domenica 14 giugno 2015

#CriticaNera - Nascita di un'eroina pulp: "La ballata di Mila" di Matteo Strukul

La ballata di Mila
di Matteo Strukul
Edizioni e/o, 2011

pp. 199
€ 17 - Ebook € 7.99




Un efferato omicidio per punire chi non paga il pizzo, uno scalcagnato scommettitore alle corse dei cavalli, una valigetta piena di soldi ed un killer che inaugura una guerra criminale per conto del suo nuovo capo: Matteo Strukul mette subito le cose in chiaro, le tinte scelte per La ballata di Mila sono quelle del noir classico. Se poi aggiungiamo un dialogo assurdo su come si prepara il risotto, fatto da due commercialisti proprio prima di ricevere una scarica di proiettili, allora capiamo anche che il nostro è cresciuto a pane e Tarantino, e la cosa non ci dispiace per nulla.

Primo di una serie finora composta da tre capitoli (l’ultimo, Cucciolo d’uomo, è uscito ad aprile per le edizioni e/o, come i due precedenti), questo romanzo porta nel titolo il nome della sua protagonista, la cazzutissima Mila Zago: dreadlocks rossi, occhi verdi, un fisico da paura e un attitudine alla strage.
Dopo l’evento traumatico subito durante l’infanzia, l’eroina di questa saga pulp si è trasformata in una macchina da guerra: versate tutte le lacrime di una vita in una volta sola, la giovane donna ha eliminato qualsiasi emozione che non fosse il desiderio di vendetta, violento e spietato. Il perdono non esiste, nel suo mondo.
Cosa devi pensare quando succede che tua madre non ti vuole, che tuo padre viene ucciso, che tu vieni stuprata e che il mandante dell’omicidio se ne sta libero e fresco a pianificare il prossimo progetto criminale?
Per questo ho deciso di diventare quella che sono.
Questa killer autodidatta si muove, armi in mano, in una provincia padovana cinematografica: la mafia cinese si sta allargando e Guo Xiaoping, boss dei Pugnali Parlanti, vuol fare vedere chi comanda ora in Veneto; contro di lui si è schierato Pagnan, capo della malavita autoctona. Entrambi, ovviamente, non si sporcano le mani in prima persona e mantengono le apparenze di imprenditori benemeriti lasciando che ad occuparsi dei torbidi affari dietro la facciata di rispettabilità siano i loro sottoposti: Zhang, maldestro nipote di Guo, e Musso, il cui nome, che in dialetto significa “asino”, la dice lunga sulle sue qualità.
L’universo delle gang asiatiche, che coniugano l’affascinante cultura millenaria cinese e la concretezza violenta della criminalità senza scrupoli, si mischia e si scontra con la delinquenza organizzata veneta in una guerra senza esclusione di colpi per la conquista del territorio. L’entrata in scena di Mila farà deflagrare definitivamente la situazione, in un tripudio di violenza adrenalinica.

E’ fin troppo facile fare il gioco delle citazioni, elencando tutti riferimenti culturali di Strukul, a partire, come abbiamo detto, da Tarantino: Mila con la katana in mano e la sua roaring rampage of revenge sarebbe perfettamente a suo agio sul set di Kill Bill. Quello che conta, comunque, è che tutto questo repertorio funzioni alla grande, anche nei suoi elementi veramente pulp: il romanzo si legge con gioia e la storia non è una meccanica riproposizione di cose già sentite ma un’originale variazione sul tema.
Non so dire se il Nordest di Strukul sia realistico, se sotto i capannoni abbandonati e i piccoli artigiani strozzati dalla concorrenza malavitosa cinese, che grazie alla manodopera schiavizzata offre prezzi impossibili per i rivali, covi tutta questa violenza; ma in fondo, poco importa: se anche fosse immaginario non sarebbe meno coinvolgente e varrebbe comunque la pena di leggere questo libro, così come i capitoli successivi della trilogia.
Il cortile davanti al casolare pareva l’O.K. Corral di Tombstone, dove Wyatt Earp e Doc Holliday ammazzarono a colpi di pistola i fratelli Clanton. Ma quello non era il West. Era la campagna dietro Badia Polesine.
Come da manuale del genere, il caso offre a Mila l’opportunità di vendicarsi di chi tempo addietro le ha segnato la vita in maniera irreversibile. La donna escogiterà così un piano diabolico per chiudere i conti col passato. Il che significa, praticamente, una carneficina, un finale in grande stile, degno epilogo di una storia che gronda sangue sin dalle sue prime pagine.

La conclusione, preludio al secondo episodio (Regina nera), apre a scenari internazionali, con tanto di associazione segreta ultra potente: per Mila Zago, anzi per Red Dread, è tempo di conoscere la Gilda. Una nuova avventura per noi lettori.

Nicola Campostori

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