sabato 18 aprile 2015

Tutte le possibili "fini" dell'amore per Ilaria Bernardini


La fine dell'amore
di Ilaria Bernardini
ISBN Edizioni, 2006

pp. 243
€ 12


La fine dell'amore. Graphic short stories
artisti vari per Ilaria Bernardini
Hop Edizioni, 2014
pp. 240 a colori
€ 20



"La fine dell'amore c'entra col fondo delle tazze bianche, che piano piano diventano scure e macchiate. C'entra con i bicchieri che da sei sono diventati quattro e c'entra anche con la cucina all'ingrosso che più di due anni non regge perché inizia a scollarsi e lascia vedere che è fatta di nulla. [...] Non è capace di far durare l'amore e di far durare le sue parti finte. Non è capace di restare come per la foto mentre tu la ricordi così com'era, perfetta sul catalogo a cento pagine, con le luci flou e le ciotole azzurre".

Quando diciamo "la fine dell'amore", a cosa pensiamo? Ecco, probabilmente in questo momento ognuno ha disegnato nella sua testa un'immagine diversa, condizionata dai vissuti, dalle paure, dall'insondabile grado di drammatizzazione che percepiamo e tolleriamo nel rappresentare un addio. Probabilmente, se ci raccontassimo l'uno l'immaginazione dell'altra resteremmo sorpresi da dettagli che non avremmo mai scelto o pensato. E questo è ciò che avviene leggendo La fine dell'amore, raccolta di racconti di Ilaria Bernardini, di recente trasposti in graphic short stories in una bella e curata edizione Hop!. 
Le tredici storie riflettono luci e ombre di quell'indefinito e infinito prisma che porta l'amore: amori diversi (passionali, fraterni, familiari,...) esplorano la loro fine, senza sconti né pensieri addolciti. Tuttavia, quasi loro malgrado, non mancano le pagine dense di poesia: è la paradossale poesia degli oggetti quotidiani, che risuonano d'assenza o impersonano e reinterpretano il presente, così diverso da quando loro erano entrati nella vita dei protagonisti. Oppure è l'accumulazione dei dettagli privati, delle abitudini che in Bernardini si accavallano furiosamente, portando il lettore nella routine di personaggi che prendono atto, analizzano, o sono ben lontani dal realizzare la fine della loro storia. 
Sia chiaro, non tutte le fini dell'amore sono strappi improvvisi: ci sono parabole perfette, che non lasciano amarezza perché sono storie vissute appieno, come in "Mariolina mia", commuovente storia d'amore profumata di nostalgia.
Più volte, si prende atto per qualche momento epifanico di un cambiamento non giustificabile, come se il tempo soverchiasse tutto, bendando i personaggi, ignari fino a poco prima e d'un tratto li lasciasse con gli occhi spalancati sulla nuova e sconvolgente realtà. 
Una tavola di "La fine dell'amore", rappresentata da Chiara Leardini.
Allora, la fine dell'amore fa scoprire nuovi aspetti di sé, talvolta indigesti, talora saporosi di rinascita e di rivoluzione. Insomma, disordine nell'apparente ordine della routine, per diventare più veri. Ed è questo logorio lento ma imperturbabile che apre la raccolta, con il racconto omonimo "La fine dell'amore", che richiede una rilettura per il suo equilibrio perfetto e per la densità dei dettagli:
Scelgo te e non dovrei, perché ogni tanto dovrei scegliere me per vedere che piega avrei preso, se tu non fossi esistito. E non lo so che piega avrei preso, non sono neppure capace di immaginarlo.
Non si pensi però che questa di Ilaria Bernardini sia una variazione sul tema ripetitiva o eccessivamente introspettiva: al contrario, la varietà di tecniche e stili delle graphic short stories rispecchia i tanti stili e l'eterogeneità ricchissima dei racconti. 
Accanto a io-narranti impastoiati nei loro presenti o memorie scomode, ci sono storie in terza persona che esplorano generi diversi, con virate verso il fantastico, la tragedia, l'horror e il thriller. Ne è un esempio l'angosciante "Paul Maillon", reso bene graficamente dal disegnatore Matteo Pederzini: il racconto (il più lungo e l'ultimo della raccolta) tratta la vita di questo anestetista, apparentemente indefesso lavoratore, che dichiara con grande freddezza di aver ucciso ventisette persone, in un monologo interiore interrotto da annotazioni interocettive e propriocettive. Tra passato, presente, richiami alla famiglia apparentemente illogici, Paul Maillon non tarderà a stupire il lettore con una realtà annichilente, raccontata con un'attenzione minuziosa, quasi anatomica, per i dettagli. 
Come in questo racconto, gli eccessi non mancano, sfiorando o abbracciando totalmente il patologico. Così l'amore e la morte, tradizionalmente intrecciati nella letteratura, scoprono nuove declinazioni: oltre alla morte naturale, quella indotta in modo premeditato ("Paul Maillon", appunto) o improvviso ("Lui e lei verso nord"), o accidentale ("I nodi nei capelli"). Se l'attenzione all'aspetto concreto dell'amore è sempre presente e mai edulcorato, è anche vero che i personaggi non hanno lineamenti e questo ha senza dubbio lasciato molta possibilità di scelta ai disegnatori, che si sono trovati a sfidare la propria immaginazione. E ai lettori, sempre la possibilità di ridisegnare a loro piacimento le "fini dell'amore".

GMGhioni



Per chi è a Pavia, oggi pomeriggio dalle 17 vi aspetto alla Libreria Delfino per parlare del libro con Ilaria Bernardini e poi andremo tutti insieme all'inaugurazione della mostra al Broletto:

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