mercoledì 10 settembre 2014

Al #FestLet - domenica 7 settembre (seconda parte)

Prospettive nerd #FestLet
©GMGhioni

Ve lo dicevo che la domenica al Festival di Mantova è stata fittissima, da non riuscire a fermarsi un attimo, per seguire più eventi possibili!
Dopo una mattinata e un primo pomeriggio intensissimi (leggi qui la cronaca), ecco che scelgo l'appuntamento con una riflessione sulla figura dell'"eroe" nella narrativa contemporanea.
Il tema è, infatti, di grande attualità, dal momento che il termine è inflazionato sui quotidiani, a celebrare una retorica in larga parte stanca e infantilistica. Come ha fatto notare Stefano Jossa, brillante accademico, all'eroe non è mai concesso errore, né caduta o ripensamento. Non gli è concesso neanche un raffreddore; l'eroe diventa tale solo da morto, ovvero quando si è completamente certi della sua struttura monolitica. Insomma, perde parte della sua umanità: davvero vorremmo un mondo politico così, che non accetta l'errore e la sua riparazione?
Ma siamo in San Sebastiano non per scervellarci sulla presenza massiccia di 'eroe' nella quotidianità giornalistica, ma per chiederci per quale ragione la narrativa contemporanea, invece, si interessi sempre più agli anti-eroi. Forse (ipotesi che ci sentiamo di sottoscrivere) perché la letteratura è globale, e non ha bisogno di trincerarsi dietro a false retoriche; vuole conoscere l'uomo nella sua interezza, studiando quegli anfratti che lo rendono più credibile, a tratti quasi reale.

Licia Troisi, Stefano Jossa e Francesco Piccolo
Foto ©GMGhioni
Per affrontare l'argomento, Jossa ha chiesto a Licia Troisi e a Francesco Piccolo di scegliere due eroi (o anti-eroi) che hanno amato nella letteratura contemporanea.


Alla Troisi interessa da sempre dimostrare come l'atavica lotta tra bene e male sia complessa, e i confini spesso si sciolgano: i suoi stessi romanzi lo dimostrano.
Per quanto riguarda l'eroe preferito, la scelta è quasi obbligata per Licia Troisi:  Guglielmo da Baskerville, il celebre protagonista de Il nome della rosa di Umberto Eco. Ha amato moltissimo questo libro, che ha letto per la prima volta da ragazzina, su consiglio del padre. Fin da subito, ad attrarre la Troisi è stato l'interesse di Guglielmo per il suo approccio a una realtà che non è mai dogmatica, ma sempre messa in dubbio:
Il dubbio metodologico è alla base della ricerca di verità, e questo da ex-astrofisica mi affascina molto.
E basta la lettura di un passo scelto dal Nome della rosa per confermare la passione che ancora muove Licia verso questo romanzo, complesso e fluviale, a tratti cervellotico.

©GMGhioni
Diversa, la scelta di Francesco Piccolo, che cita uno dei romanzi che ha letto mentre scriveva Il desiderio di essere come tutti: il celebre L'insostenibile leggerezza dell'essere di Kundera. Il protagonista di Kundera, Tomáš, sembrerebbe la figura dell'eroe per eccellenza; in realtà, si tratta di un anti-eroe che è rimasto imprigionato in un singolo atto di eroismo, da cui cercherà di smarcarsi per tutto il romanzo. E questa è la grande potenza - sempre attuale - del romanzo di Kundera: scarnificare l'idea stessa di 'eroe', far sì che il suo Tomáš ne resti prigioniero e che quell'evento si ripercuota su tutta la vita del protagonista.
Come racconta Piccolo, L'insostenibile leggerezza è stato molto importante durante la stesura del Desiderio di essere come tutti, soprattutto nei passi in cui si è occupato di politica: l'ha aiutato a ritrovare nuova forza narrativa.

Michael Cunningham con l'interprete Chiara Serafin
©GMGhioni
FOCUS ON: L'AMORE, QUELLO FAMILIARE, E L'IRONIA PUNGENTE DEL GRANDE NARRATORE

Grande attesa, poi, per la presenza di Michael Cunningham, tra gli autori più amati dal pubblico e dalla critica, come testimonia il Premio Pulitzer vinto nel 1999. A Mantova lo scrittore ha portato il suo nuovo La regina delle nevi (Bompiani, 2014), che sta meritando recensioni sempre più favorevoli. Il tema centrale del romanzo è il rapporto di affetto tra due fratelli, diversamente alla ricerca della verità: il primo non cerca nulla, e invece incappa suo malgrado in una rivelazione; il secondo, che cerca disperatamente risposte, non ne avrà. E sono proprio questi i personaggi che Cunningham preferisce:
Sono attratto dalle persone piene di talento ma senza troppe ambizioni.
E quando gli viene chiesto come mai questo libro è tanto imperniato di misticismo, Cunningham sorride:
Alzi la mano chi non desidera qualcosa di più grande e più bello, ed è contento così.
D'altra parte, poi, possono aver influito nella scelta anche certi retaggi infantili, come "l'aura d'incenso" che aveva la madre di Michael di ritorno dalle funzioni religiose.
Inevitabile, poi, chiedere a Cunningham qualcosa sull'amore, visto che nei suoi libri è un tema costante, sviscerato in molte sfaccettature. Bisogna essere innamorati per scrivere d'amore? Sì, per essere convincenti:
©GMGhioni
Possiamo raccontare di luoghi mai visti ed esperienze mai vissute direttamente, ma non di sentimenti mai provati.
Poi, ci lascia la frase più bella sentita al #FestLet2014:
Siamo macchine di carne e il nostro combustibile è l'amore. Senza, non andiamo avanti.
E precisa che ci sono vari tipi d'amore, e che gli interessa ad esempio studiare i rapporti familiari. Infatti, il libro nuovo che sta già scrivendo (e sarà lunghissimo!, ci anticipa) si occupa di più generazioni di una stessa famiglia, e studia come singoli eventi minimi possano ripercuotersi negli anni sui discendenti.

Un po' di provocazione, poi, nel chiedere a Cunningham a quale scrittore americano darebbe il Premio Nobel per la Letteratura, se potesse scegliere personalmente. Dopo un po' di ironia («Oh, mi sembra un'ottima idea... Potrei anche auto-assegnarmelo? Ancora meglio!»), Cunningham fa il nome di David Johnson e ribadisce che ogni premio letterario è - sempre e comunque - risultato di gusti personali.

Altra ironia pungente, quando si chiede a Cunningham se, un autore che incontra tanto i gusti del pubblico, studia a tavolino una trama da bestseller. Lui scuote la testa, e sostiene che in realtà ogni volta si ripropone di scrivere un libro che sia «molto più furbo e intelligente di lui». Ma il pubblico conta, eccome! Odia chi sostiene di scrivere per sé stesso, e ai suoi studenti ricorda sempre che «il libro è uno scambio tra scrittore e lettore: si scrive due volte; la prima da parte dell'autore; la seconda quando si legge».

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Oltre al libro che ci ha anticipato, anche una raccolta di fiabe classiche, riscritte da nuovi punti di vista, perché sente che «le fiabe fanno parte del mio DNA».



E, come vedremo sabato in un #CriticaLibera speciale, le fiabe sono state al centro di questa XVIII edizione di Festival della Letteratura!

GMGhioni

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