giovedì 10 aprile 2014

Scrittori in ascolto - Un libro, un sondaggio, un incontro e tante domande

7 aprile 2014, h. 11.30
Officina 22, Milano

Ci sono domande che tutti quanti ci poniamo, a volte ad alta voce, a volte solo la sera prima di andare a dormire. Tra queste, sarà capitato di domandarsi: a che età vorrei tornare e vivere perpetuamente? Un avverbio impegnativo, certo, che non si presta a risposte superficiali. E lo dimostra il sondaggio che ha portato avanti online la società di consulenza Barabino & Partners su un campione di 2400 soggetti anonimi (di cui 1476 erano donne) tra febbraio e marzo.
Una ricerca simile è stata condotta anche negli Stati Uniti, con risultati abbastanza sorprendenti: se potesse tornare indietro, in America un uomo su tre e una donna su quattro sceglierebbe di rimanere per sempre nella fascia tra i 15 e i 19 anni. Insomma, l'adolescenza non intimorisce, nonostante sia una delle età più complesse e piene di disequilibri, come ricordava Scaparro.
In Italia, invece, non è andata così: oltre il 32% ha scelto tra i 30-40 anni, ovvero la maturità, perché (in ordine di apprezzamento) vi trova maggiore stabilità personale e professionale; consapevolezza; maturità ma ancora forza fisica; contesto familiare; esperienza; sicurezza.
Parafrasando il proverbio francese "se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse", la maturità sa e può, per questo è l'età ideale.


Luca Barabino, Francesca Manco, Gianna Schelotto, Lella Costa e Fulvio Scaparro

Queste le mosse da cui ha preso avvio un'animata conversazione, a tratti dibattito, nella sede milanese di Barabino & Partners: con i rappresentanti della società, la psicoterapeuta e scrittrice Gianna Schelotto, appena uscita per Mondadori con Le rose che non colsi; la sempre amata e brillantissima Lella Costa e il professore e psicoterapeuta Fulvio Scaparro.

Fin da subito, è emersa una verità rassicurante (soprattutto per chi, come me, è abituata a non fidarsi tanto dei numeri, ma della soggettività e della bontà delle argomentazioni): anche i dati si possono sempre mettere in dubbio. Ad esempio, chi mette alla prova l'assoluta sincerità del campione? Quanto contano, poi, le sovrastrutture mentali e sociali nelle donne che hanno risposto 30/40 anni per via dei figli?
La risposta "Adesso", scelta dell'11,29%, ha suscitato non poco dibattito, perché da un lato potrebbe ottimisticamente rimandare alla soddisfazione attuale; dall'altro, a una visione nichilistica di chi non crede nel futuro. Avrei voluto intervenire ma, si sa, con troppi psicanalisti al tavolo ci vuole un certo coraggio a prendere la parola. In ogni caso - visto che anch'io avrei risposto "adesso" - avrei voluto mediare queste due posizioni antitetiche: si può scegliere "adesso" perché con i pro e i contro si accetta la sfida del presente, con la giusta curiosità per prendere la rincorsa e affrontare gli ostacoli successivi.



Un altro tema dei più discussi riguarda gli amori ritrovati e rivissuti, a distanza di anni, come se riportassero indietro nel tempo: la cristallizzazione dell'esperienza prima, infatti, rischia di portare a vivere emozioni su binari paralleli. Il risultato? L'infelicità. D'altra parte, come ammette la Schelotto, "le coppie felici non vengono da me in terapia". Verità sacrosanta, ma proprio questo rapporto complesso e ambivalente col passato e la memoria - fondamentale da un lato, rischioso dall'altro - ha ispirato i racconti che compongono Le rose  che non colsi, appena uscito per Mondadori. Ora che il libro c'è, con tanto di autografo, non resta che leggerlo, e provare a rispondersi all'ennesima domanda: dove finisce la psicoterapeuta e inizia la scrittrice? Solo la lettura darà la risposta. Che proveremo a trasferire in una recensione. Come sempre.

GMGhioni

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