sabato 31 maggio 2014

CriticaLibera: Invito alla lettura delle "Bucoliche" di Virgilio

Paul Gauguin, Laguna bucolica

È oggi difficile incontrare un pastore per strada (se ancora i pastori esistono!), pastori-compositori di versi d’amore che si dilettano in competizioni poetiche intorno a un ruscelletto, a “candidi pioppi” mentre intrecciano ceste di vimini durante la “primavera fulgida di porpora”.

Bucoloi in greco vuol dire proprio pastori, e le Bucoliche sono canti di bovari/pastori, dieci componimenti, per la precisione egloghe “carmi scelti”, in esametri dattilici, che Virgilio scrisse tra il 42 e il 37 a.C.; è il tempo delle guerre civili che seguirono all’assassinio di Cesare, del secondo triumvirato e della pace di Brindisi del 40 a.C. tra Ottaviano e Antonio, dell’esproprio delle terre per distribuirle ai veterani di guerra, fino a giungere all’Impero di Augusto. La cornice ambientale è quella del locus amoenus, l’Arcadia teocritea, che in Virgilio non è un posto reale ma un rifugio poetico in cui ritirarsi in quegli anni sanguinosi della fine dell’Età Repubblicana; l’Arcadia come regione dell’animo, angolo remoto e paesaggio incontaminato.

L’armonia stilistica è sottile legame tra gli elementi della natura, l’uomo si muove in questo locus di  motivi ricorrenti, dalle silvae alle myricae, agli arbusta alle capellae; il gregge c’è ma è ignaro, pascola da sfondo all’uomo che ricerca l’equilibrio. Virgilio fu il primo a comporre carmi nel genere bucolico a Roma e ne fu il fondatore nella latinità, con esplicito e dichiarato modello in Teocrito, poeta greco del III secolo a.C. Se Teocrito è il modello dei temi e dei motivi, i Neoteroi lo sono nello stile: canti brevi e freschi, eleganza nella forma e cura nelle corrispondenze delle parole e dei versi; le figure retoriche hanno una funzione semantica, non sono mai semplice composizione di stile, esprimono un concetto, spesso un contrasto emotivo, altre volte esaltano un’idea. Il lessico fa largo uso del linguaggio sacrale e naturalmente del linguaggio agricolo-bucolico, in cui i sostantivi sono sistematicamente accompagnati dagli aggettivi corrispondenti (tenui avena; dulcia arva; etc).
Prima opera di Virgilio, le Bucoliche si affermarono come modello della poesia occidentale, ispirandola, dall’età classica fino a Pascoli. Pennacchietti definisce le Bucoliche l’opera più alessandrina di tutte, più vicina alla poesia che Catullo e i Neoteroi ritrovarono nell’ opera di Callimaco.

Antonio Nunziante, Arcadia
Tracce di Epicureismo sono visibili in tutta l’opera virgiliana e in particolar modo l’influsso dell’opera e del pensiero di Lucrezio, rintracciabile nell’eglogla VI. Tuttavia le egloghe di Virgilio non sono nugae poetiche, disinteressate e scevre da questioni morali e civili come quelle dei Neoteroi, anzi, sono precisi richiami alla realtà storica e alle sue vicende personali. La I e la IX egloga hanno carattere autobiografico ma non una cronologia certa, così come è ancora dibattuta la questione della precedenza dell’una sull’altra. Certo è che entrambe si riferiscono agli accadimenti che seguirono la battaglia di Filippi del 42 a.C., quando le terre della zona di Cremona e di Mantova furono confiscate ai vecchi coloni per distribuirle ai veterani di guerra.

C’è una fondamentale questione che riguarda l’utilità delle opere del passato su un presente il cui tempo è una categoria dipendente dal sistema di riferimento; certo, rileggendo le Bucoliche non si imparerà a pascolare il gregge e tanto meno a montare i pneumatici di un’automobile, ma qualcosa c’è di oggi, perché ci sono le persone e i grandi sentimenti. In diversi appuntamenti su Pillole d’Autore rileggeremo alcune egloghe di Virgilio, estrapolandone i  temi e conoscendo i diversi personaggi.
Basta, ragazzo, adesso facciamo ciò che preme;
canteremo meglio i suoi canti quando verrà egli stesso.
         (Bucoliche, Egloga IX, vv.66,67) 

Isabella Corrado

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