martedì 30 giugno 2015

"La ragazza del treno" di Paula Hawkins

La ragazza del treno 
di Paula Hawkins

Piemme, 2015
pp. 378
€19,50

Un thriller che ha già conquistato i lettori americani e inglesi è arrivato anche in Italia, pubblicato da poco da Piemme. L'autrice è Paula Hawkins che è nata in Zimbabwe, ha lavorato per quindici anni  come giornalista e poi è approdata alla fiction con questo romanzo che è già un successo da record nel suo campo.

"La ragazza del treno" del titolo non è un personaggio senza nome: si chiama Rachel e ogni giorno percorre lo stesso tragitto per raggiungere Londra dalla periferia della città. Conosce a memoria le geografie del suo viaggio, la fisionomia delle case lungo i binari; osservando le persone che vi abitano, ha preso a immaginarne le storie, i gesti quotidiani, le più piccole abitudini. Rachel è una spettatrice avida delle vite degli altri perché è con queste che riempie la propria.
Di sé ha poco da raccontare: una dipendenza da alcolici, i rimpianti per un matrimonio fallito che continuano a tormentarla, la voglia di tuffarsi dentro mondi che non conosce per perdere coscienza del suo triste presente. 
Per questo si appassiona al microcosmo di una coppia che ogni giorno vede dal treno, intenta a fare colazione in veranda o a sorseggiare un bicchiere di vino in giardino, nella luce della sera. Arriva a dare loro dei nomi immaginari - Jess e Jason - li immagina felici di quella felicità che a lei manca.
Un giorno Rachel vede dal finestrino del treno qualcosa che non dovrebbe e da quel momento niente sarà più uguale. Inizia da qui un vortice di storie e ricordi che la rapisce totalmente e coinvolge anche le vite dei personaggi che abitano vicino a quella casa di Blenheim Road che lei aveva sempre visto come il simbolo di un legame coniugale perfetto. 

Uno dei lati più interessanti del romanzo è sicuramente la scelta di una molteplicità di punti di vista, tutti femminili. Il lettore non vede la storia solo con gli occhi di Rachel, ma anche con quelli di altre due donne che lo accompagnano alla scoperta dei fatti, un momento confermandone i sospetti, quello dopo confondendolo di nuovo. I tre personaggi hanno una psicologia profondamente diversa, costituiscono tre perfetti punti di osservazione di una storia di cui non riesci a immaginare la conclusione. 

C'è poi un elemento di totale straniamento - quasi una perdita di orientamento - legato al fatto che, quando beve, Rachel perde spesso la memoria dei fatti e dopo è costretta a muoversi nel buio per ricostruire, a tentoni, frammenti di incontri e avvenimenti. In questi momenti La ragazza del treno ti dà le vertigini: avverti tutto lo smarrimento della protagonista e ti spingi nel buio alla scoperta di un colpevole. È come essere su un treno: corri veloce alla luce del sole e l'attimo dopo arriva il tunnel. Una sensazione quasi epidermica.

A fare il resto ci pensa la storia, che non è lontana dal lettore come spesso succede con alcuni thriller distanti anni luce dal nostro mondo di ogni giorno, ma è molto più reale poichè racconta il quotidiano. Paula Hawukins parla delle storie che ogni giorno ci passano accanto sfiorandoci appena, quella del passeggero seduto accanto a noi, della donna affacciata alla finestra, dell'uomo che scende alla fermata prima della nostra. Tutte quelle persone di cui, distratti, incrociamo lo sguardo.
E infine ci ricorda che le vite degli altri, guardate dal finestrino, non sono mai ciò che sembrano. 


Claudia Consoli





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