giovedì 4 settembre 2014

#ScrittoriInAscolto - Paola Maugeri al ParoLario - "Las Vegans"


Quanto è forte Paola Maugeri! Come ogni rockstar che si rispetti arriva alla Villa del Grumello con un po’ di ritardo: passo deciso sulle zeppe leopardate, è energica e coinvolgente. 
Ci troviamo in una splendida villa storica a pochi passi dal Lungolago comasco, una vista impagabile, e lei stessa si prende qualche istante di contemplazione.

Molti la conoscono per la musica: sa tutto di rock, tiene una bellissima rubrica su Virgin Radio e uno dei primi risultati sul motore di ricerca di Youtube associato al suo nome dà un’intervista agli U2.
Al ParoLario però viene a raccontare tutt’altro. Parla del suo ultimo libro di ricette e della sua filosofia di vita vegana. Il tema del Festival di Como è infatti l’alimentazione. “Nutrire il corpo, coltivare l’anima”. Ottima scelta, anche in previsione di quello che sarà l’Expo 2015.

Paola Maugeri ha scritto due libri: “La mia vita a impatto zero”, sul suo impegno nel rispettare l’ambiente e sul suo anno di vita totalmente ecologista e “Las Vegans”, ricettario vegano e diario della propria alimentazione. Ha anche un seguitissimo blog e un aggiornato profilo su Twitter.

Lei è siciliana, è cresciuta a Catania, e lì, 32 anni fa, il termine “vegetariano” non esisteva. Allora nessuno parlava di questo e lei semplicemente ha preso una decisione: non ha più voluto mangiare gli animali.

Il veganesimo però ha origini antiche, lei stessa ci tiene a precisarlo. Va avanti da 600 anni prima di Cristo e il primo fu Pitagora, tant’è che i primi vegetariani si chiamavano “pitagorici”. E poi Leonardo da Vinci, Tolstoy. Storie illustri di alimentazione consapevole.

Nel corso degli ultimi anni questa scelta si è espansa e oggi in tutti i supermercati possiamo trovare prodotti vegani, così come nascono attività commerciali (bar, pasticcerie, ristoranti) che rispettano questa scelta. Che sia una moda? Ecco cosa risponde Paola: “Se fosse una moda ben venga, sarebbe la migliore delle mode! Sarebbe una moda meravigliosa perché ci dà gioia, consapevolezza e salute. Non è una cosa che può farci male, ma spingerci verso un cammino di ricerca interiore e di miglioramento.”
Lei non dice che il mondo debba da un giorno all’altro diventare vegano. È il suo sogno intimo, ma più che altro questo libro vuole essere un piccolo monito: curarsi nel profondo per cambiare le cose.
Sapere che nel nostro piccolo possiamo fare la differenza. E che se mangiamo bene stiamo meglio.
Una delle cose più gravi che ci sia successa è che abbiamo perso il senso di quello di cui ci nutriamo. Essenzialmente non sappiamo cosa mangiamo. E dovremmo invece fare più attenzione. Paola tiene molto all’idea di filiera corta e di stagionalità. Osserva che la generazione prima di noi, quella delle nostre madri, non avrebbe mai mangiato un’insalata di pomodori a gennaio e non avrebbe servito le fragole sulla tavola di Natale. Così per lei è determinante mangiare frutta e verdura di qualità perché non sono il contorno della sua vita ma il piatto principale.

E allora arriviamo al nodo della questione. La cucina vegana è una cucina sana o più sana di quella tradizionale? È molto chiara in questo. Lei stessa sa che dal confronto tra uno chef tradizionale e un vegano convinto non se ne esce vivi. Entrambi avrebbero le loro motivazioni da far valere su quelle dell’altro.
Ma la sua è una cucina più sana perchè profondamente rispettosa. È infatti fuori questione oggi pensare di non rispettare gli animali. Per questo è una cucina più sana, e lo è soprattutto per il pianeta. E rispetta tutto il creato. Se ci sono rispetto e compassione la terza parola non può che essere sano.

Ne fa uno stile di vita. Nel suo libro ogni ricetta è abbinata a una canzone. Per farlo ha seguito un criterio emozionale. Da espertissima nel settore sa che oggi la musica è imperante: al supermercato, al ristorante, ovunque noi andiamo c’è un sottofondo. Così la musica ha perso molto del suo valore e ci conduce a uno stress uditivo continuo che  nuoce. Invece ci deve essere una sintonia. Ci vuole la musica che sia in grado di conciliarsi con quello che si ha voglia di mangiare. Quelle che ha scelto sono le canzoni che più ama, la colonna sonora della sua vita: dal rock al jazz, musica sinfonica, classica.

Ma come nascono le sue 120 ricette? Spesso sono piatti che ci sembrano esotici e lontani, particolari, invece magari sono i più tradizionali per una certa cultura.
Nel suo frigorifero non manca mai la salsa di soia (ma quella “vera”, non quella che troviamo in ogni ristorante cinese), della pasta fermentata di soia, frutta e verdura in quantità, un buon formaggio spalmabile di soia che fa in casa, piada di grano kamut o khorasan.
Per colazione invece è solita mangiare una piadina fatta a mano con pomodori del suo orto, una tazza the verde oppure panetti di riso integrale con malto di riso.
Sono cose molto buone, dice, magari non così usuali per noi, ma che vale la pena di scoprire. Ma ci sono anche i piatti della tradizione italiana, della tanto nota dieta mediterranea. Pensiamo alla ribollita toscana, alla pasta e ceci. Oppure la norma, piatto base per ogni siciliano d.o.c. dove gli ingredienti non sono altro che pasta, pomodori e melanzane.

Mangiare sano, mangiare vegano, mangiare bene. In conclusione Paola espone un dato allarmante: siamo il 20 percento della popolazione sulla terra ma sfruttiamo l’80 percento delle risorse disponibili. Così ci troviamo ad essere la prima generazione di persone sempre più sazie ma sottonutrite. Questo perché il cibo che mangiamo ci impoverisce, depaupera, rovina l’ambiente.


Ci sono tanti spunti di riflessione da questo incontro con l’autrice, validi anche per chi decide di continuare a mangiare carne e derivati. Ma d’ora in poi nel segno della consapevolezza di quello che mette in tavola.



Elena Sizana

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