mercoledì 28 maggio 2014

#CriticaNera. Napoli noir: "Prima della battaglia" di Bruno Arpaia

Prima della battaglia. Un'indagine del commissario Malinconico
di Bruno Arpaia
Guanda, 2014


L'attento lettore di Bruno Arpaia non avrà bisogno dell'avvertenza dell'autore che informa del fatto che quell'Alberto Malinconico protagonista di Prima della battaglia lo aveva già incontrato qualche anno fa, nei panni di un ragazzo napoletano in Il passato davanti a noi (Guanda, 2006). Ciononostante, lo stesso lettore attento, una volta esauritasi l'enfasi dovuta al gioco intertestuale, scoprirà che il battesimo noir dello scrittore partenopeo non è dei più semplici.

Il commissario Maliconico ha l'incarico di indagare sulla morte di uno scrittore, Andrea Ruspoli, investito da un camion uscito di carreggiata. Quello che all'apparenza sembra un caso di facile e scontata soluzione diviene ben presto un vero e proprio groviglio. Maliconico ha il solo merito di farsi cogliere da un dubbio e iniziare a indagare: va a Scampia, il quartiere più degradato e malfamato di Napoli, dove pare che tutto cominci e tutto debba in qualche modo finire. Il dubbio del commissario viene confermato, ma la sua indagine è prontamente interrotta da un incarico piovuto dal cielo per i Servizi Segreti. Per questo motivo vola in Messico e, in quello che doveva essere un ruolo di appoggio all'Interpol, trova, per pura casualità, importanti elementi di connessione con la storia di Ruspoli, ovviamente caduto nella macina tritarifiuti della camorra. Come da copione, nel manoscritto dell'ultimo romanzo della vittima Malinconico trova numerose conferme e risposte a ciò che sta vivendo. Di fatto, Prima della battaglia si conclude con la vittoria morale del commissario, che non porta a casa il colpevole, né si avvicina al suo nome, ma vede uno spiraglio di giustizia quando viene informato dell'immininte blitz (la battaglia) che dovrebbe portare all'arresto di «quattro o cinque capoclan» (182). In questa pagina finale spicca la frase che non ti aspetti, o meglio, te l'aspetteresti da un scrittore di primo pelo, da uno di quelli che ha bisogno di mettere in luce la conoscenza di alcuni meccanismi: «Ah certo: quello di Rispoli era solo un romanzo. Ma, si sa, a volte i romanzi...» (ivi).
A volte i romanzi sono più veri del mondo reale e in quello della vittima c'era tutto quello che serviva per arrivare fino a quel punto.
Prima della battaglia non è un cattivo romanzo. Se si trattasse di un'opera prima ci sarebbe anche da rallegrarsi dell'esordio di un bravo autore. Ma da uno scrittore esperto, e di qualità, come Bruno Arpaia c'era da aspettarsi di più. Una Napoli struggente, capace di coniugare il bello e il brutto, sintesi perfetta di un Paese in declino, in cui si muove, come un pesce nell'acqua, un commissario con evidenti problemi di relazione con l'altro sesso, un buon appetito e il vizio della lettura. Un film, questo, già visto: Pepe Carvalho, Fabio Montale, Bacci Pagano, Salvo Montalbano. Si tratta di un insieme di ingredienti che si stanno via via configurando come la base di una ricetta sulla quale, però, ogni cuoco/scrittore ha il dovere di inserire quell'ingrediente che la rende unica e diversa dalle altre, che le dà un sapore particolare. Detto ciò, quello che manca a Malinconico è prima di tutto un Catarella, un Biscuter, un Petrusiello, qualcuno che gli faccia da controparte, che dia estro alle sue giornate. Ma soprattutto, a questo commissario manca quella cifra che lo potrebbe rendere unico. Per ora è uno dei tanti, non si distinguerebbe se non fosse per l'autorità del suo creatore. La sua storia, del resto, si legge bene per due ragioni. In primo luogo Napoli, che è lo scenario perfetto per questo genere di storie. Anche se non basta più declinarne le bellezze e le bruttezze: dalle pagine dovrebbe uscire tutto l'odore del marcio dei suoi vicoli, il profumo dei suoi giardini e la luce del suo lungomare. Il lettore ha bisogno di sentire che le contraddizioni della città sono cosa viva, e non il riflesso di uno stereotipo. Poi, la prosa di Arpaia, che rimane comunque di piacevole lettura: la trama è strutturata in maniera impeccabile e il fatto che non succeda nulla, che non ci sia indagine e manchi del tutto il mistero, non è necessariamente un difetto. Anzi, è lo specchio della società italiana, immobile, dove tutto sembra succedere per caso. Ciononostante, il metodo di lavoro di Malinconico non è molto chiaro e non si capisce in base a quali intuizioni arrivi alle sue conclusioni. Legge e rilegge il romanzo di Ruspoli senza mai uscire dalle pagine del manoscritto, senza mai tuffarsi nella realtà che lo circonda.

In conclusione, a Prima della battaglia manca qualcosa: un'imperfezione, prima di tutto nell'autore e nella sua prosa, o un dettaglio, che scalfisca la corazza di questo commissario oscuro, dentro cui il lettore non riesce a entrare, ma che ha un cognome perfetto, Malinconico.

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