giovedì 22 maggio 2014

#vivasheherazade - Lucia Annibali: Io ci sono. La mia storia di non amore.



Io ci sono. La mia storia di non amore
di Lucia Annibali con Giusi Fasano
Rizzoli Controtempo

pp. 270
15 Euro

Io ci sono. Un titolo che suona come un’affermazione decisa quello scelto da Lucia Annibali  per raccontare la sua storia, scritta a quattro mani con Giusi Fasano, firma storica del Corriere della Sera.
La vicenda di Lucia, avvocato di Urbino aggredita con dell’acido sul volto da un sicario dell’ex fidanzato, è diventata nota per la sua crudeltà così insensata.
In una testimonianza sentita e puntuale ha consegnato la sua vicenda, dagli eventi che hanno condotto all'aggressione alla sua rinascita.
La storia con Luca Varani ha inizio nel peggiore del modi. Lui è un bugiardo di professione, le mente soprattutto sulla relazione di dieci anni con un’altra donna dalla quale avrà anche un figlio. Lucia è complice di questo circolo vizioso perdonando le sue menzogne e dandogli nuove possibilità.
Quando Lucia sceglie di mettere fine a tanta esasperazione, il comportamento di Varani diventa ossessivo: appostamenti, scritte ambigue, intrusioni in casa arrivando persino, e questo si capirà dopo, a manomettere l’impianto del gas con il rischio di far saltare l’intero palazzo.

Cresce in lei la sensazione di essere osservata come se qualcuno volesse studiare i suoi movimenti per uno scopo preciso. E quando il 16 aprile del 2013 un volto incappucciato le lancia del liquido dritto in faccia Lucia non ha dubbi, non perde lucidità e fa subito il nome dell’ex fidanzato che dopo poche ore viene arrestato.

Lucia Annibali a "Che tempo che fa"
Lucia Annibali è una donna dalla determinazione incredibile. Forza interiore e autoronia l'hanno aiutata ad affrontare un percorso fisico ed emotivo durissimo.
In ospedale smorza la tensione preoccupandosi di ceretta e capelli, ma descrive anche nei dettagli le cure alle quali si è sottoposta, a partire dai primi interventi per ‘ripulire’ la pelle fino agli innesti ottenendo risultati sorprendenti. Il dolore delle ustioni è inimmaginabile e nemmeno la morfina riesce a placarlo:
«I giorni di un ustionato in ospedale sono visite e poi altre visite e altre ancora. Sono montagne da scalare a ogni medicazione, sono sonni agitati e dolore fisico difficile da spiegare con le sole parole. Ci vorrebbero le immagini della pelle che cambia colore, che muore e si stacca, che finisce in bocca con il suo sapore amaro, che brucia come il sale su una ferita. Ci vorrebbe una parola da inventare per rendere l’idea di mille spilli che trafiggono la faccia e tante piccole chele che la stringono fino a farla sanguinare».
A lungo la preoccupazione principale è stata la vista. Le cornee erano ‘sporche’ di acido e le chance di ritornare a vedere quasi nulle. Ma Lucia ne esce vincitrice ancora, migliora e con l’ausilio di un paio di occhiali riesce a vedere di nuovo.

Si può accettare la sofferenza, stringendo i denti, tenendo l’umore alto, ma come si può accettare di trovarsi in certe condizioni per l'odio altrui?
Lucia accoglie il giorno dell’agguato come la fine di un incubo: finalmente lui l’ha colpita e dopo l’arresto non potrà più farle del male. Si può leggere un’aggressione simile nei termini di una liberazione? Forse perché è impossibile capire il livello di insicurezza in cui Lucia, e le tante donne vittime di stalking, ha vissuto, una privazione, un pericolo così palpabile che avrebbe barattato con qualsiasi cosa, anche con l’acido.
«Adesso rileggendo nella mia mente tutto assieme, questo racconto, risento addosso quel senso orribile di insicurezza che non mi faceva vivere. Ci metto qualche secondo a tornare al presente e decifrare il luogo in cui mi trovo: ‘’È tutto finito, Luci. Sei in ospedale al sicuro, sono solo ricordi’’».
Il 29 marzo scorso Luca Varani è stato condannato a vent’anni di carcere, il massimo della pena per il rito abbreviato a cui si è sottoposto.
Dalla sera dell’agguato Lucia si è trasformata in una donna determinata a cui non piace arrendersi. Oggi porta con orgoglio i segni sul viso, una frangetta nasconde qualche cicatrice, racconta la sua storia sostenuta da tutta Italia.
Un duro colpo per chi pensava di averla annientata.

Con il presidente Giorgio Napolitano in occasione della nomina 
a Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica lo scorso 8 marzo
© La Repubblica


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