venerdì 14 marzo 2014

Metti Amleto e Medea nel vecchio West


Golden Boot
di Paolo Nelli
Fazi Editore, 2012

€ 16,00
pp. 222

Un polveroso villaggio del Far West, un ragazzino che preferisce i sonetti di Keats ai fucili, un integerrimo reverendo che irrompe nella vita della cittadina e decide di allestire una Medea nel teatro del saloon: questi gli elementi di Golden Boot, romanzo di Paolo Nelli pubblicato nel 2012 da Fazi Editore.
Il più grande pregio del libro è quello di avere acutamente evitato ogni banalizzazione nella costruzione dei personaggi e nel lieto fine. A Golden Boot non c’è spazio per nessuna romantica idealizzazione: le prostitute non sanno leggere, il perdono non arriva a redimere le colpe, l’unica legge conosciuta e praticata è quella della vendetta. Nel Far West di Nelli il tempo segue un corso circolare: il forte vince sempre sul debole e i personaggi recitano le parti che sanno, con lo scopo di arrivare vivi alla fine della giornata. Anche l’amore è un rituale: Angela, la madre del ragazzo, sa che “la vita non mantiene le promesse” ma deve pur continuare, e la proprietaria del saloon, Rose, aspetta ogni anno l’arrivo del carrettiere Rusty, con cui rinnova le promesse d’amore a ogni primavera:
Quando Rose tornò di sotto, Rusty aveva già terminato il pranzo e, appoggiato al pianoforte, si stava arrotolando con una sola mano la sigaretta. Sui tavoli una patina pesante di polvere si era depositata in quei giorni di lavoro e Rose si mise a pulire con la calma di un pomeriggio qualunque, nel ballo del loro avvicinamento, nel valzer dei silenzi, delle parole non necessarie, degli attimi di attesa delle cose conosciute.
La speranza e il futuro sono affidate al giovane Chuck, che impara a tessere la sua storia mentre cuce stivali e scrive ingenue poesie d’amore. Della sua formazione sono incaricati i personaggi maturi del romanzo e invecchiati dalla vita: il maestro del villaggio, il calzolaio, la prostituta. Tra la polvere il ragazzo cresce, passa dall’essere chick (pulcino) all’essere pienamente Chuck, un uomo capace di  interrogarsi e di prendere in mano il proprio destino.
“Bill”, disse Chuck, “che significa diventare uomini? […] Io voglio diventare un uomo che considera l’intelligenza più importante della forza”. “Uhm”, disse Bill. Il caso non era semplice e il ragazzo era davvero cresciuto. “Dimmi, ragazzo, per fare un buono stivale ci vuole più forza o intelligenza?”. “Intelligenza”, rispose subito Chuck. Bill lasciò depositare la risposta. Recuperò lo stivale a cui stava lavorando e lo passò a Chuck. “E se tu vuoi continuare a lavorare questo stivale con intelligenza, a che cosa starai più attento?”. Chuck lo soppesò. Fece scorrere il dito sulle cuciture del polpaccio. Osservò il tallone, ne tastò il supporto interno che garantiva stabilità e durevolezza. Adesso, da fare, c’erano la cucitura e l’incollamento a caldo degli strati delle suole. Picchiò con le nocche la pianta. “Alle suole, come farai tu”, disse. “Oltre alla soletta, applicherei due strati esterni, perché sia più forte”. “Bene”, disse Bill. Aspirò dal sigaro. Non accennò a dire altro. “Hai dato tu la risposta, ragazzo. Un uomo intelligente è come lo stivale che hai in mano. Se vuole resistere nel mondo deve essere doppiamente forte. Il mondo ha paura degli uomini intelligenti, e fa di tutto per poterli eliminare”.
Paolo Nelli
Paolo Nelli ci propone un inedito Amleto in chiave western: nel villaggio di cercatori d’oro, un ragazzo cerca la sua propria identità per entrare nel mondo degli adulti. Eppure Golden Boot non è un romanzo di genere, perché l’autore va oltre e intreccia la sua storia con il mito, con la tragedia di Medea. L’archetipo è strumento per decifrare l’altra tragedia, la morte del padre, che sconvolge la vita di Chuck e lo porta a interrogarsi sulla vendetta e sulla giustizia.

Nonostante un linguaggio a volte troppo descrittivo e che potrebbe osare di più, la prosa di Paolo Nelli è scorrevole e ingegnosa nei suoi giochi di citazioni e rimandi letterari. Una buona prova letteraria, che del resto non è la prima per l’autore che da Londra, dove vive e insegna lingua e cultura italiana, ha già pubblicato altri libri.
Golden Boot è un romanzo che mostra ancora una volta come il classico, se usato bene, non è mai un mero e colto abbellimento della trama, ma si inserisce in essa dispiegandola e interpretandola. Lo stupore nell'intendere l’universalità del mito è maggiore quanto maggiore è lo scarto tra l’archetipo e il nuovo contesto: la bravura di Paolo Nelli è stata quella di saper adattare la simbolicità delle eterne storie di Amleto e Medea a un contesto quanto mai lontano da esse, quale quello di un Far West ormai sterile di oro e di sogni.



Serena Alessi

1 commenti:

Anonimo

I love Paolo Nelli!