giovedì 23 aprile 2015

#ioleggoperché | La redazione si racconta: Laura

#ioleggoperché sono come Pollicino
(e i libri sono le mie briciole)

Io leggo perché ho avuto la fortuna di crescere in una casa piena di libri. Con tutta l'onestà del mondo, devo dirlo: se oggi per me le parole scritte sono il tesoro più prezioso, lo devo ai miei genitori e alla loro abilità nel disseminare libri lungo la mia infanzia, lasciando a me il compito di raccoglierli e scoprirli.

(Dalla foto qui a lato vedete che l'abitudine di circondarmi di libri in modo a dir poco caotico non m'è passata.)

Il mio primo libro - alla faccia del profumo della carta - aveva solo due pagine di plastica, ed era uno di quei giocattoli galleggianti per distrarre i bambini durante il bagnetto. Tra i miei primissimi ricordi ho proprio la consistenza al tatto di quel libro giocattolo, le poche, grandi lettere nere accompagnate da semplicissime illustrazioni su sfondo bianco.

Sul mio secondo libro, in realtà una raccolta in più volumi, ho imparato a leggere. Forse qualcuno di voi ricorderà quella serie: s'intitolava Fiaba sonora (AMZ 1989, da non confondere con le più note Fiabe sonore di Fabbri; ma c'erano anche le audiocassette, roba futuristica). Una raccolta di fiabe riccamente illustrate che, come mia madre mi ha confessato pochi anni fa, le costarono un occhio della testa (non che allora me ne rendessi conto: ma erano volumi troppo belli per scarabocchiarli, e per fortuna il mio precoce intuito estetico li ha salvati da un prevedibile vilipendio). 

Di recente ho riaperto e letto quelle fiabe e mi sono resa conto di quanto fossero, non trovo un termine più adatto, difficili: su quei volumi ho letto le storie di Afanasjev, di Basile, di Gozzi, di Oscar Wilde. Non potrei dirvi a sufficienza quanto debba chi sono oggi a fiabe come Il principe felice o L'usignolo e la rosa. O Il figlio delle stelle. Meglio dirvi che ancora oggi non riesco a capire Il ragguardevole razzo. (Sono tutte fiabe di Oscar Wilde. Ma davvero, se qualcuno vuole spiegarmi il significato di Il ragguardevole razzo vi sarò eternamente debitrice.)

Il mio terzo libro è stato importante per un'altra ragione ancora. Per me è stato un vero rito d'iniziazione: mia madre mi tenne sulle spine per tutto il giorno, perché a casa mi aspettava un regalo, e infine, nascosto in un cassetto segreto, stava il mio primo romanzo, Zanna bianca. Un classico della letteratura per ragazzi, certo, ma il primo romanzo che ho ricevuto in regalo è stato per me un regalo da grandi, un'edizione cartonata, con una dedica, capite!, una dedica (di mia madre, ma non importava); e in quel momento io mi sentii entrata a far parte di una setta di persone speciali.

Da quel terzo libro, ho smesso di contarli. Ma per ognuno di loro potrei dirvi come mi è capitato per le mani, e perché non avrei mai voluto leggerlo in un momento diverso. (Anche se forse - dico, forse - spolparmi tutto Eco a quattordici anni non è stata una idea tra le più brillanti.)

Laura Ingallinella

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