domenica 31 maggio 2015

Pillole d'Autore: "Le fragili attese" di Mattia Signorini

Alla periferia di una grande città sorge la Pensione Palomar, un vecchio edificio a due piani gestito da un uomo quasi ottantenne che la vita ha portato lì cinquant'anni prima, per caso o per destino.
Si chiama Italo e ha deciso di chiudere per sempre la Pensione.
In questo luogo, dal nome di calviniana memoria tanto caro a Mattia Signorini, si incontrano le storie di personaggi diversi, tutti in qualche modo in attesa.
Sono vite che si passano accanto sfiorandosi appena ai lati della grande città, lontano dalle metropolitane e del rumore.
C'è Lucio, un uomo alla ricerca del padre che non ha mai conosciuto; Guido, un professore d'inglese che spera in una seconda opportunità; Ingrid, che per paura di amare ancora gli altri è diventata incapace di amare se stessa; Adolfo, un Generale che anche nei sentimenti è sempre in trincea; Emma, la domestica della Pensione che non ha mai avuto l'occasione di andare lontano e sogna il cielo della Giordania perché dicono sia pieno di stelle.
Infine c'è Italo, che è fuggito lontano dalla sua campagna e dai ricordi di giovinezza ma continua a essere braccato dal passato che torna come a ondate e fa ancora male.
Per non cedere ai ricordi si è rifugiato per quarantasei anni nelle vite comuni dei suoi ospiti, raccolte e sommate l'una all'altra nelle stanze della Pensione Palomar.
I personaggi sono accomunati dal silenzio, parola chiave che compare già alle prime pagine con l'esergo di José Saramago (Ogni persona è un silenzio, questo sì, un silenzio, ciascuna con il proprio silenzio, ciascuna col silenzio che è) e che si concentra, a livello di significati, nella figura di Penelope, una bambina che non vuole più parlare. 
Le fragili attese è il romanzo delle persone-silenzio che aspettano qualcosa che li salvi dall'attesa. 
Dopo Ora, il romanzo del ritorno a casa e delle parole non dette, Mattia si conferma uno scrittore capace di descrivere le vite di personaggi in bilico tra passato, rimpianti, cambiamenti. 
Lo ribadisce con un romanzo maturo che, oltre che nei personaggi, ha un punto di forza nella costruzione interna, nei suoi paragrafi brevi - retti soprattutto sui dialoghi - che spezzano il flusso di un'unica storia e restituiscono tante storie insieme.
Quelle persone in attesa siamo un po' tutti noi, in perenne ricerca di "qualcuno o qualcosa, che prenda tutti i silenzi e lasciandoli cadere, quasi per sbaglio li mandi in frantumi".
Siamo noi con tutti i nostri tentativi di risalita. 

Edizione di riferimento: Mattia Signorini, Le fragili attese, Marsilio Editori, Venezia, 2015


Come un posto fuori dal tempo, per più di quarantasei anni, la Pensione Palomar superò indenne le trasformazioni che portarono la città a diventare sempre più estesa, e quel quartiere periferico di vecchie case a un agglomerato di cemento che si elevava in altezza: palazzi che sembravano decine di povere torri di Babele. Non fu sfiorata dal susseguirsi al potere di governi e governanti, né investita dall'ondata del cambiamento, in parte illusorio, che cercarono di traghettare con sé le rivoluzioni sociali degli anni a venire. 

Basta una folata di vento, a volte, per spostarci dal luogo in cui siamo. Ci solleva da terra, appena, senza che ce ne accorgiamo, e quando iniziamo a farci la prima domanda, che ha sempre a che fare con il tornare indietro, sappiamo già da subito che nessuno è mai riuscito a riavvolgere la sua vita, e a noi non toccherà certo sorte migliore.

"Ehi, giovane, non hai ancora capito una cosa sulle persone.""Cosa, sentiamo?""Che le persone non sono mai quello che danno a vedere. Il fatto che tuo padre fosse un tipo schivo, dimmi, lo rende con certezza ai tuoi occhi un uomo mediocre? Te la do io la risposta: non è detto. Non sappiamo cosa si annida nell'animo di una persona fino a quando non andiamo a chiederglielo. 

Si sentiva improvvisamente solo, e stanco. Sentiva di aver gettato tutta la sua vita in un cassonetto, proprio come aveva fatto con la sua tartaruga qualche giorno prima. A quasi ottant'anni, su quella panchina, Italo provò come mai prima di allora il desiderio di amare qualcuno.

A cura di Claudia Consoli



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