sabato 16 agosto 2014

Un #Ferragosto in viaggio con la letteratura (parte 2)

Foto di Gloria Ghioni


Passato un buon Ferragosto? 
Rieccoci con la seconda parte del nostro viaggio tra letteratura e Italia! Anche oggi, citazioni e foto da parte dei nostri redattori! 

Buone vacanze e ottima lettura,
La Redazione!









Elisa e l'Elba di Faletti

C’è una chiesa fra gli ulivi c’è un pezzetto di mare
c’è una barca in mezzo al golfo con un pesce da pescare
e un antico galeone appoggiato sul fondo
con ricchezze che appartengono per sempre a un altro mondo
e c’è un uovo dentro un nido sulla costa dei gabbiani
costruito con la paglia e con gli scarti degli umani

         e io lo so che questa è un’isola
e io lo so che questa è un’isola
e io lo so che questa è un’isola  che c’è…..

C’è un cespuglio di lentischi a due passi dal mare
con la polvere che sale su una strada da asfaltare
ed un rosso tramonto che s’appoggia al paesaggio
mentre al molo un pescatore tratta il prezzo dell’ingaggio
c’è una nave da crociera che si muove all’orizzonte
e non sa con la distanza la bellezza che ha di fronte

         e io lo so che questa è un’isola
e io lo so che questa è un’isola
e io lo so che questa è un’isola  che c’è……

C’è in un cane che appartiene alla gente del paese
nell’estate che promette di durare ancora un mese
c’è nel tempo c’è nel vento
c’è nel ventre spinto in fuori delle vele colorate
nell’inverno che ha il sapore delle cose abbandonate
nel salmastro verso terra
nel ligustro di una serra
in primavera

Foto di Elisa Pardi
C’è la ruggine ferrosa di miniere a cielo aperto
ed un panno di vigogna quando il cielo è più coperto
e c’è il fumo degli incendi sulla grande montagna
che si vede da lontano fino in fondo alla campagna
c’è la notte da scoprire e poi c’è il giorno da inventare
io lo so perché da qui ch’è casa mia si vede il mare

         e io lo so che questa è un’isola
e io lo so che questa è un’isola
e io lo so che questa è un’isola  che c’è….che c’è….. che c’è

G. Faletti, Da casa mia si vede il mare



Serena e la Sicilia di Verga
I faraglioni di Aci Trezza - foto di Serena Alessi

Addio -  ripetè ‘Ntoni. – Vedi che avevo ragione d’andarmene! qui non posso starci. Addio, perdonatemi tutti.
E se andò colla sporta sotto il braccio; poi quando fu lontano, in mezzo alla piazza scura e deserta, che tutti gli usci erano chiusi, si fermò ad ascoltare se chiudessero la porta della casa del nespolo, mentre il cane gli abbaiava dietro, e gli diceva col suo abbaiare che era solo in mezzo al paese. Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico.

Giovanni Verga, da I Malavoglia



Ilaria e Scilla di Savinio
Foto di Ilaria Batassa

Ecco 
Denso apparirmi un fumo e vasti flutti,
E gli orecchi intronarmi vasto fragore.

Il castello di Scilla mostra una sàgoma boeckliniana, e ai suoi piedi il borgo peschereccio scheira per breve tratto le sue casipole lungo la spiaggia, davanti al borgo una barca è prona sulla rena, come un arabo in preghiera. Della terribilità di questa «immendicabil piaga», non vedo se non il pallido della corrente, che nastreggia sul turchino del mare.

l'orribile Cariddi 
Che del mare inghiottia l'onde spumose.

La costa siciliana si delinea di là dallo Stretto, alta a sinistra di monti, stesa a destra a fior d'acqua, irta all'estremità di un faro.

É la prima volta ch'io vedo la Sicilia. Essa è la culla, mi diceva mio padre, della nostra gente. Quella terra laggiù, disegnata in turchino da una sapientissima mano, è dunque in maniera più ampia della strettamente umana, un'antica madre per me. Eppure il mio cuore non sussulta. Non ho cuore di figlio, io? E la mia macchina, la prima volta, aveva scritto «cuore di giglio».

Alberto Savinio, Il ferry-boat è una nave femmina, in Id., Partita rimandata. Diario calabrese



Foto di Valeria Inguaggiato
Valeria e la Sicilia di Borgese

"D'estate, quand'io e mio fratello venivamo da Palermo in vacanza, al passo di Forrione ci fermavamo a cavallo nel vento. Di là ci appariva Polizzi, il nostro paese, al vertice di un'ascensione. 
Un'aria sospesa, un silenzio composto di occulti ronzii, l'avvolgeva. L'aria era mista di miele e freschezza. 
Le case, grigie e rosa, allineate su tutta la vetta del monte, parevano un naviglio che stesse per salpare. La nostra era l'ultima; aggrappata coi pilastri di pietra all'orlo del dirupo. 
Terra rossa di vivo colore, sotto il passo delle mule! Ultime ginestre, ancora incendiate, in cima, di sacri fiori! 
Le mente, i timi, le erbe care alle capre, spandevano sul nostro cammino aromi religiosi. Le vigne della Scaletta, poco prima di giungere a casa, erano d'un verde così scuro che dava bagliori d'indaco, come un pezzo di mare"

G. A. Borgese, da Tempesta nel nulla



Debora e la Genova di Pivano
Foto di Debora Lambruschini

[...] il ricordo di Genova è legato per me a immagini di serenità. [...]
A casa facevo i compiti da una stanza dalla quale vedevo tramonti struggenti sullo sfondo del porto e sul degradare dei tetti di ardesia sbiaditi, con un'enorme magnolia nel parco su cui dava la camera e i fiori bianchi così grandi che parevano lì a portata di mano; proprio davanti vedevo una grande terrazza traboccante di cappuccine (credo che in realtà si chiamino nasturzi o qualcosa del genere) arancione, rosse e gialle e dal muretto si vedeva la discesa di tutti i tetti di ardesia che dalla circonvallazione portavano al mare, luccicante l'ardesia, luccicante il mare, sotto il sole o la pioggia, tremanti nel vento, quel vento che, diceva la mamma, non poteva far male, e se lo diceva lei, Genovese, non c'era da dubitarne.

F. Pivano, dai Diari


Mariangela e la Pompei di Fontanella

Lei invece d'improvviso ricomparve sulla via di Mercurio di luce dorata avvolta... io intravidi
subito il suo profilo, il suo passo agile e leggero, pura immagine di sogno ma reale... Sorridente mi rivolse la parola chiedendomi se le avevo portato il bianco fiore dell'oblio. Non chiamarmi Gradiva, il mio nome è Zoe, non Spirito sono ma vita.


L. Fontanella, da Fantasia onirica

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