domenica 27 aprile 2014

Pillole di Autore - Il balletto tra razionalità e follia: il tango dei cronopios e dei famas




Storie di cronopios e di famas
Titolo originale: Historias de cronopios y  de famas
di Julio Cortázar
Einaudi, traduzione Flaviarosa Nicoletti Rossini

Tutto questo mio discorso bipolare non tende ad altro che a preparare l’entrata in scena dei due cortei contrapposti dei cronopios e dei famas, due genie di esseri danzanti e pullulanti, o categorie antropologiche primordiali che sono la creazione più felice e assoluta di Cortazar.

Così Italo Calvino, nel 1981, commentava questa raccolta di racconti brevi ad opera della mente di Julio Cortázar. Autore di origine argentina e naturalizzato francese è stato una delle penne più surreali, simboliche e a-razionali del secolo scorso. La sua produzione è vastissima e spazia dal saggio alla raccolta di racconti, dal romanzo alla produzione teatrale, sempre intriso di quei sottintesi e di quei trabocchetti di significato che lo rendono un autore di non semplice comprensione, almeno alla prima lettura.
Storie di cronopios e famas è una raccolta del 1962 di racconti brevi ed apologhi che nasce divisa in quattro sezioni: manuale di istruzioni, occupazioni insolite, materiale plastico e, finalmente, storie di cronopios e famas. Le prime tre parti si presentano come un lungo e spezzettato antefatto all’ingresso in scena dei protagonisti del titolo che Calvino così ci presenta:
Dire che i cronopios sono l’intuizione, la poesia, il capovolgimento delle norme e che i famas sono l’ordine, la razionalità, l’efficienza, sarebbe impoverire di molto, imprigionandole in definizioni teoriche, la ricchezza psicologica e l’autonomia morale del loro universo.

I cronopios e i famas potrebbero essere questo, a prima vista:
Che le tartarughe siano grandi ammiratrici della velocità è cosa del tutto naturale. Le speranze lo sanno, e se ne infischiano. I famas lo sanno, e ne ridono.I cronopios lo sanno e ogni volta che incontrano una tartaruga tirano fuori i gessetti colorati e sulla curva lavagna della tartaruga disegnano una rondine.
Ma le tre sezioni iniziali del volume, Manuale di istruzioni, occupazioni insolite e materiale plastico, ci hanno insegnato che si può saltare elasticamente tra precisione intrisa di completa follia e irrazionalità con una sconcertante logica di fondo. 
Perché se è vero che i cronopios e i famas sono le due contrapposizioni che lottano nell’animo umano, altrettanto è vero che, per usare la fraseologia popolare, gli opposi si attraggono e, talvolta, coincidono.
Quando i famas fanno un viaggio, le loro abitudini, quando si fermano a dormire in una città, sono le seguenti: una fama va all’hotel e prudentemente vuole sapere il prezzo delle camere, rendersi conto di persona della qualità delle lenzuola e del colore dei tappeti. Il secondo va al commissariato e stila una dichiarazione sui beni mobili e immobili dei tre e fa anche l’elenco del contenuto delle loro valigie. Il terzo va all’ospedale e prende il nome dei medici di turno nonché delle loro specializzazioni. Finite queste incombenze, i tre viaggiatori si riuniscono nella piazza principale della città, si comunicano le rispettive osservazioni ed entrano in un bar a prendere un aperitivo. Prima però si prendono per mano e fanno un girotondo. Questa danza è detta “allegria dei famas”.
Così come i famas manifestano vene di allegra follia, anche i cronopios possono sentire disorientamento per i buchi della realtà.
Un cronopio va ad aprire la porta di casa e nel mettere la mano nella tasca per prendere la chiave si trova invece in mano una scatola di fiammiferi, allora questo cronopio ci resta male e comincia a pensare che se invece della chiave trova i fiammiferi può essere accaduto l’orribile fatto che il mondo si sia spostato di colpo, e magari, dato che i fiammiferi sono dove dovrebbe esserci la chiave, può capitargli di trovare il portafoglio pieno di fiammiferi, la zuccheriera piena di denaro, e l’elenco telefonico pieno di musica, e l’armadio pieno di numeri di telefono, e il letto pieno di vestiti e i vasi pieni di lenzuola, e i tram pieni di rose e i campi pieni di tram.
Viene spontaneo cercare di identificarsi in uno di queste due genie, l’eterna lotta tra i “precisini” e i “disordinati”. Io mi sono sempre ritenuta una fama: eppure ho letto questo libro al contrario, partendo dall’ultima sezione e risalendo verso la prima come avrebbe fatto uno spensierato cronopio.

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