venerdì 23 maggio 2014

Le donne che pensano sono pericolose: 25 ritratti di donne a cui ispirarsi

Le donne che pensano sono pericolose
di Stefan Bollmann

Piemme, 2014

pp. 192
€ 15,00




Dopo il bestseller Le donne che leggono sono pericolose, il professor Stefan Bollmann torna con un galleria di ritratti femminili dal titolo affine, Le donne che pensano sono pericolose, un breve saggio in cui presenta venticinque esempi di donne che con coraggio hanno saputo dare il loro contributo in forme e settori diversi alla Storia del Novecento soprattutto, ma con fondamentali esempi anche nell’epoca dei lumi. Se pensare è un’attività pericolosa quando si scontra con il potere o la tradizione, lo è ancor di più quando a farlo sono le donne, quelle stesse a lungo confinate entro ruoli prestabiliti che decidono di far sentire la loro voce – spesso fuori dal coro- sfidando le convenzioni della società e del tempo cui appartengono per affermare il diritto naturale all’autodeterminazione, verso qualunque settore esso le porti. Moltissimi ambiti sono stati infatti a lungo dominati dalla presenza maschile, ma nei ritratti di Bollmann vediamo come lentamente certe rigide divisioni siano riuscite a cadere, grazie al costante impegno di donne tenaci e di una società che – ci auguriamo- sta andando sempre più verso l’abbattimento delle barriere di genere, per farsi un giorno realmente libera, democratica, paritaria. 


Come evidente fin dall’introduzione, lo spirito battagliero domina il libro ed è quella stessa linfa che ha animato le lotte delle protagoniste di queste pagine che hanno scelto di tradurre in azione i propri desideri e provato a cambiare il mondo in cui vivono. Cinque capitoli per tracciare altrettante macro-aree in cui nel corso del Novecento le donne si sono imposte con tenacia combattendo le tradizionali riserve patriarcali: ci sono filosofe, sociologhe e antropologhe del primo Novecento, scienziate pronte ad abbattere le reticenze di un ambiente troppo a lungo a loro precluso, femministe in lotta per la conquista dei diritti delle donne, giornaliste e scrittrici contro il potere e l’ipocrisia di cui si fanno testimoni, ed infine protagoniste della politica e quindi della Storia che di quel potere sono diventate detentrici nonostante le difficoltà e i pericoli. Sono ritratti veloci e parziali ovviamente, di donne molto diverse tra loro ma accomunate dal desiderio di affermarsi in un mondo prettamente maschile spesso violento o incapace di comprenderle che l’autore tratteggia appena, con lo scopo di restituire al lettore uno sguardo panoramico sulla storia recente. 

Il maggior limite di questo saggio è appunto il racconto troppo superficiale di vite straordinarie e inevitabilmente quindi diviene una galleria di ritratti solo accennati, in cui si è scelto di cogliere un aspetto predominante della figura che senza dubbio stuzzica la curiosità dei lettori (e le possibilità di approfondire sicuramente non mancano, lo stesso autore da interessanti indicazioni bibliografiche alla fine del libro) ma non ricostruisce minimamente la complessità biografica e storica delle donne protagoniste di queste pagine. Se l’intenzione di Bollmann è stimolare la curiosità e lasciare al lettore la libertà di cercare altri canali di approfondimento intorno alle figure che maggiormente lo hanno colpito, senza dubbio l’obiettivo è stato raggiunto; ma parallelamente questi sguardi rapidi e parziali lasciano insoddisfatti per la loro incompletezza, le poche pagine dedicate ad ogni figura sono presto dimenticate rendendo quindi legittima la domanda su quale sia in fondo il senso di questa sequenza superficiale, ben confezionata e con spunti interessanti certo, ma troppo simile ad un prodotto di rapido consumo come ce ne sono già troppi in rete. 

Interessante senza dubbio la suddivisione nei sopracitati capitoli, dove l’autore accosta personalità differenti per contesto geografico o ideologico ma accomunate dallo stesso spirito battagliero nel tentativo di cambiare il mondo entro cui si muovono; in generale sono tutte donne che, in maniera diversa, rifiutano di aderire al pensiero dominante, alla tradizione, che non si piegano al potere e ai dettami della società patriarcale. Sono donne come Lou Andreas Salomé impegnata nella personale battaglia per l’autodeterminazione quando anche significhi rifiutare la sfera sessuale o Simone de Beauvoir alla costante ricerca di un rapporto paritario con l’uomo; alcune cercano di cambiare il mondo che le circonda altre semplicemente la propria vita, spesso le due cose coincidono e i desideri di sessant’anni fa non sono in fondo tanto diversi da quelli di oggi (un esempio su tutti, Alva Myrdal e il tentativo di conciliare vita famigliare e lavorativa); e libertà molto spesso coincide con liberazione da schemi sessuali prestabiliti per accettare invece la propria sessualità, come nel caso di Susan Sontag (legata sentimentalmente all’altrettanto celebre Annie Leibovitz, di cui purtroppo manca nel libro un ritratto a sé) o l’invocazione del diritto che ogni donna ha su se stessa e il proprio corpo che si inserisce nel dibattito su aborto e anticoncezionali; immancabili poi i profili di Oriana Fallaci e Anna Politkovskaja, esempi di donne che non temono il potere e per la loro schiettezza e visione del mondo non sempre sono risultate simpatiche (come nel caso della Fallaci e le sue considerazioni sull’Islam) o la cui voce talmente potente da essere messa a tacere da quei nemici contro cui incessantemente combatteva; per altre il potere contro cui scontrarsi è un mondo maschile che per lungo tempo non ha accettato la presenza femminile, come nell’ambito della scienza, della politica o perché no anche della graphic novel tradizionalmente monopolio dell’uomo (sia in veste di consumatore che di autore di fumetti) e che anche grazie al coraggio di Marjane Satrapi con il suo Persepolis sta lentamente facendo posto alle donne; e dalla critica al potere alla sua gestione il confine si è fatto labile e le donne che hanno ambizioni politiche – e a qualunque orientamento ideologico facciano riferimento- non possono sicuramente dimenticare gli esempi di Margaret Thatcher, ad oggi unica donna diventata Primo Ministro del Regno Unito, o Aung San Suu Kyi che ha sacrificato tutto – la famiglia, la libertà- per il suo popolo e il diritto a governare.

