domenica 25 maggio 2014

Pillole d'Autore: L'arte della passeggiata


La primavera è uno dei momenti migliori per potersi gustare una sana passeggiata, solitaria o in compagnia. Il Dizionario Italiano Sabatini-Coletti alla voce passeggiare riporta la seguente definizione: “camminare lentamente, per lo più senza meta e per svago; andare a spasso”. La passeggiata è dunque una camminata rallentata grazie alla quale, senza avere fretta e gustandosi ogni momento, si può stare a stretto contatto con la natura, con  i luoghi, e anche con i propri pensieri e quelli degli altri. Si tratta di un movimento che consente di fermarsi quando si vuole, e che permette di voltarsi in ogni direzione, cogliendo tutti i dettagli del mondo circostante.

Sono molti gli scrittori e gli artisti (in foto: Marc Chagall, La promenade) che hanno tratto ispirazione dal loro passeggiare, e che hanno fatto della passeggiata un tema privilegiato delle loro opere. Ecco una breve carrellata di stralci dedicati alla passeggiata.

Robert Walser, La passeggiata:
Le prolisse passeggiate mi ispirano mille pensieri fruttuosi, mentre rinchiuso in casa avvizzirei e inaridirei miseramente. L’andare a spasso non è per me solo salutare, ma anche profittevole, non è solo bello ma anche utile. Una passeggiata mi stimola professionalmente, ma al contempo mi procura anche uno svago personale; mi consola, allieta e ristora, mi dà godimento, ma ha anche il vantaggio di spronarmi a nuove creazioni, perché mi offre numerose occasioni concrete, più o meno significative, che, tornato a casa, posso elaborare con impegno. Ogni passeggiata è piena di incontri, di cose che meritano d’esser viste, sentite. Di figure, di poesie viventi, di oggetti attraenti, di bellezze naturali brulica letteralmente, per solito ogni passeggiata, sia pure breve. La conoscenza della natura e del paese si schiude piena di deliziose lusinghe ai sensi e agli sguardi dell’attento passeggiatore, che beninteso deve andare in giro ad occhi non già abbassati, ma al contrario ben aperti e limpidi, se desidera che sorga in lui il bel sentimento, l’idea altra e nobile del passeggiare.



 Stefano Rosso, Passeggiata:


Luigi Malerba, I Neologissimi:
Spasseggiare significa passeggiare con divertimento, cioè includendo nel passeggio anche lo spasso. Una passeggiata solitaria in un bosco difficilmente potrà essere una spasseggiata. La spasseggiata comprende lo scherzo e lo scherno, lo sgambetto e la rincorsa, il vetro rotto e il pesce d’aprile, l’anacoluto e la rima baciata, il crudo e il cotto, la scopata e l’inculata, la pizza e il gelato da passeggio che in questo caso diventa il gelato da spasseggio.

Antonio Moresco, Camminare da solo di notte  (tratto dalla rivista Granta, numero 4 dedicato al tema "Dipendenze"):
Quali sono le mie dipendenze? Sì, una c'è. Cammino di notte, ogni notte, per le strade della città dove vivo, con qualsiasi tempo: caldo, freddo, pioggia, neve, grandine, vento. Ho cominciato a trent'anni, uscivo di notte, camminavo con una lattina di birra in mano lungo strade dove non passava nessuno, parchi vuoti e deserti dove si aggiravano solo spacciatori e drogati e povere, dolci puttane bambine, perché avevo perduto la mia vita, non avevo una direzione, stavo solo conficcando la mia povera testa cieca nell'infinito buio del mondo. Uscivo di notte e camminavo per ore. Un passo dopo l'altro. Non so verso dove. Nelle tasche tenevo dei foglietti e, mentre di notte camminavo, scrivevo e scarabocchiavo in fretta...

Roberto Benigni, Il mostro:



Gianni Celati, Vite di pascolanti:

L'unica cosa che gli piaceva era andare in giro tutto il giorno per le strade a caso, trascinando i piedi lentamente e fermandosi ogni tanto a guardare la facciata di una casa a testa in su. Erano quei giorni d'avvicinamento all'estate che avevano le ombre così lunghe di primo mattino, con poca gente per strada e un'aria di stanchezza dappertutto che era un piacere. Strade assolate col silenzio dei giorni vuoti, case addormentate e pacifiche allo sguardo. E il frescolino degli androni? Tra i migliori ricordi. Qualcuno passava in bicicletta nel sole e ti sembrava di essere all'equatore. Qualcuno stava affacciato alla finestra e subito ti veniva da sbadigliare. In quei giorni si stava bene a essere svogliati e ronzare come le mosche nelle cucine di campagna, poi trascinare le scarpe verso nessuna meta come cani che vanno a zonzo in cerca di ossi. I pensieri si scioglievano nel moto dei piedi, e uno non si ricordava più di avere un padre e una madre, di avere una famiglia, neanche di avere un nome e un cognome. Veniva la voglia di stendersi su un marciapiede all'ombra come i gatti.
Franco Arminio, Geografia commossa dell'Italia interna:
Orlo, bordo, confine, selve, monti, mare, alberi, zolla, cane, vigna, nuvole, vacca, panchina, sole, alba, tramonto, e vento, neve, pioggia, e altro vento, e altra neve, e aprile, e il verde di maggio, e il nero di settembre, silenzio senza opinioni, luce senza commenti, voglio solo che la vita sfili, se ne vada da dove è venuta, non la trattengo, non voglio trattenere niente, camminare, guardare gli alberi, non dire e non fare nient'altro che il giro dei confini, andare sempre più dentro a certi confini, non superarli, non mirare al centro, non mirare alle passioni di tutti, disertare, prendere confidenza col cielo, ma farlo senza vantarsene, non sputare parole sul mondo e sugli altri, camminare, uscire perché è uscito il sole...

Flann O'Brien, Il terzo poliziotto:
Camminai tranquillamente per un bel pezzo su questa strada, pensando i miei pensieri con la parte anteriore del cervello, e intanto, con quella posteriore, godendo la vasta bellezza del mattino. L'aria era chiara, frizzante, copiosa e inebriante. La sua potente presenza era manifesta ovunque: scuoteva vivacemente ogni cosa verde e conferiva maggiore dignità e definitezza alle pietre e alle rocce, ordinava e riordinava incessantemente le nubi e spirava vita nel mondo. Il sole era emerso dal suo nascondiglio e ora si librava benigno, basso nel cielo, riversando ondate di incantevole luce e preliminari fremiti di calore.



Dino Buzzati, Inviti superflui
Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care...



Nota introduttiva e selezione dei testi a cura di Marco Adornetto. Le foto, in ordine di apparizione, sono di Robert Doisneau, Edouard Boubat e Luigi Ghirri.

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