sabato 30 maggio 2015

#CriticaLibera - Attraverso l'opera di Alberto Asor Rosa

Letteratura italiana. La storia, i classici, l'identità nazionale
di Alberto Asor Rosa
 Roma, Carocci (Sfere), 2014

pp. 253
€ 19,00


Carocci, del cui “Bollettino di Italianistica” Asor Rosa è stato direttore nel decennio 2004 – 2013, ha raccolto e pubblicato nel 2014 undici tra interventi, saggi, riflessioni, lezioni e conversazioni dell’italianista romano classe 1933.
Autore di saggi determinanti nel panorama della critica letteraria contemporanea dagli anni Sessanta (tra tutti, Scrittori e popolo, Samonà e Savelli, 1965; Genus italicum, Einaudi, 1977), cattedra di Letteratura italiana alla Sapienza di Roma tra 1972 e 2003, ideatore e direttore della Letteratura italiana Einaudi (23 volumi tematici pubblicati tra 1977 e 2001), Asor Rosa è un riferimento per chi, avventurandosi nella storiografia letteraria, cerchi mappe definite e chiare, per orientarsi intorno a periodi storici, generi, correnti, autori.


I suoi saggi, per citarne alcuni, sul romanzo italiano (“La storia del ‘romanzo italiano’? Naturalmente una storia ‘anomala’”, apparso nel terzo volume Einaudi della Grande Opera Il romanzo, a cura di Franco Moretti), su Pinocchio (“Le avventure di Pinocchio”, nel terzo volume delle Opere della Letteratura italiana Einaudi, Dall’Ottocento al Novecento) sul Novecento europeo (“Per una interpretazione del Novecento”, all’interno del terzo volume Mappe della letteratura europea e mediterranea. III. Da Gogol’ al Postmoderno, a cura di Gian Mario Anselmi, Bruno Mondadori) sempre accessibili e discorsivi nello stile, fanno luce sui profondi legami tra opera, operare letterario e contesto storico, artistico, culturale di riferimento.

Delle obiezioni di fondo che sono state mosse al suo metodo (una letteratura troppo sottomessa alla storia; una prospettiva severamente desanctisiana-Croce-gramsciana del cammino letterario italiano che procede inevitabilmente e positivisticamente ad un culmine, ad un acme finale; una rigidità non del tutto suffragata dai fatti letterari nel costruire “equazioni perfette” tra opera e contesto, evento ed effetto), l’unica che forse val la pena ricordare, è aver individuato in Calvino (nel Calvino intero, e per quanto riguarda la storia del romanzo italiano, nel Calvino di Se una notte d’inverno un viaggiatore e nelle sue Lezioni americane, che chiudono, a suo dire, il Novecento e il cammino del Secondo Millennio), nella sua opera, il culmine del percorso del romanzo italiano, della prosa italiana. Dico che vale tenere in vita l’obiezione a questa scelta, perché il libro del 1979 di Calvino – e l’opera in prosa, forse – appare troppo debole per reggere, prova ultima, l’intera struttura del ragionamento, che pure è sensato.

Si potrebbe dire che un discorso valido nelle sue linee essenziali (il cammino del romanzo italiano da Manzoni agli anni Settanta), cada allorché Asor Rosa sceglie, al termine del percorso, un romanzo che non è all’altezza degli esempi precedenti, e che meno si adatta a servire lo scopo del critico, che meno si presta a essere riconosciuto termine del romanzo del Novecento italiano, del romanzo italiano, ultima acquisizione da cui dover partire, per poter scrivere ancora.

A parte ciò, ad Asor Rosa va riconosciuta l’attenzione al rapporto tra letteratura e storia che, al di là delle novità della critica letteraria del Novecento, e dei suoi approcci metodologici recenti – dallo strutturale al semiologico, e di cui comunque il critico ha tenuto conto e, nel tempo, si è avvalso – è propedeutico a chiunque voglia avvicinare un’opera o uno scrittore.

Solo la miopia di una certa critica letteraria rivendica la necessità di studiare l’opera senza incistarla nella storia, anzi svincolandola, ritenendo ciò superfluo, se non riduttivo del fatto letterario in sé. Soprattutto nell’insegnamento universitario, in tempi di deflagrazione di ogni sistema e gerarchia del sapere, l’approccio storiografico – anche storicistico – dovrebbe essere premessa necessaria ad ogni corso perché, se è vero che si deve leggere l’opera come un assoluto dal contesto, non si può nemmeno abdicare alla spiegazione, al racconto necessario del tempo e dello spazio in cui essa ha visto la luce, pena una formazione mozza, un disordine, una poca cognizione della letteratura nella storia che va a detrimento dell’opera stessa, della sua comprensione. Prima di qualsiasi approccio, metodo e strumento, lo storiografico, la cognizione storica, è ineludibile e essenziale a tutti gli altri, punto di partenza che non si può dare per scontato.


Gli undici interventi della silloge Carocci, suddivisi in cinque parti, quasi tutti già pubblicati singolarmente in altri libri (di cui si consiglia, sempre a cura di Asor Rosa, Letteratura italiana del Novecento. Bilancio di un Secolo, Einaudi, 2001), trattano del rapporto tra storia e letteratura, della questione dei classici, del Novecento, del problema del metodo.
Alla prima parte in cui si enunciano – nel primo saggio, con fin troppa chiarezza forse – principi fondamentali dell’epistemologia letteraria, e dell’italianistica in particolare, segue una seconda in cui il critico si interroga sul concetto di canone (“Il canone delle opere”) e su quello di classico (“Il tempo dei classici”), fino ad una conversazione con Corrado Bologna sul legame tra questi due concetti.
Con “I fondamenti epistemologici della letteratura italiana del Novecento” si apre la parte dedicata al Novecento, seguita dalla più importante, la quarta, in cui si dibatte di “Metodo e non metodo della critica letteraria”.
È importante, la quarta sezione, perché essa ospita, rivisto in forma di saggio, l’intervento “Su storia, geografia e…letteratura”, in cui Asor Rosa stronca l’operazione, a cura di Gabriele Pedullà e Sergio Luzzatto, dell’Atlante della letteratura italiana, (tre volumi usciti tra 2010 e 2013 per Einaudi), che avrebbe voluto percorrere la storia della letteratura italiana da una prospettiva geografica – sulle orme di Carlo Dionisotti e del suo pionieristico Geografia e storia della letteratura italiana, Einaudi, 1967 – e che invece è risultata essere una disordinata miscellanea di saggi, legati fragilmente da alcuni riferimenti spazio-temporali, peraltro non del tutto condivisibili, quando non fortemente arbitrari (manca del tutto, rileva Asor Rosa, ad esempio, nel primo volume, una sezione dedicata ad una “Età siciliana”, fondamento di tutta la letteratura successiva, della letteratura italiana tout-court).

Il saggio è importante, anche se forse troppo caustico, soprattutto se si tiene conto che i curatori dell’Atlante, per tutta risposta alle obiezioni su metodo e struttura dell’opera, si sono limitati a tacciare Asor Rosa di stizza livorosa perché, forse, non più figura così importante del mondo Einaudi, di cui è stato per tre decenni elemento essenziale.

Chiude il libro l’ultima sezione, personale, che ospita, oltre un saggio sul libro di Manfredi Tafuri, Progetto e utopia. Architettura e sviluppo capitalistico, Laterza, 1973, il discorso che Asor Rosa tenne alla Sapienza di Roma al momento del congedo dall’insegnamento universitario, nel 2003, “Cinquantadue”.

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