martedì 6 maggio 2014

New Grub Street: la mercificazione della letteratura nella Londra di fine Ottocento


New Grub Street
di George Gissing
Fazi Editore, 2013



La carriera letteraria di George Gissing, romanziere inglese del secondo Ottocento, è stata segnata già durante gli anni della sua attività da una serie di alti e bassi, in un altalenarsi di fallimenti e successi che lo hanno presto escluso dalle storie letterarie dell’epoca (e in quelle in cui compariva difficilmente era accostato ai grandi nomi della stagione vittoriana e tardo vittoriana) e che inesorabilmente ha visto finire l’autore nell’oblio dei tanti romanzieri dimenticati. Come spesso accade, la riscoperta di un autore si deve alla passione ostinata di studiosi che rimangono affascinati da quegli antenati che non sono riusciti ad emergere o che non hanno superato la prova del tempo, circondati da nomi più altisonanti in una tradizione letteraria affollatissima di cui finiamo ovviamente per conoscere solo una minima parte, ma che spesso cela piccoli tesori che vale la pena recuperare. Nel caso di Gissing l’interesse che ha investito il personaggio e la sua opera è storia recente quando, negli ’70 del Novecento, un professore francese affascinato dal personaggio decise di raccogliere scritti vari e lettere, molti dei quali inediti o non più in commercio da molto tempo. Ne è nata una felice riscoperta, soprattutto nei paesi anglofoni, di un autore prolifero e attento osservatore della società contemporanea e delle sue contraddizioni che oggi viene ricordato soprattutto per due romanzi considerati esemplari della sua scrittura quali New Grub Street e The Odd Woman. Purtroppo la fortuna di Gissing in Italia è andata scemando, poche opere sono state tradotte e molte di queste sono nel tempo uscite dal mercato, curiosamente non esiste traduzione di The Odd Woman, mentre New Grub Street si trova ormai solo in formato ebook (edito da Fazi editori); chissà che quindi qualche editore non accetti la sfida di ridare mercato ad un autore il cui punto di vista -condivisibile o meno- sulla società inglese di fine Ottocento ha ancora oggi un potenziale interessante.
Il mondo in cui Gissing si muove è l’Inghilterra della la tarda età vittoriana, un’epoca ricca di contraddizioni e grandi mutamenti sociali e culturali: elementi di democratizzazione (come ad esempio l’Education Act che porta infine all’istruzione elementare obbligatoria, il voto a scrutinio segreto ed esteso a tutti i capifamiglia, le riforme elettorali e il fondamentale Married Women’s Property Act mediante il quale si riconosceva alle donne sposate il diritto ad avere delle proprietà personali e ora acquisirne di proprie ) si intrecciano ad una politica estera aggressiva in quella che è stata definita “età degli imperi” per via della concorrenza tra potenze europee e non alla conquista di nuovi pezzi di mondo o nel consolidare il dominio su zone di interesse strategico (sono un esempio della nuova politica imperiale l’interesse sull’Egitto in seguito all’apertura del canale di Suez, la proclamazione di Vittoria imperatrice d’India, fino alla guerra anglo-boera), mentre in patria il progresso scientifico e tecnologico contribuisce a creare il mondo moderno (vengono, tra le altre cose, inventate la macchina da scrivere, il telefono, la penna stilografica, la pellicola di celluloide). Ma sono anche decenni di grande depressione economica dopo un’epoca in cui l’economia inglese pareva crescere inarrestabile.

Uno scenario complesso, tra migliorate condizioni di vita e parallelamente una scarsa mobilità sociale, conflitti negli angoli più remoti del mondo e sostanziale pace in Europa, elementi di democratizzazione e nuove donne pronte di lì a poco a diventare protagoniste nella lotta per l’emancipazione.
Inevitabilmente le trasformazioni e le contraddizioni dell’epoca coinvolgono anche la sfera culturale e letteraria: in seguito all’Education Act e quindi all’estensione dell’alfabetizzazione nasce un pubblico nuovo – e come vedremo non sempre ben accolto-  mentre anche la produzione culturale sembra diventare sempre più soggetta alle leggi commerciali, aumentano giornali e periodici mirati sul pubblico di lettori cui sono destinati, il sistema di professionalizzazione coinvolge sempre più l’ambito letterario (nasce per esempio la Society of Authors, società piuttosto elitaria da cui le donne erano escluse, ma che ha lo scopo di aiutare i giovani letterati che aspirano al mestiere di scrittore) ed infine cambia anche il tradizionale apparato della distribuzione del libro nel formato three deckers[1] mediante le biblioteche circolanti che verso la fine del secolo entra in crisi decretando la fine del romanzo vittoriano classico.

