martedì 16 dicembre 2014

#SpecialeScuola - Tema: racconti semi seri di un anno di scuola nel centro della Sardegna






Qual è il tema più assegnato agli scrittori degli ultimi 150 anni? No, non è il “cosa vedo dalla mia finestra al mattino” e nemmeno “Descrivi la mamma e il papà”: è la scuola.
“Scuola”, come nome comune di cosa, ha varie declinazioni. Può essere l’edificio scolastico in sé e per sé. Schultz ha dedicato diverse strisce alla sorellina di Charlie Brown, Sally, capace di parlare con il proprio edificio scolastico così depresso da suicidarsi e crollare miseramente al suolo.
“Scuola” può essere la base culturale e formativa di un intero popolo. De Amicis ha scritto la migliore propaganda del regno d’Italia partendo dalle interazioni dei bambini di una terza elementare nell’Italia post unità di “Cuore”.
La “scuola” può essere una raccolta di frasi divertenti ed errori improbabili. Jean Charles ci ha fatto sorridere con “Il riso in erba” e “La fiera delle castronerie”. Come dimenticare poi D’Orta con “Io speriamo che me la cavo”?
Ci sono ricordi di scuola, scuole raccontate al cane, studi per non studiare, diari di scuola e, infine, la scuola vista dai maestri. 

I miei bambini sono grandi anime custodite in un corpicino di un metro e un ciuffo

Silvia Sanna inizia così le sue reminiscenze nel mondo della scuola primaria, durato esattamente 2 anni e 3 mesi. Anni di peregrinazioni, supplenze e tornanti per raggiungere lontanissimi paesini della Sardegna. Maestra del mio quor riassume la sua prima esperienza, in una scuola del centro dell’isola come maestra d’inglese, lontana 2 ore di pullman e piena di quelli che lei definisce, in modo cinicamente affettuoso, “nani” (e non che lei sia un gigante in altezza). 


La bellezza di questo volume è che dentro c’è un po’ di tutto. Ci sono parti in cui ci si commuove perché leggere dell’attaccamento dei bambini alla “maè”, anche se si ha una macina al posto del cuore e i bambini non piacciono un granché, fa sempre venire gli occhi lucidi. E si ritrova un po’ di “Cuore”.
Ci sono parti in cui si ride
-Cosa vuol dire fish?

-Ehm… dentifricio

(…)

-Come si dice topo in inglese?

-Top

-E leone?

-Leon
E allora “La fiera delle castronerie” salta fuori.
C’è però una parte e un filone che è relativamente nuovo nelle infinite declinazioni della scuola, perché i vari maestri Perboni e Mosca lavoravano, si, in ambienti e situazioni storiche difficili ma godevano del rispetto dedicato a chi plasma la società del futuro. Il “maestro” godeva di rispetto. Al giorno d’oggi e nella nostra Italia, definita dall’autrice con la forma e la mentalità di un vecchio scarpone, la scuola è diventato terreno di razzia e sterminio. Le varie riforme, tagli ed emendamenti potrebbero quasi passare per nuovi romanzi distopici, non ci fosse dietro il voto di due Camere e vari firme e sigilli che approvano questo scempio su tutta la nazione. Silvia Sanna non tiene dietro ai denti questo scontento: traspare, con ironia pungente e intelligente. Perché il succo è questo: ai suoi nani lei è affezionata e vedersi sradicata e bistrattata da un ministro che in classe non è mai nemmeno entrata fa rabbia.

Figuriamoci se c’importa qualcosa se ci separate dopo un anno

(Può funzionare: devo solo credere a tutte le stronzate che ho scritto).

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