domenica 12 aprile 2015

#PillolediAutore - Tutti al bar con Stefano Benni



Quando si dice un libro che non conosce limiti temporali, perlomeno per ancora un 50ennio: Bar Sport, l'intramontabile successo che ha consacrato Stefano Benni tra i più divertenti narratori umoristici del nostro '900. La raccolta di racconti ruota attorno a un unico filo rosso: il Bar Sport del titolo, appunto, con i suoi protagonisti quotidiani, che si presentano a noi non solo come tipi fisici, ma anche come personaggi di microstorie ambientate al bar. Un'altra costante? L'ironia, che non tramonta in nessuna pagina.
Viene da chiedersi se anche giovanissimi lettori, che non conoscono i flipper e i juke box, si divertiranno come è accaduto alle generazioni precedenti. Altamente probabile: perché anche gli "elementi preistorici" raccontati da Benni in questo libretto sono inquadrati in una più generale tipologia dell'umano (e dell'animale, andrebbe detto). E non smette di stupirci un fatto: dal 1976, data della prima edizione, a oggi, il "pubblico" da bar è rimasto drammaticamente o fortunatamente lo stesso. 

Il brano scelto per questa domenica di Pillole d'Autore è forse uno dei più divertenti: racconta il playboy da bar, sperimentando diverse forme di focalizzazione e di punti di vista. L'ironia nasce proprio dalla discrasia tra realtà e libera interpretazione dei fatti. Dove sta, poi, la verità? Nella risata del lettore.

Dunque, buona lettura divertente per questa domenica! 


(edizione di riferimento: Stefano Benni, Bar Sport, Feltrinelli, Milano 2014, 32^ edizione)



IL PLAYBOY DA BAR


    Per  prima  cosa  bisogna tener presente che non lo troverete tutte le
    sere: il playboy va al bar una sera sì e una sera no.  Questo  per  il
    fatto che deve raccontare agli amici, il venerdì sera, l'avventura del
    giovedì  sera,  e  così  via.  Uno  dei  momenti più drammatici per il
    playboy è quando entra nel bar e dice  «Ragazzi,  adesso  vi  racconto
    cosa  mi  è successo ieri sera al Flamengo di Modena» e si sente dire:
    «Ma se ieri sera eri qui a vedere  la  partita!».  Allora  il  playboy
    consulta il calendario e scopre di aver sbagliato di un giorno,  e per
    salvare  la  faccia  deve  correggersi:  «Volevo  dire  stamattina  al
    Flamengo di Modena»,  e insiste per convincere tutti che a Modena è di
    moda dare party a base di cappuccini dalle otto a mezzogiorno.
    Un playboy astuto,  comunque,  non incorre  in  questi  errori.  Resta
    chiuso  in  casa  il  giorno prima,  oppure va al cinema con una barba
    finta a Firenze,  e la sera dopo si  spettina,  si  passa  un  sughero
    bruciato  sotto  gli  occhi  entra  nel  bar  e  crolla  su una sedia.
    «Ragazzo, un Vov» chiama, e comincia a raccontare.
    E' naturale che quasi sempre il playboy da bar racconti  delle  balle.
    Ma  se riesce a raccontarle con stile,  avrà ugualmente l'approvazione
    di tutti. Molto spesso il playboy si autosuggestiona a tal punto,  che
    resta  invischiato  nel  suo racconto fino alle estreme conseguenze: i
    manicomi sono pieni di playboy impazziti in questo modo.  Capita anche
    talvolta  che il playboy vada veramente a donne: allora il discorso si
    fa molto più interessante.  Diamo di seguito un esempio di una  serata
    di  playboy  da bar così com'è realmente avvenuta,  e come è stata poi
    raccontata.