È questo mondo complesso e contradditorio quindi il palcoscenico su cui Gissing si muove costantemente in bilico tra successo e fallimento, difficoltà personali ed economiche; un mondo che osserva con sguardo lucido e accusatore e di cui ci restituisce un quadro preciso in New Grub Street, pubblicato nel 1891 ma ambientato proprio in quegli anni ’80 di grandi trasformazioni del contesto culturale e letterario che sono infatti la materia principale del romanzo. Se la Grub Street del titolo era alla fine del Settecento il quartiere degli scrittori squattrinati e un po’ bohemien che arrancavano cercando il successo privi della protezione di un mecenate, all’epoca di Gissing la strada non esiste più ma il riferimento a quel mondo di scrittori per denaro è chiaro. Nel tradizionale formato tre volumi, l’autore intreccia le vite di uomini e donne che lottano per affermarsi nel panorama letterario e fin da principio è evidente la contrapposizione darwiniana[2] tra fit e unfit, tra coloro quindi capaci di adattarsi al nuovo mercato e sopravvivere e gli altri che non comprendono i meccanismi economici del sistema o rifiutano di farne parte e finiscono perciò sconfitti. I due personaggi più emblematici di questa dicotomia sono Jasper e Reardon, i cui destini paiono evidenti fin dalle prime pagine: il primo è l’adatto, il giovane giornalista ambizioso e spregiudicato che ha capito perfettamente i meccanismi del nuovo sistema culturale ed è disposto a tutto pur di arrivare al successo; al contrario Reardon è l’inadatto, lo scrittore di talento e fine intelletto ma dallo scarso valore commerciale che la mancanza di denaro porta alla rovina non solo economica ma anche affettiva. Jasper cinico e determinato non si fa scrupolo di calpestare chiunque possa rappresentare un ostacolo nella sua scalata sociale, che siano le sorelle (che indirizza verso la strada abbastanza redditizia della scrittura di libri premio per le scuole di catechismo) o la povera ragazza corteggiata più per le possibilità che l’unione sembra in un primo momento offrire che per reale slancio amoroso. Perché per gli uomini come Jasper la scelta della compagna giusta al momento opportuno è un elemento da considerare con molta attenzione, qualcosa che ha più a che fare con il freddo calcolo che con la passione irrazionale e che può determinare non solo la felicità futura ma anche la soddisfazione o meno di precise aspirazioni sociali; una scelta affrettata infatti può risultare disastrosa come dimostra per esempio la triste unione tra Reardon ed Amy, un matrimonio d’amore che però le difficoltà economiche e le ambizioni sociali frustrate della donna hanno inesorabilmente portato all’infelicità.
Intorno a Jasper e Reardon si muovono altri protagonisti di questa storia di vincitori e vinti: Alfred Yule simbolo dell’intellettuale ancorato al vecchio mondo di Grub Street, cieco di fronte al cambiamento, stimato dai colleghi ma oppresso dalle difficoltà economiche e soprattutto dalle ambizioni frustrate, che sfoga l’insoddisfazione tiranneggiando moglie e figlia; Marian, la figlia di Yule, costretta ad aiutare il padre nel suo lavoro ma priva di ogni ambizione letteraria, sola e ingannata da chi spera possa un giorno ereditare dal ricco zio una somma considerevole; Biffen, la figura più tragica in questo mondo di sconfitti, vive in condizioni che rasentano l’indigenza ma totalmente dedito alla sua opera iper naturalista di influenza continentale del cui improbabile valore commerciale è egli stesso già consapevole. È un mondo difficile, dove la legge del mercato non premia i buoni bensì coloro che sanno coglierne le opportunità; con rigido calcolo o spregiudicato senso per gli affari, come Whelpdale ad esempio, il giovane intellettuale amico di Jasper che consapevole dei propri limiti di scrittore è capace di adattarsi al mondo moderno e trovare il successo pubblicando un giornale pensato per il nuovo pubblico di massa. La storia di Whelpdale è forse quella dal più marcato lieto fine e il suo personaggio (l’unico nel romanzo ad avere anche tratti veramente comici) il meno deprecabile tra coloro che risulteranno vincenti. Vincente/adatto infatti non coincide perfettamente con buono/positivo così come non è sempre vero il contrario.

