sabato 14 marzo 2015

Per una nuova teoria del narrare: su «New Italian Epic» di Wu Ming

New Italian Epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro
di Wu Ming

Editore Einaudi, 2009

pp. 203, € 14,50



Nel 1998 Antoine Compagnon pubblicava uno dei più bei saggi di teoria della letteratura degli ultimi vent'anni. Nello scontro tra primato dell'autore e primato dell'opera, realismo e antirealismo, testo e contesto, Il demone della teoria si misurava in un lungo e appassionante faccia a faccia con gli eredi della posizione strutturalista, in primis quel Roland Barthes di cui Compagnon è stato il maggiore allievo: l'obiettivo, dopo vent'anni di dominio della cosiddetta corrente postmoderna in letteratura, era trovare il difficile giusto medio tra due modi completamente opposti di concepire la scrittura. Eppure la domanda merita di essere estesa al di là dei confini della semplice teoria. Ci si chiede, insomma, se dopo la fortuna (per alcuni una deriva) del postmodernismo negli anni '80 e '90 la scena narrativa internazionale sia effettivamente cambiata. Soprattutto, però, occorre chiedersi se questa reazione riesca a segnare un passo avanti invece di una regressione, se essa riesca a offrire al pubblico qualcosa di nuovo e attuale, che scardini uno dei paradigmi dominanti dei decenni precedenti senza scadere in un ideale obsoleto di letteratura.

In Italia una delle prime e più interessanti risposte arriva dal collettivo Wu Ming, gruppo di scrittori con sede a Bologna e famosi per una massiccia attività di critica letteraria e politica online, i quali nel 2009 pubblicano (a firma di Wu Ming I) un memorandum intitolato New Italian Epic, un saggio più volte rimaneggiato e nel tempo arricchito in cui si definisce per la prima volta la specificità di una corrente letteraria tutta italiana. I nomi più famosi, al di là degli stessi Wu Ming, sono quelli di Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Giancarlo De Cataldo e Roberto Saviano; i tratti principali della corrente sembrano fare eco alle esigenze espresse dal libro di Compagnon: ricerca di un nuovo contatto tra letteratura e realtà, ritrovamento del valore etico della scrittura, fine della letteratura intesa come disimpegno. Alla base dell'analisi di Wu Ming è tuttavia possibile leggere qualcosa di più profondo, il tentativo di ripensare il senso stesso della narrazione: solo in questo modo, infatti, le soluzioni proposte all'interno di questa corrente ai problemi richiamati possono essere non scontate, emanciparsi dalla semplice esigenza di un ritorno al passato.


L'esempio più icastico è dato dalla difficile contrapposizione tra realismo e anti-realismo: la New Italian Epic troverebbe la propria origine nella fine della Guerra Fredda (e nel ruolo particolarissimo dell'Italia al suo interno), nell'attentato dell'11 Settembre e nei fatti di Genova, ma questo riferimento all'attualità e alla realtà non scade nel mero reportage, o nella vecchia letteratura di marca realista. Piuttosto, come il nome stesso suggerisce, l'alternativa tra realismo e anti-realismo viene superata a favore dell'elemento epico: nella narrazione epica – ossia eroica, grandiosa, di ampio respiro – l'attualità è sempre presente, ma filtrata all'interno di una narrazione che la restituisce secondo due dinamiche, quella dell'ingrandimento simbolico e quella dell'obliquità.

Il primo effetto è quello più propriamente epico, che consiste nel leggere i fatti del mondo alla luce di una visione allo stesso tempo solenne e simbolica: i romanzi della New Italian Epic sono sempre di ampio respiro, legati a vicende di ordine mondiale o cosmico, talvolta ambientati in un passato remoto o in un tempo futuro, o in un non-tempo apparentemente del tutto slegato dal nostro mondo. Non è un caso che i più grandi rappresentanti della corrente, a partire da Valerio Evangelisti e Giancarlo De Cataldo, siano classificati come «autori di genere». Dal romanzo storico al poliziesco, dalla fantascienza al fantasy passando per l'horror, i diversi linguaggi della narrativa sono per questi autori un mezzo utile a restituire la realtà in una dimensione intensificata, enhanced rispetto al mero fatto di cronaca o alla semplice analisi socio-politica. Si potrebbe fare il magnifico esempio di Hitler, romanzo-biografia di Giuseppe Genna, in cui la personalità del Führer viene ricostruita con l'aiuto della componente mitica, in un'opera che unisce una minuziosa documentazione storica alla potenza di scelte narrative di ordine simbolico.

