gérard de Nerval ( Souvent dans l’être obscur habite un Dieu caché).
Mi sforzavo di capire quale relazione poteva esserci tra i due titoli. Per qualche ragione mi rimbalzò nella mente, del tutto imprevista, quest’affermazione: Dio è nei dettagli, che avevo letto in un saggio di Spitzer a proposito di Grimm. Queste parole mi si stamparono nei pensieri con una violenza improvvisa. Perché mi erano venute in mente proprio adesso? Che relazione avevano con la situazione presente?Dio è nei dettagli: la frase continuava a ronzarmi dentro con insistenza.[9]

La Controfigura ad un certo punto si distanzia da Lucio e appare significativo ciò che va ad anticipare il congedo finale. Riconoscendo il cambiamento come parte integrante della vita e rivolgendosi al futuro, Fontanella associa il ricordo al rapporto Padri-figli.  Il viaggio memoriale si conclude con un’attenta riflessione sulla dimensione del “tempo inesorabile” e con la speranza che tutto ciò che si è amato possa divenire in qualche modo eterno.
Guardo ancora questi roveri che sfidano il vento, mentre nella sommità un po’ si piegano e le foglie si contorcono e quasi sembra che gemano e gioscano allo stesso tempo.[10]

 Mariangela Lando




[1] L. FONTANELLA, Controfigura, Marsilio, 2009, p. 8
[2] Ivi, 18.
[3] Ivi, p. 26.
[4] Ivi, pp. 30-31.
[5] Ivi, 35.
[6] Ivi, 55.
[7] Ivi, p. 71.
[8] G. PASQUALI, Arte Allusiva, in Stravaganze quarte e supreme, Neri Pozza Editore, Venezia, 1968, p. 11.
[9] L. FONTANELLA, Controfigura, p. 155.
[10] Ivi, p. 173.

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