giovedì 22 gennaio 2015

#CritiComics | "Una brutta storia": siamo fatti della materia di cui sono fatti i pugni

Una brutta storia
di Tommaso "Spugna" Di Spigna
Ed. GRRRZ Comic Art Books, 2014

pp. 112
€ 18,00

Non so se nella vita vi è mai capitato di prendere un pugno. Tra il momento in cui incassi il cazzotto e quello in cui senti il dolore arrivare fino al cervello, c'è un istante in cui hai la sensazione che il tuo corpo si sia modificato per sempre, che gli organi interni - così come lo zigomo e l'occhio poco sopra - si siano adattati alla conformazione delle cinque nocche (e alla potenza esercitata dal tiratore scelto e alla resistenza posta dal proprio corpo). 

Non so nemmeno se nella vostra vita vi è invece capitato di tirare un pugno a qualcuno. Se non lo avete mai fatto dovete sapere che tirare un pugno fa male, non tanto quanto riceverlo ma abbastanza da far sentire distintamente al tuo cervello un differente tipo di dolore per ognuna delle cinque dita. Fate una prova con un oggetto inanimato e ditemi se riuscite ad avere la stessa precisa sensazione di possedere cinque dita quando digitate su una tastiera o stringete una maniglia. 

Tipologia di dolore a parte (e dici poco), non c'è poi molta differenza tra essere preso a pugni e prendere a pugni qualcuno, anche perché in queste situazioni difficilmente riesci solo a dare o solo a prendere (macisti e smidollati a parte). Perché da qualche cazzotto ben assestato, esce fuori quasi sempre una buona storia da raccontare e qualche cicatrice da ammirare solitari allo specchio del bagno.

Per questo Rocky il Rosso gira tutte le bettole del porto alla ricerca di pugni da dare e da ricevere. Rocky conosce alla perfezione tutti i locali malfamati della zona, li conosce sin nel minimo dettaglio, prestando particolare attenzione nella pavimentazione, da cui è solito rialzarsi dopo aver raccolto quei due o tre denti saltati dopo un gancio ben assestato. Questa volta a rialzarlo dal pavimento è Mac, un gigante baffuto e letale che lo arruola nella sua ciurma per andare alla ricerca di un misterioso tesoro ubicato su un'isola altrettanto misteriosa.

"Una brutta storia", opera prima di Tommaso "Spugna" Di Spigna edita da GRRRZ Comic Art Books, è un racconto tutto nervi, muscoli e avventura narrato più con le sberle che con le parole. Non una differenza di poco conto: "Una brutta storia" abbandona gli sviluppi classici della storia d'avventura e riduce ai minimi termini il genere, tenendo l'essenziale (l'isola misteriosa, le creature degli abissi, la storia di formazione) per concentrarsi su una narrazione che trova il proprio motore nella rissa e nello scontro.

Più che un fumetto sul desiderio di possedere una storia da raccontare, Spugna scrive e disegna un libro sull'importanza dell'azione prima ancora che della narrazione. Rocky e compagni menano pugni e sberle come fossero parole e punteggiatura della storia che andranno a raccontare se riusciranno a uscirne vivi. A ogni colpo (dato o ricevuto) il loro corpo cambia e si trasforma, diventa materia mutante sotto il peso di ogni cazzotto. 

E Spugna si fa narratore di questa mutazione ridando consistenza materica ai corpi bidimensionali dei suoi personaggi facendoci sentire il peso di ogni colpo e la potenza di ogni pugno creando un contrasto interessante tra lo stile cartoonesco del tratto e la carnalità con cui sono descritte azioni e movimenti, risultato ulteriormente amplificato da un uso precisissimo delle onomatopee. 

Potrei cercare all'interno di "Una brutta storia" metafore e significati profondi, ma davvero si ha tempo per farlo quando stiamo aspettando un pugno nello stomaco o stiamo esercitando forza sulle nostre gambe per trasferire più energia nel cazzotto che stiamo caricando? Spugna abbraccia una poetica della carne sanguinante e dell'osso spezzato, quindi l'anima ci è permesso di vederla solo a pezzettini nella fessura di una ferita o nella radiografia di qualche frattura.

Matteo Contin