Il denaro –e soprattutto la sua mancanza-  è quindi uno dei temi portanti di un romanzo che mette al centro della narrazione la mercificazione della cultura che ha trasformato la società inglese di fine Ottocento; Gissing sceglie di mettere in luce gli aspetti meno edificanti di tale sistema in cui l’arte è divenuto mero prodotto per il mercato e il successo e la felicità di un uomo si misurano in termini di ricchezza e posizione sociale. L’industria culturale premia solo coloro che si sanno adattare e che accettano questo sistema, gli sconfitti sono colpevoli di vittimismo e debolezza : la letteratura è sempre più una professione e legata alle leggi del mercato, la lotta per la sopravvivenza in questo mondo spietato non lascia spazio agli ideali. Lo stesso lavoro intellettuale viene rappresentato anche nei suoi aspetti meno idealistici, mettendo in luce il carico di fatica e alienazione che tale mestiere comporta, la frustrazione di fronte all’insuccesso o alla mortificazione. Il denaro corrompe l’animo e i rapporti: la sua mancanza svilisce l’uomo che non riesce a provvedere alla propria famiglia e ascolta con timore il rumore proveniente dalla vicina workhouse per i poveri mentre ristrettezze e vergogna sociale si insinuano nel rapporto di coppia rovinandolo irrimediabilmente con rancori e gelosie; corrompe i rapporti e confonde i sentimenti finendo per determinare la personalità stessa degli individui; e anche quando infine il denaro arriva in forma di eredità non sempre basta a sanare i rapporti.
Cadere nella trappola dell’autobiografico o di un narratore esageratamente partecipe sarebbe stato facile, ma Gissing riesce ad osservare gli sforzi dei suoi personaggi dalla giusta distanza, imprime all’uno o all’altro alcuni tratti della propria personalità ed esperienza ma senza fare di un personaggio specifico il suo alter ego e l’io narrante solo in rare occasioni si lascia andare a commenti. È un romanzo dai tratti realistici che laddove riprende topoi del novel vittoriano li stravolge e rielabora in una forma nuova, mentre il modello del matrimonio borghese sembra andare in pezzi insieme alla logica imprenditoriale di pochi decenni prima. In quel microcosmo di intellettuali che lottano per farsi strada l’autore imprime tutta la personale delusione per il decadimento culturale della sua epoca e di cui incolpa  –come molti suoi contemporanei- il nuovo pubblico alfabetizzato sul cui gusto e capacità limitati si è dovuta adattare la produzione artistica. È il pubblico di quel New Journalism che proprio sulla fine del secolo si sviluppa, una massa eterogenea di nuovi lettori di riviste che trattano in breve e superficialmente temi già discussi sulle pagine dei giornali tradizionali più ampiamente e in modo erudito, privilegiando soprattutto proprio gli argomenti più vicini agli interessi dei suoi lettori. Giornali come quello fondato da Whelpdale e ispirato ad un modello reale comparso in questi anni[3], emblema del nuovo giornalismo tanto disprezzato da Gissing e simbolo di un’epoca in cui l’asservimento della cultura alle leggi del mercato mortificano l’intellettuale incapace di adeguarsi ai cambiamenti. Il mondo è dei più forti, del fit, della razza meglio evoluta ed attrezzata nella lotta per l’esistenza.

Debora Lambruschini




[1] Three deckers: formato 3 volumi, tipico dell’epoca vittoriana. L’autore produceva il romanzo in questo formato e mediante il sistema delle circulating library l’opera raggiungeva il pubblico; tale sistema era conveniente per il romanziere (era più semplice produrre in un anno un tre volumi che tre singoli romanzi) ma soprattutto per le biblioteche circolanti (che potevano dare in prestito ai propri abbonati un solo titolo contemporaneamente a tre persone diverse, ricavandone quindi un guadagno maggiore). Ma questa struttura ha ovviamente anche aspetti negativi tra cui i più immediati sono la censura (da parte delle biblioteche che rifiutano di acquistare romanzi non adatti al pubblico borghese; dagli scrittori stessi che per assicurarsi un guadagno spesso si adattavano al gusto comune) e la mancanza di controllo da parte degli scrittori sulle vendite dei propri scritti (non esisteva ancora il sistema delle royalties, uno dei diritti per cui si batte ad esempio la Society of Authors)    
[2] Le teorie di Darwin hanno in questi anni ampia diffusione e vengono applicate anche allo studio della società
[3] La rivista fondata da Whelpdale, Chit-Chat, è ispirata a Tit-Bits di George Newne uscita per la prima volta a Manchester il 22 ottobre del 1881 e di lì a poco diventata un successo e modello per numerosi imitatori. Interessante a tale proposito il saggio di Maria Teresa Chialant (il cui contributo su Gissing è in generale sempre molto interessante) “L’intellettuale tardo vittoriano di fronte allo sviluppo dell’industria culturale. Un caso esemplare: George Gissing” in AION Annali dell’isituto Orientale di Napoli (Anglistica)

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