lunedì 1 dicembre 2014

Amicizie in chiaroscuro: quel che non si dice e sedimenta

Se stasera siamo qui
di Catherine Dunne
Guanda, "Le Bussole", 2014

1^ ed. 2007
Traduzione di Paola Mazzarelli

pp. 432
€ 10




Avete idea di quante sono le combinazioni possibili dell'amicizia fra tre donne intelligenti, competitive, complesse? (p. 228)

Tante, non è vero? Se addirittura le donne implicate sono quattro, e con caratteri molto diversi e spesso antinomici, ecco che le combinazioni saranno tra le meno scontate. L'occasione per rianalizzare o, perlomeno, prendere atto di questo legame è il festeggiamento per i venticinque anni di amicizia: una serata come tante altre, con Georgie, Maggie e Nora attorno al tavolo di Claire, perché tocca a lei ospitare. Una serata con cin-cin, chiacchiere, e un bilancio di amicizia e di vita. Un bilancio temibile, forse, perché le quattro dovranno guardarsi negli occhi e non potranno dirottare i discorsi su moda, arredamento, lavoro, cucina e figli, come spesso fanno. Ed è (forse, ma non lo riveliamo) per questo che nelle prime pagine del romanzo Georgie parte, lascia la sua Dublino per l'Italia (e in particolare la Toscana), pur sapendo - e anzi prevedendo - le mosse della serata. Sì, perché è pienamente cosciente dello sconquasso che porterà nel gruppo, come anche delle dinamiche di pettegolezzo e di commento che questo susciterà:
La mia assenza diventerà presto una presenza, qualcosa con cui fare i conti, e ci saranno un sacco di ossa da passare minuziosamente al vaglio, una carcassa da seppellire, prima che i convenuti al funerale possano andarsene per la propria strada. (p. 79)
Accade sempre così, nei gruppi, potrebbe commentare qualcuno. Esatto, e proprio per questo in tanti anni le quattro amiche hanno cercato di non mancare mai agli appuntamenti settimanali, per non essere "quella assente" su cui si può costruire la discussione della serata. Sottintesi amari? Cinici? Più che altro, realistici: gli equilibri, ora scompensati a favore della magnetica e imprendibile Claire o della più forte Georgie, o della pragmatica Maggie, raramente si ripiegano verso Nora. Nora è arrivata per ultima, quando le tre erano già inseparabili dall'università (Maggie e Georgie addirittura dalle scuole), e il suo carattere giudicante e un po' rigido fatica ad accettare la bellezza estrema ma arida di Claire, la vita sessuale di Georgie ma anche la debolezza di Maggie, che soffre ma sopporta le scappatelle del marito. Ognuna delle quattro prende via via coscienza di quanto all'inizio della loro amicizia non avessero ancora capito l'arte di adattarsi alla vita:
Non propriamente innocenti, e neppure sciocche: ma del tutto impreparate al fatto che la vita è una sfilza di casuali disastri e di occasionali felicità tenuti insieme, quando ti va bene, dal cemento dell'amicizia e dal collante della famiglia. (p. 130)
Venticinque anni. Qualcuno penserà che siano serviti per conoscersi meglio; e invece la sensazione è doppia, ed è offerta da due passi stessi del romanzo (che non contestualizziamo per non anticipare troppo):
Chi sostiene che il tempo guarisce tutti i mali dice balle. Le ferite del passato restano aperte finché ne sopravvive la causa (p. 276)
Il bianco e il nero stingono continuamente l'uno nell'altro, intorbidando i canali in cui viviamo (p. 393)
Sono proprio questi chiaroscuri che le donne covano dentro di sé: non mettono in dubbio l'affetto e la disponibilità per le altre, ma sentono che la famosa ricorrenza sarebbe il pretesto per tirare fuori tutto. I colpi di scena non mancano, tanto più che il lettore li assapora dalle parole stesse delle quattro donne, che si spartiscono il ruolo di io-narrante in capitoli intitolati col loro nome. E, a mano a mano che la tensione si gonfia e il lettore aspetta la resa dei conti, resta la sensazione un po' amara di quanto anche i legami più stretti lasciano di omesso o di deliberatamente celato. 

GMGhioni

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