Il secondo effetto è quello dell'obliquità. Lo «Sguardo obliquo» è uno dei tre elementi, insieme alla letteratura e al ritorno al futuro, che fanno da sottotitolo al testo di Wu Ming 1. L'obliquità consiste nella scelta di coniugare l'esigenza realista alla presenza di uno sguardo diverso, al decentramento costante del punto di vista. È così, ad esempio, che in Point Lenana di Wu Ming 1 (2013) l'intera storia del colonialismo italiano è ricostruita a partire dalla biografia di Felice Benuzzi, uno scalatore triestino famoso per esser fuggito da un campo di prigionia al solo fine di scalare il Monte Kenya, per poi riconsegnarsi agli Inglesi. L'obliquità del racconto si sposta bene con l'istanza epica, permettendo spesso agli autori di trattare un determinato tema politico inscrivendolo in una cornice più ampia: il senso dell'impegno etico dato dai Wu Ming alla scrittura risiede proprio in questa istanza morale che non è mai moralismo, in questa apertura dello sguardo che offre al lettore molto più del semplice dato da commentare. Per questa e per altre ragioni la New Italian Epic è un movimento letterario costantemente teso tra lo storico, il simbolico e il metafisico

Anche il secondo aspetto accennato in riferimento all'opera di Compagnon, il contrasto tra primato dell'autore e primato dell'opera, viene trattato all'interno del saggio dei Wu Ming con grande originalità. Sin dalle prime battute viene specificato che la New Italian Epic riguarda testi, e non autori: non esistono «scrittori della New Italian Epic», ma solo opere ascrivibili a questa corrente. Da questo punto di vista, l'analisi dei Wu Ming sembra andare in direzione delle teorie strutturaliste: non esiste unità di stile, né continuità biografica all'interno delle opere della NIE. Eppure, allo stesso tempo, queste opere sono sempre caratterizzate da una forte attenzione al problema del narratore. Il testo di Wu Ming è innanzitutto una potente riflessione sull'atto del narrare, sulla sua funzione sociale e il suo valore etico, sui suoi eccessi e le sue patologie. In uno scenario del genere il ruolo del narratore non può essere lasciato da parte, certo, ma viene ripensato in modo del tutto innovativo: il narratore dei romanzi della NIE è spesso un Io frammentato, o collettivo, o metafisico, insomma quasi mai risponde direttamente alla prospettiva reale di chi scrive. Non è un caso che i principali esponenti della corrente siano i membri di un collettivo anonimo (Wu Ming in cinese significa «senza nome» o «cinque nomi»): la scrittura viene rivalutata come manifestazione di un impegno personale, di una volontà di agire, ma ciò esclude da un lato l'ideale dell'artista come “divo”, identificato da un volto e da uno stile, dall'altro il concetto di prospettiva come punto di vista finito, che mal si accorda con l'afflato epico di queste opere. È così, ad esempio, che nell'opera più famosa tra quelle incluse nella NIE, Gomorra di Roberto Saviano, l'Io narrante sia un io collettivo, molteplice, che raccoglie dati provenienti da fonti diverse in una unità esperienziale irriducibile alla singolarità di un individuo finito (il quale – per inciso – non avrebbe materialmente potuto partecipare o essere presente a gran parte degli eventi narrati).

Lo stesso Gomorra, in conclusione, si presta a chiarire un'ulteriore caratteristica interessante della New Italian Epic: molte sue opere sono «oggetti narrativi non identificati», prodotti compositi, che potrebbero appartenere a più generi o forse a nessuno. È proprio il caso del libro di Saviano, costantemente teso tra il reportage e il romanzo, secondo una formula che ha scatenato numerosi fraintendimenti (da quasi un decennio, ormai, ci si chiede quale sia la natura di quel testo). All'apprezzamento accordato alla letteratura di genere (ricordiamo il Romanzo Criminale di De Cataldo) fa quindi da contrappunto la volontà di operare trasversalmente rispetto alle tassonomie letterarie usuali, proponendo prodotti ibridi, indefinibili, che sfidino l'abitudine del lettore e al tempo stesso traccino nuovi percorsi, dischiudendo nuove possibilità. A questo elemento si ricollega la questione della scrittura, o meglio delle particolari scelte stilistiche presenti in molti romanzi della NIE: li accomunerebbe il tentativo di proporre al lettore una complessità non difficile, una articolazione strutturale che non sia artificiosa e che si faccia quasi invisibile nel meccanismo della lettura. È per questo che le opere della New Italian Epic sono molto spesso dei bestseller, libri che godono di ottime vendite ma che non sempre vengono presi in considerazione dai cultori di un ideale «elevato» di letteratura. Quello dei Wu Ming è un saggio di critica e teoria letteraria che parte dal basso, tentando di raccontarci un modo originale di raccontare che proceda trasversalmente rispetto ai canoni della ricezione specialistica.

Molto altro può essere trovato nel saggio dei Wu Ming: la raccolta si compone di quattro brevi testi, ossia (oltre al già citato New Italian Epic) l'aggiornamento Sentimiento nuevo, Noi dobbiamo essere i genitori e La salvezza di Euridice, di Wu Ming 2. Ciò che accomuna questi contributi è il tentativo di definire quello che viene detto un «campo di forza» all'interno della scena letteraria italiana degli ultimi vent'anni, oltre al desiderio di restituire alla narrazione il proprio afflato etico attraverso la riflessione teorica e – al tempo stesso – il ritrovamento della voglia di proporre nuovi percorsi, di effettuare quel «ritorno al futuro» prospettato dal titolo. Il risultato è una ricognizione matura e densa su una scena letteraria italiana insospettabilmente viva, in cui oltretutto si intravede la possibilità di saldare nuovamente il rapporto tra lettori e critica.


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