giovedì 9 aprile 2015

Tutti in bocciofila con Marco Ghizzoni!

I peccati della bocciofila
di Marco Ghizzoni
Guanda, 2015

pp. 336
€ 17.50 cartaceo


A Boscobasso c'era sempre qualcuno che vedeva ciò che non doveva vedere. Era destino. Ecco perché era impossibile fare qualcosa di nascosto: prima o poi qualcuno ti avrebbe beccato.
Si torna a Boscobasso con Marco Ghizzoni, dopo la prima divertente indagine di Il cappello del maresciallo (uscito sempre per Guanda un anno fa): si abbandona la nebbia che impestava la provincia cremonese e si trova invece la classica afa tormentosa da piena estate. E, si sa, col caldo è facile perdere la calma e avere anche le traveggole. Insomma, non stupisce che nel paesino i personaggi inizino a mollare schiaffi, vedere intrighi, subodorare intrighi amorosi, tradimenti. Addirittura, una sparizione e un probabile avvelenamento turbano la sempre vigile attenzione di chi, in paese, si consola del caldo raccontando quel che gli pare di aver visto o di aver sentito, tenendo fermo che 
«raccontare bugie non è cosa da buon cristiano. Raccontarle ai carabinieri, poi, è ancora peggio».
Eppure le bugie e i pettegolezzi sono il sale della vita del paesino, soprattutto con l'apertura della bocciofila, fondamentale per l'allenamento della squadra locale, l'«Alma Mater». Lì la barista Juliana, non bella ma assolutamente prosperosa, inizia a far girare la testa a insospettabili del paese. Anche chi non è interessato, resta però stupito dall'abbondante scollatura, che genera incomprensioni, battibecchi e tradimenti. «Brutta bestia la gelosia», potremmo chiosare citando il romanzo stesso, soprattutto quando è una gelosia immotivata. Ma sono proprio le incomprensioni, i cicalecci e le agnizioni a muovere le fila di questo romanzo, che costruisce sul pettegolezzo e su piccoli misteri di provincia una narrazione piacevolissima, che ricorda, come molti critici hanno notato, la scrittura di Andrea Vitali, ma anche di predecessori, quali il Mario Soldati dei Racconti del maresciallo, ma anche le atmosfere provinciali di Guareschi e Chiara. Non da ultimo, l'ironia che si veste di noir apre un dialogo con il contemporaneo Stefano Piedimonte e il suo L'assassino non sa scrivere.

Ma non si pensi che questi legami con la narrativa contemporanea e passata snaturino l'originalità del romanzo: anzi, il gusto per il capitolo breve, a volte brevissimo, con dialoghi rapidi e snelli testimonia l'immediatezza delle conversazioni in provincia. Avete presente il classico consiglio di "pensare prima di parlare"? Bene, spesso i personaggi di Ghizzoni non lo fanno, e si pentono un attimo dopo, quando la bugia è stata detta, il dubbio insinuato, l'indizio rivelato, l'avance ormai scoccata. D'altra parte, domina su tutto Boscobasso questo comandamento:
«Avere qualcosa di cui sparlare era lo sport preferito a Boscobasso, dopo le bocce ovviamente»,
a cui potremmo aggiungere questo corollario: 
«L'infelicità degli altri aveva il potere di metterla di buon umore». 
Insomma, a Boscobasso non ci sono vere cattiverie o efferati crimini: si contano gli schiaffi e i pugni di chi non riesce a trattenersi, come le sfuriate di gelosia e i tentativi (più o meno vincenti) di provare ancora un po' di passione. La costante? Un'ironia che non manca mai, e qualche volta il narratore - esterno e non intrusivo - si permette di schiacciare di nascosto l'occhio al lettore: non lo fa mai apertamente, ma si sorride per la scelta di accostamenti singolari e colpi di scena che fanno cadere nell'equivoco che non stanca mai. 

GMGhioni



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