    I FATTI: Alle 9 di sera piove che Dio la manda. Il playboy Renzo,  del
    bar Antonio,  si trova con due fratelli napoletani benzinai dell'Agip,
    i Di Bella,  e con Formaggino,  fattorino del salumiere.  Si decide di
    salire  sulla  Giulietta sprint gialla dei Di Bella e di puntare verso
    il Tico-Tico di Castel San Pietro.  I quattro dispongono in totale  di
    lire  quattromilacinquecento,  marlboro  in numero di dieci e un terzo
    del serbatoio di  benzina.  Si  parte  stretti  come  acciughe  in  un
    concerto  di  peti orrendi,  nei quali si distingue il maggiore dei Di
    Bella che prima di ogni flatulenza urla «Sentite questa!».  Si  va  ai
    quaranta  per  risparmiare  benzina  e  perché  il  tergicristallo non
    funziona. Si arriva al Tico-Tico a mezzanotte.

    VERSIONE DI RENZO: Eravamo in piscina,  che si parlava del più  e  del
    meno.  C'ero io,  i fratelli Di Bella, ramo petroli, e Formaggino, che
    ha una ditta di trasporti alimentari. Parlavamo di Saint Tropez, che è
    diventata un carnaio, e non ci si può più andare. Allora,  fa Di Bella
    junior,  perché non si fa una puntata a Château-Saint Peter,  dove c'è
    un localino nuovo? Perché no, diciamo noi,  e saliamo sul coupé dei Di
    Bella,  che  fa i duecento in terza.  Dentro c'era un impianto stereo,
    con mangianastri, che non ce l'ha neanche la Rai. Di Bella senior ogni
    tanto faceva: «Sentite questa» e metteva su delle canzoni  bellissime,
    tutte cose di prima,  modernissime,  inglesi; insomma, in dieci minuti
    alla media dei 240 siamo davanti al Tico-Tico.

    I FATTI: Il biglietto del Tico-Tico  costa  millecinquecento  lire.  I
    quattro  si  palesano  all'entrata  e  Renzo  dice:  «Sono  amico  del
    batterista».  La maschera risponde: «E chi  se  ne  frega».  Di  Bella
    junior  dice:  «Entriamo  un  momento a vedere se c'è mia mamma,  sono
    rimasto senza chiavi di  casa».  La  maschera  non  becca.  Allora  si
    acquistano tre biglietti.  «Ma voi siete in quattro» dice la maschera.
    «Il bimbo non paga» fanno i Di Bella,  e indicano Formaggino.  «Quanti
    anni  hai?» chiede la maschera.  «Sei» risponde Formaggino.  «Ma ha la
    barba» dice la maschera.  «Non è barba,  è  muffa.  E'  molto  malato»
    replica  pronto  Di  Bella  senior.  La maschera è interdetta.  Allora
    Formaggino sfodera un numero da maestro: si  mette  a  piangere  e  si
    piscia  addosso  davanti alla cassa.  La maschera,  convinta,  sta già
    staccando il biglietto,  quando passa una bionda modello  Benetti  con
    minishorts rossi e calza nera. Formaggino la avvicina e la tasta a due
    mani per quindici secondi.  La maschera lo caccia via. Formaggino sale
    sul tetto di una macchina, si arrampica su un albero, scavalca un muro
    e si ritrova nel cortile della caserma dei carabinieri.  Ha  sbagliato
    direzione. Riesce a entrare solo all'una e mezzo sfondando una siepe a
    testate.

    VERSIONE:  Appena  davanti al Tico-Tico il maître mi fa: «Ma lei non è
    Renzo il playboy?». «Così si dice» dico io. Allora ci fa entrare tutti
    gratis, meno Formaggino perché non aveva lo smoking.  Sapete come sono
    in certi posti.  Allora Formaggino sale in macchina, e in venti minuti
    è andato e tornato, e si presenta in smoking al nostro tavolo.

