venerdì 6 giugno 2014

Negli Emirati con Walter Siti (e tutto quel che lo attraversa)

Il canto del diavolo
di Walter Siti
BUR Rizzoli, 2009

pp. 202
€ 16,50


Capitano viaggi, e poi capitano viaggi nei viaggi: non è uno scioglilingua, è quello che succede quando su un treno ti fai trasportare a km di distanza dalla lettura di un reportage altrui. Se poi questo Altro è Walter Siti, e con lui arrivi negli Emirati Arabi, sta' pur certo che non sarà un percorso anonimo né edulcorato.
Prima di iniziare un reportage di viaggio, occorre farsi un paio di domande: cosa cerco? E quanto sono disposto/a a farmi coinvolgere dallo scritto? Perché ci sono storie altrui che diventano anche le tue, e ti condizionano (almeno un po'): chi, dopo aver letto Una cosa divertente che non farò mai più, è salito su una nave da crociera senza pensare (almeno un po') a Wallace e senza osservare (almeno un po') le cose dal suo punto di vista?
Ecco, questo è forse il crinale tra chi sbuffa davanti a un reportage di viaggio e chi, al contrario, fa di tutto per trovarne altri.

Dubai, attraverso gli occhi di Siti, è quel grande mappamondo delle meraviglie dove tutto è luce e niente è realtà. Una macchina infernale, certo: in quanti lo hanno detto? Ma qui subentra il secondo punto di vista, che è quello del compagno di viaggio di Siti, per certi versi un "coatto de Roma", con la spontaneità e la veracità fanciullesca di chi si avvicina senza mezze misure a nuove realtà: o le ama, o le odia, e non ha filtri nel dichiararlo. E questo secondo punto di vista condiziona notevolmente le scelte di Siti: cosa vedere, quando, come, e anche quanto spendere dipendono spesso dalla volontà di stupire il compagno. Così, la finzione dorata di Dubai, con tutte le sue contraddizioni (spartitraffico senza possibilità di inversione per chilometri, l'impossibilità di muoversi a piedi, cene costosissime con cibi rari e il più spinto lusso,...), è sfondo, personaggio e a talora antagonista delle bizze di questo singolare compagno di viaggio, e dei conseguenti malumori dell'io narrante.

Il confine tra autofiction e narrativa di viaggio è labile e, anzi, poroso, ma Siti ci ha abituati all'ibridazione dei generi e alla presenza mai indifferente del suo io-narrante. E questo toglie il libro dal rischio dell'anonimato, ci si lascia guidare per le vie degli Emirati con la sensazione di essere in compagnia di un osservatore minuzioso. Lungo un percorso soggettivo - e per fortuna! -, anche i raggi caldissimi del deserto sono filtrati dalle esperienze, emozioni e pensieri di un Siti che, ancora una volta, si riconferma Scrittore maiuscolo.

GMGhioni

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