Non mancano quindi gli spunti su cui riflettere nel quadro generale della questione femminile: a proposito del ruolo della donna nella società contemporanea, il compromesso necessario tra sfera famigliare e lavorativa, l’abbattimento delle tradizionali separazioni di genere, la questione dei diritti civili e dell’autodeterminazione. Ognuna di queste figure accennate da Bollmann può essere in maniera diversa punto di partenza quindi per considerazioni generali sul potere del pensiero femminile quando si traduce in azione dirompente, esempio di come dal volere del singolo possano talvolta scaturire conseguenze di interesse per molti e lentamente contribuire a cambiare la società. Impariamo dagli esempi femminili scelti come la creatività e l’essenza più vera di una persona possano essere soffocate dai rigidi schemi comportamentali cui ci adeguiamo e come al contrario quando ci si liberi dal peso del giudizio e del conformismo tutto il nostro potenziale possa finalmente esprimersi nell’arte, nella scrittura, nello studio, nella politica in qualsiasi contesto a noi affine; ma allo stesso tempo risulta evidente come ciò che siamo, il mondo in cui siamo cresciute, ciò che ci è stato insegnato non sempre limiti la nostra visione e le nostre ambizioni ma spesso sia in realtà un bagaglio culturale importante su cui costruire il futuro, forse da una posizione marginale, un po’ da outsider, ma proprio quella particolarità può essere in certi casi la vera forza, il tratto distintivo e la lente da cui guardare il mondo. 

E soprattutto il messaggio che più forte traspare da queste pagine è l’inno all’ambizione, tratto a lungo tempo tipicamente maschile e spesso ancora oggi ombrato da valenza negativa, che invece può essere un punto di forza e una predisposizione da coltivare, perché è grazie proprio all’ambizione che sono state possibili molte delle conquiste qui raccontate. Ambizione è desiderio di farcela in un mondo maschile, è non arrendersi di fronte alle difficoltà, è fiducia nelle proprie capacità e aspirazione a far sentire sempre più forte la propria voce unica e chiara espressione dell’io. Il dialogo con il potere e il suo esercizio poi sono da sempre oggetto di discussione a proposito non solo della questione femminile ma anche di riflessioni più astratte sulla misura in cui la presenza di donne ai vertici della politica avrebbero evitato sistemi dittatoriali o perfino eventi bellici; alla base forse la generale – anche se non sappiamo dire in che misura realistica- convinzione a proposito dell’attitudine femminile al dialogo, alla pacificazione, alla risoluzione non conflittuale dei problemi e – alcuni sostengono- un attaccamento meno morboso al potere conquistato. 

Anche la sfera dell’eros – uno dei capisaldi della riflessione femminista - emerge con chiarezza dalle pagine e si accompagna al desiderio di libertà dalla rigida morale borghese alla scoperta della propria identità sessuale, fino all’aspirazione ad un rapporto paritario con l’uomo in una relazione cioè non più condizionata dai drammi legati alla sessualità dove, per dirlo con le parole di Simone de Beauvoir, uomini e donne sarebbero molto più in sintonia «se riuscissero a riconoscersi come uguali e vivessero il dramma erotico in amicizia» e, continua Bollmann, «se entrambi godessero della propria libertà» riprendendo de Beauvoir «non avrebbero più voglia di combattere per ingannevoli privilegi. Potrebbero scoprire la fratellanza». Ma soprattutto libertà nella sfera sessuale è diventata la parola chiave delle lotte femministe: di scegliere il proprio compagno, di costruire relazioni anche non vincolate dal matrimonio, di non portare a termine una gravidanza, di accedere facilmente e svincolate da giudizi agli anticoncezionali. E in quest’ottica la libertà sessuale ha spesso coinciso con l’accettazione della propria omosessualità, ritenuta parte fondamentale dell’identità: 
 Il mio desiderio di scrivere è legato alla mia omosessualità. Ho bisogno della mia identità come arma, come controparte all’arma che la società punta contro di me. Non giustifica la mia omosessualità, ma ritengo mi procuri una legittimità certa. (Susan Sontag) 
Donne straordinarie, estremamente diverse tra loro, caparbie e coraggiose, capaci di imprese straordinarie che solo una generazione prima sembravano impossibili; piccole donne dallo spirito immenso capace di ammaliare con la forza delle loro convinzioni persone ad ogni angolo del globo, altre con cui entrare in empatia sembra impossibile – per convinzioni, per carattere- ma tutte in qualche modo testimoni e protagoniste della Storia senza le cui battaglie il mondo sarebbe un luogo molto più oscuro. Donne a cui ispirarsi come esempio di ciò che possiamo fare e delle lotte che ancora sono necessarie; e forse quindi è proprio alle giovani menti che questo breve saggio può fare il regalo più grande, stimolando cioè alla presa di coscienza della disarmonia che ancora percorre il mondo mediante l’esempio di altre che prima di noi hanno contribuito al cambiamento.

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