    I FATTI: Naturalmente non  c'è  posto  a  sedere.  I  quattro  vengono
    sistemati  su  uno strapuntino con la faccia contro il muro.  Di Bella
    junior è sotto la batteria,  e ogni tanto prende  una  bacchettata  in
    testa.  Renzo  accavalla  le  gambe  e  manda  in aria un tavolino con
    quattro amarene.  Poi cerca di chiamare il  cameriere  schioccando  le
    dita  ma  non viene notato.  Comincia a battere insieme due bicchieri.
    Niente. Sale sul tavolo e si mette a battere le mani.  Niente.  Allora
    Formaggino si alza,  prende il cameriere per la giacca e mentre questi
    si dibatte lo trascina per terra  fino  al  tavolo.  Di  Bella  junior
    ordina  una  coca-cola  con  whisky  e peperonata.  Di Bella senior un
    gelato  al  fernet.  Formaggino  una  spuma,  Renzo  un  Daiquiri.  Il
    cameriere  gli risponde: «Non facciamo servizio di ristorante».  Renzo
    fa:  «Il  Daiquiri  è  un  cocktail».   Il  cameriere  fa:   «Alcolici
    sovrapprezzo di 500 lire» e Renzo ordina una Fiuggi.

    VERSIONE: Il maître ci porta al tavolo migliore. Io schiocco le dita e
    arrivano  quattro  camerieri.  Uno mi fa: «Ma lei,  non l'ho già vista
    allo Sporting di Montecarlo?». «Può essere» faccio io. «Ma sì, era con
    la principessa...» «Zitto» gli dico «per carità,  non faccia sapere in
    giro»,   e  lo  allontano.   Poi  ordino  quattro  Daiquiri.   «A  che
    temperatura» mi chiede il barman. «Zero assoluto» dico io. E lui: «Lei
    sì che se ne intende».

    I FATTI: Di Bella senior va a pasturare,  cioè fa un giro tra i tavoli
    per  vedere  se c'è del buono.  Renzo adocchia un tavolo buio d'angolo
    con due donne sole.  Di Bella junior si sgancia  e  invita  a  ballare
    quella di destra, che a centro pista si rivela una canuta sessantenne,
    con  occhiali,  alta  un  metro  e  mezzo.  «Hai  visto?»  fa  Renzo a
    Formaggino, «Di Bella s'è beccato la tardona,  e adesso io mi becco la
    giovane».  Si palesa al tavolo e chiede: «Balliamo?».  «Sì» gli fa una
    voce flautata.  Renzo l'accompagna per mano in pista e  si  ritrova  a
    ballare  con  una  bimba  di  otto  anni con un enorme apparecchio nei
    denti.  L'orchestra attacca un tango.  «Cosa fai nella vita?» fa Renzo
    ballando  tutto  gobbo,  «La  quarta elementare.» «Ti piace il tango?»
    «No,  vengo a ballare solo per tenere compagnia alla nonna».  A questo
    punto  Renzo  viene  colto da un tremendo mal di schiena,  ma continua
    stoicamente a ballare piegato verso il basso.  Il tango dura trentadue
    minuti.  Segue una di quelle belle ciarde che finiscono con il trenino
    tra i tavoli.  «Questo mi piace» fa la bimba,  e lo  spinge  per  vari
    chilometri.  Poi gli fa fare anche un cancan e un charleston.  Il giro
    chiude alle due e mezzo.  Renzo torna al tavolo facendo  cadere  dalla
    fronte pere spadone di sudore, e perde conoscenza.

    VERSIONE: Vediamo un tavolo con due donne stupende. Di Bella ne invita
    una: è un'americana,  un po' matura,  miliardaria, molto di classe. Un
    superbo esemplare. Io invito l'altra, una diciottenne,  perversa,  con
    un   sorriso   da   cinema.   «Cosa   fai   nella  vita?»  le  chiedo.
    «L'indossatrice» mi fa. «Ti piace il tango?» «Sì» dice lei guardandomi
    negli occhi,  «specialmente se è l'ultimo.»  Capito,  ragazzi!  Io  mi
    sento  bollire il sangue,  la abbranco e lei mi stringe così forte che
    con le unghie mi porta via dei quadrettoni di  Galles  dalla  schiena.
    Balliamo avvinghiati per due ore: quando la riaccompagno al tavolo, mi
    sviene tra le braccia.

