lunedì 10 marzo 2014

"Come fossi solo" Marco Magini


Come fossi solo
di Marco Magini
Giunti, 2014

€ 14
pp. 224
Because of everything that happened I feel terribly sorry, but I could not do anything. When I could do something, I did it. - Dražen Erdemović

A Srebrenica, dicono le fonti ufficiali, persero la vita 8372 persone. Uccise per mano dell'esercito serbo-bosniaco. Erano musulmani bosiaci, in maggioranza civili, uomini tra i 14 e i 65 anni. Furono sepolti in fosse comuni, riaperte a distanza di mesi per disperdere i corpi e rendere impossibile il riconoscimento.
L'Onu era entrata nell'enclave di Srebrenica due anni prima, per proteggere, difendere e tutelare la popolazione, quasi del tutto musulmana, che lì era sotto assedio, privata di cibo e di acqua. L'11 Luglio del '95 l'esercito serbo-bosniaco riuscì a entrare definitivamente nella città. I caschi blu erano presenti anche nei giorni della strage, che non riuscirono ad evitare.
Lì, dove qualcuno combatteva a favore dell'ideale della grande Serbia, convinto delle azioni che portava avanti, qualcun altro si è arruolato per garantire uno stipendio a casa. Dražen Erdemović
fu l'unico a confessare di avere partecipato al massacro, l'unico processato e condannato. Uno che non avrebbe voluto, ma ha dovuto.

Tre sono le voci che si mescolano all'interno di questo romanzo, che vuole ripercorrere la vicenda di Srebrenica.
C'è Drik, casco blu olandese, rappresentante del contingente Onu colpevole di non aver impedito la strage.
Perché cazzo ci hanno mandato qui? Vorrei vederci loro, quelli del ministero, in questo paese di merda. Ci hanno messo in testa questi elmetti blu per facilitare il lavoro dei cecchini. Non è rimasta neanche abbastanza benzina per pattugliare la città coi blindati. Se non fosse per la minaccia del cielo, quelli nel bosco ci avrebbero fatto la festa da mesi. È, fra tutti i disagi, proprio questa sensazione di impotenza la cosa che non riesco a mandare giù.
Sensazione di impotenza. Anche quando, forse, avrebbe potuto fare di più. Drik testimonia l'avvicinarsi dei serbi e quando la città è presa tutti i bosniaci lì presenti si riversano nella base Onu, sperando di trovare un aiuto. Drik capisce, intuisce. Risuonano nella sua mente le parole “pulizia etnica”. Lui stesso si rende conto che la situazione è ormai fuori controllo e i serbi sono i padroni del campo. Assiste a una scena di violenza assoluta, a danno di una madre musulmana, ma rimane inerme. Stila una lista di civili, sperando di poterli salvare. Ma non varrà a nulla. Intanto i pullman carichi di civili partono per chissà dove, sotto i suoi stessi occhi.

C'è Romeo Gonzales, magistrato spagnolo, chiamato al tribunale internazionale per giudicare Dražen Erdemović. È ormai alla fine della sua carriera, vede questa un'occasione per ampliare il suo prestigio personale, per giudicare la Storia. Dovrebbe essere garante di lealtà, ma non andrà esattamente così. Cambia idea, influenzato da questioni secondarie e che egli stesso definisce tali.
Mi sono comunque sforzato di mantenere separati il mio giudizio sul caso e le eventuali simpatie personali verso i colleghi. Ma non ci sono riuscito.
Dalle sue parole emerge un esercizio della legge povero e non sempre limpido e una certa visione della Storia:
Quella che noi siamo abituati a chiamare Storia non è altro che l'insieme delle azioni di grandi uomini, siano esse esempio di grandezza assoluta o sintesi di malvagità estrema. Ma il motore della Storia è un altro. Il motore della Storia sono i milioni di uomini che lottano con le loro inadeguatezze, con le loro paure e le loro ambiguità.

E poi, Dražen. Sono nato a pochi chilometri da qui, nella parte a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina da genitori croati. Non che questo facesse una gran differenza per me. La mia generazione non si è mai domandata se la ragazza con la quale uscivamo fosse serba o croata, o se il compagno di squadra fosse musulmano.
Ai tempi di Srebrenica era un soldato già alla terza divisa, senza mai averne voluta indossare una. I suoi commilitoni lo chiamano mezzosangue ed se è lì è soltanto per sua moglie e sua figlia convinto, fino a quando l'evidenza non lo smentisce, di dover provvedere a trasportare munizioni, a rifornire l'esercito. Se ho delle responsabilità non voglio sentirle, non sono io a premere il grilletto e questo mi basta per dormire la notte.
Invece no. Quando si rende conto cosa i suoi superiori vogliono da lui, quello che deve fare a quella fila di civili innocenti capisce davvero cosa sia la guerra. Allora prova a opporsi, ma il suo pensiero torna a sua figlia. L'unica cosa a cui devo pensare è non tornare a casa in una bara.
E allora spara. Gli ho sparato davvero io? Non ricordo, non ricordo neanche a chi abbia sparato. Ho preso la mira come se si trattasse di un addestramento, ho preso la mira come si fa con le sagome al poligono. Sparerà a una settantina di persone, quel giorno. Come in una sorta di trance, continuando a bere brandy.
Chi saremo alla fine di tutto questo? Ho la chiara sensazione che una parte di me resterà sempre qui, la parte di me che è morta insieme a loro. (...) perché non sono morto? Perché ho deciso di vivere? Posso davvero pensare di vivere dopo tutto questo? (...) Come sarebbe bello dormire, come sarebbe bello dimenticare. La mia vita inizia oggi, la mia vita con il mio nuovo me, un me che avrei preferito non conoscere, non incontrare. Ogni mia azione, ogni mio pensiero e decisione, d'ora in poi, saranno una conseguenza del ricordo di questa giornata.

Marco Magini, autore emergente che così esordisce e si posiziona in finale al Premio Calvino, è giovane ed era un ragazzo durante la guerra in Jugoslavia. Questo non gli ha però impedito di documentarsi e scrivere un romanzo sul genocidio di Srebrenica. Un testo forte, emotivamente intenso, che ha il merito di rievocare un capitolo così problematico della nostra storia Europea, assolutamente ancora attuale e inconcluso. Solleva domande alle quali non possiamo e non sappiamo rispondere, ma già porle e affrontarle è importante.
“Come fossi solo” è un testo interessante, che tratta un evento cruciale della nostra storia europea e che permetterà di riprendere in mano un passato scomodo, di informarsi a riguardo e di analizzarlo.


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