giovedì 13 novembre 2014

Oltre il fiume: il reportage su Gee's Bend di J. R Moehringer




Oltre il fiume
di J. R. Moehringer
Piemme Voci

traduzione di Giovanni Zucca


pp. 93
€ 10.00



L’Alabama è un fiume «che ha il colore della Coca-Cola». Il suo percorso, tutto fatto di svolte, si addentra in un territorio umido e paludoso, quello del profondo Sud degli Stati Uniti.
Da un lato scorre lungo la cittadina rurale di Camden, dall’altro, ha modellato una penisola a forma di U, ultimo recesso di un luogo inospitale, non solo per il suo clima e gli alligatori che infestano le acque fangose.
I tempi della schiavitù sono finiti anche se Gee’s Bend è rimasta la stessa. Dopo la Guerra Civile il Sud era ancora disseminato di comunità mandate avanti da ex schiavi. La differenza è a che Gee’s Bend, vecchia piantagione di cotone dell’Alabama, i suoi discendenti hanno deciso di restare fino a oggi.
Nel 1999 qui è arrivato J. R. Moehringer allora inviato per il Los Angeles Times che con questa inchiesta vinse il Premio Pulitzer.


Dopo il successo di Il bar delle grande speranze e Open, scritto insieme a Andre Agassi (quest'ultimo uscito per Einaudi), Piemme pubblica Oltre il fiume, il libro reportage sui benders.
Il racconto nasce dall’incontro tra lo scrittore e Mary Lee Bendolph, bisnonna di 63 anni, rappresentante di una comunità di circa 750 anime separata da 180 anni dai bianchi dal fiume.
Per anni un traghetto ha unito le due rive consentendo agli abitanti di raggiungere Camden e sbrigare le faccende quotidiane perché a Gee’s Bend «esistono solo due negozi, un ufficio postale grande quanto una cabina del telefono e un emporio dagli scaffali vuoti; dove non non ci sono lampioni né semafori a squarciare il cielo di notte, e Orione sembra così vicino da poterlo stringere in pugno, come una manciata di lucciole».

I benders non si sono mai arresi davanti alle umiliazioni e la violenza. In Martin Luther King hanno trovato nuova fiducia, Mary Lee ricorda il suo passaggio a Gee’s Bend ancora emozionata:  «Era qualcosa come… come… » Cerca la parola giusta, intimidita, quell’aria distante che scivola via. Poi alza orgogliosa lo sguardo. «Era potenza, ecco cos’era.».
Il movimento di King costituiva una chiara minaccia per i bianchi, in particolar modo per la contea di Wilcox,  dove si trova Camden, di forte stampo razzista. Fu in quegli anni di tensioni, i primi Sessanta, che si decise di interrompere il servizio fluviale lungo l’Alabama isolando definitivamente gli abitanti di Gee’s Bend. 

Quando Moehringer visita la comunità non c’è ancora un traghetto. Occorre un’ora e mezza di auto per arrivare a Camden rendendo difficoltoso ogni spostamento.
 La chiusura dei collegamenti ha impoverito ulteriormente quest’area riportando alla mente gli anni della Grande Depressione, quando il celebre fotoreporter Arthur Rothstein  fu mandato a Gee’s Bend per immortalare che cosa fosse davvero la miseria.




(Negli anni Trenta Arthur Rothstein venne inviato dal governo degli Stati Uniti 
a Gee's Bend, uno degli angoli più poveri del paese, a documentare le condizioni dei suoi abitanti)

C’è un uomo di nome Hollis Curl, vecchia conoscenza dei benders, che vorrebbe aiutare la popolazione. In passato osteggiava Martin Luther King dalla pagine del suo giornale ed era anche giudice presso il tribunale di Camden.  Di neri ne finirono tanti in galera per sua volontà. Oggi questo signore sembra essersi pentito dei suoi trascorsi, ha una patente fluviale e si adopera per ripristinare il traghetto.
Mary Lee non ha paura più di nulla, nemmeno di un sospetto cancro al rene. È stanca, dopo otto figli e un marito violento, ha una mamma malata di Alzheimer da curare, e anche nipoti e mucche a cui provvedere. Ha sempre vissuto in un luogo che l’ha chiusa dal resto del mondo, ma quella volta a New York non si è sentita a suo agio perché l’Hudson non è l’Alabama. Sorridente e gentile con tutti, non si è mai fermata, i suoi quilts (trapunte ricavate dal riciclo di capi e stracci) sono state esposti insieme a quelli di altre benders  in musei come il Whitney o il Philadelphia Museum of Art.
(Le trapunte cucite dalle donne della comunità hanno girato 
gli Stati Uniti  nella mostra The quilts of Gee's Bend dal 2003 al 2006)

Ora che l’eterna questione del traghetto è stata ripresa si interroga su che cosa accadrà. È consapevole che la riapertura dei contatti con l’altra parte del fiume attirerà curiosi e speculatori. Anche questo non la spaventa, si aggiunge alle tante cose a cui pensare ogni mattina appena sveglia «perché se c’è una cosa che ha imparato, nel corso di una vita tutt’altro che facile, è questa: quando viene il tempo di attraversare il tuo fiume , non fare domande. Attraversa».


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