    I  FATTI:  Quando Renzo rinviene,  vede Di Bella che è tornato dal suo
    giro  di  perlustrazione  portando  sette  amici,  naturalmente  tutti
    uomini.  Al  riprendere  della  musica,  tutti e undici schizzano come
    pallottole.  C'è un momento di panico,  con coppie  che  si  scontrano
    nella corsa alla pista.  Quando la confusione si dirada, sono tutti in
    piedi come meloni tra i tavoli della sala,  meno Formaggino e Di Bella
    junior  che nella fretta del momento si trovano a ballare insieme.  E'
    rimasta solo una  donna,  piuttosto  vistosa,  con  due  braccia  come
    polpettoni.  Uno  alla  volta,  tutti  si  presentano  al suo tavolo e
    ricevono chi uno sputo, chi una scarpata, chi un bicchiere di minerale
    in faccia.  Per ultimo si presenta Renzo,  la squadra e fa: «A me  non
    può  dire di no.  Io non sono come loro.» La donna lo guarda e fa: «E'
    vero.  In effetti direi che sei messo  peggio»,  e  va  al  gabinetto.
    Intanto  l'orchestra  attacca  una  mazurca  e la bimba con la protesi
    dentaria si mette a inseguire Renzo tra i  tavoli  urlando:  «Vieni  a
    ballare con me!»

    VERSIONE:  Quando  torno  al  tavolo,  Di  Bella  ha rimorchiato sette
    stangone di un balletto inglese,  una  più  bella  dell'altra.  Quando
    attacca  la musica,  tutte e sette mi saltano addosso gridando: «Dance
    with me (balla con me), dance with me, Renzo». Ma io ho adocchiato una
    bruna che tutta  la  sera  sta  rifiutando  inviti.  Mi  piacciono  le
    conquiste  difficili.  «Vado  a  domare una tigre» dico agli amici,  e
    parto.  La affronto e dico: «Senti,  tu puoi fare la difficile con gli
    altri,  ma  non  con me.  Guardami negli occhi.» Lei protesta,  ma poi
    cede,  mi guarda e fa: «Tu sei quello che aspettavo» e nel dir ciò  si
    bagna un po',  e insomma dice: «Aspettami, tesoro» e fa un salto nella
    toeletta. Intanto la diciottenne, però, comincia a inseguirmi urlando:
    «Non tradirmi, Renzo. Resta con me o mi ammazzo.»

    I FATTI: Renzo riesce a raggiungere il suo  tavolo.  Intanto  i  sette
    amici  di  Di  Bella  hanno  mangiato  nove  panettoni  e bevuto venti
    bottiglie di giovesello,  poi se la sono squagliata lasciando tutto da
    pagare.  Renzo  viene  accerchiato dai camerieri,  ma riesce a fuggire
    arrampicandosi lungo un tralcio d'edera.  Intanto la nonna della bimba
    ha  chiamato  un  carabiniere  dicendo che un individuo molesta la sua
    nipotina.  I due Di Bella fuggono con le tasche piene  di  gelati.  In
    strada,  per  fortuna,  c'è  Formaggino  con la Giulietta già pronta a
    scattare.  Renzo riesce a balzare dal muro del dancing sul tetto della
    macchina  lanciata ai centoventi.  Fa tutta l'autostrada sotto la neve
    aggrappato  con  le  unghie  alla  capote:  al  casello   d'uscita   è
    assolutamente invisibile,  coperto da una bianca coltre. Viene trovato
    e riaccompagnato a casa, congelato, solo tre giorni dopo,  quando i Di
    Bella montano il portasci.
    
    VERSIONE:  A  questo  punto  me  la vedo brutta.  Urlo: «Champagne per
    tutti, soprattutto per le mie donne.  Consolatevi!»,  butto in aria un
    pacco  da  diecimila  e,  mentre  tutti  lottano  per impossessarsene,
    scavalco il muro con un salto,  balzo al volante del coupé e in  dieci
    minuti  sono al Sestrière,  dove la mattina dopo avevo un appuntamento
    con una svedese. Che seratina, ragazzi!

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