lunedì 3 marzo 2014

#Scrittori In Ascolto - Incontro con Pierre Lemaitre





Incontro con Pierre Lemaitre
Hotel Cavour, Milano, h. 17.30


In un pomeriggio uggioso con una pioggia e un traffico tipicamente milanesi, solo una cosa poteva rasserenare in fretta e furia: la buona letteratura. In particolare un autore della Letteratura maiuscola, vincitore del Premio Goncourt, di una umiltà tipica di chi è grande e non ha bisogno di arroccarsi da nessuna parte. Insomma, per farla breve, ho incontrato insieme a Tazzina di Caffé, Sul Romanzo, Finzioni e Libreriamo uno degli scrittori di cui si sta parlando di più quest'anno: Pierre Lemaitre, con il suo Ci rivediamo lassù (leggi le recensione).


Assorti
Una prima riflessione non può che riguardare la figura del protagonista Édouard Péricourt, che, così gravemente deturpato nel volto, sembra incredibile anche solo da immaginare. Lemaitre concorda e ci mostra qualche immagine dallo storyboard del fumetto che verrà presto realizzato. Persino il disegnatore ha avuto difficoltà a rappresentarlo, e in fondo Ci rivediamo lassù è un romanzo pieno di cose impossibili: basti pensare alla prima scena, con Albert sepolto vivo accanto a una testa di cavallo, e poi liberato. 
Poco poco verosimile, ma d'altra parte Lemaitre pensa che essere romanziere significhi fare appello alla illusione romanzesca: quello che si rappresenta non è realistico, ma è coerente alla storia, ai personaggi. Insomma, riprende la teoria tradizionale del "patto col lettore" e della doverosa "sospensione della incredulità": il lettore deve affidarsi a quanto gli verrà raccontato, anche se un po' assurdo. Infatti, lo scopo primario non è rappresentare esattamente quanto avviene, ma trasmettere emozioni, anche attraverso fatti impossibili. In questo, se vogliamo la letteratura è nettamente superiore alla vita

Il tema è molto caro a Lemaitre: anche più avanti tornerà a sottolineare che la ragione non basta a comprendere tutto. Dove la ragione non arriva, sopperisce l'emozione, e la letteratura è il veicolo migliore per impratichirsi di emozioni, perché in un libro può avere luogo tutto, anche l'inspiegabile. 
Infatti, basti pensare a Ci rivediamo lassù: anche la fedeltà storica non è al primo piano, Lemaitre ha operato una scelta diversa - dare forma alla sua storia, e non piegarsi agli obblighi documentaristici. Ad esempio, le strade citate sono assolutamente inventate, o non compare mai la spagnola, catastrofe che aveva mietuto più vittime della Grande Guerra. Chiaramente, esce uno spaccato originale della Parigi degli anni Venti, teatro della narrazione decisa dall'autore. 

E la narrazione, come dicevamo, è varia e multiforme. Un tema fondamentale è quello del doppio:  non solo i personaggi sono dei Giani bifronte; sanno anche suscitare reazioni contrarie nel lettore. I personaggi positivi non lo sono pienamente, né ci sono antagonisti del tutto esecrabili, proprio come nella vita. E ancora, il simbolo della maschera è anche qui altamente funzionale a due cose: anzitutto, esemplifica anche figurativamente il doppio; quindi permette al protagonista di nascondere non solo il viso deturpato, ma anche le sue emozioni. In una prima redazione della storia, addirittura aveva pensato di fargli indossare una maschera da tragedia greca e una da commedia a seconda delle situazioni, ma la dicotomia era poi troppo palese. Invece, la soluzione finale (ovvero di adottare maschere coloratissime, quasi monouso, che realizzava lo stesso protagonista) è anche più efficace, perché rimarca la genialità artistica di Édouard. E sfuma i contorni di un'altrimenti evidente isotopia del doppio e del molteplice. Questo, d'altra parte, è l'insegnamento della grande letteratura francese, su tutti Hugo. Secondo Lemaitre, i grandi romanzi hanno questo potere: semplificano la realtà senza essere semplicistici, ovvero ci fanno esempi di quel che non sappiamo spiegare, le pagine diventano una «cassa di risonanza delle emozioni». 

Non si pensi però a Lemaitre come a uno scrittore "illuminato dall'ispirazione", o meglio: lo è, ma è modestissimo e preferisce invece pensarsi come un «artigiano laborioso». Niente si improvvisa, il talento non basta: è necessaria tanta tecnica e tanto lavoro. Si pensi che solo del primo capitolo ci sono 22 redazioni! Nel creare un personaggio, ad esempio, si chiede: quale funzione ha nella storia? Cosa voglio dire attraverso lui/lei? Ad esempio, Madeleine aveva più "funzioni" narrative: unisce il padre al fratello Édouard; sposando Henri Pradelle, poi, legherà due filoni narrativi che altrimenti sarebbero rimasti un po' disgiunti. A quel punto, Lemaitre si è sforzato di immaginare una donna negli anni Venti, le sue caratteristiche, l'abbigliamento, il carattere,... 
Quindi, la tecnica non significa abbandonare la sensibilità e le emozioni; al contrario, è lo strumento più adatto a trasmettere le emozioni ed essere efficaci. 

Un aspetto interessante che colpisce subito è la presenza di questo narratore onnisciente e intrusivo, che "dice la sua" molto frequentemente nella prima parte del romanzo in particolare. Chiedo a Lemaitre se aveva chiara fin dall'inizio questa predilezione, e come la interpreta. Sì, è proprio una scelta deliberata: uno dei rischi più grossi da cui un autore deve guardarsi è la distanza tra il proprio tempo e luogo e quelli del lettore. Questo è nemico dell'emozione: invece, bisogna cercare di ridurre la distanza, e il narratore fa proprio questo, interagisce e ammicca al lettore, lo chiama in causa per farlo sentire più vicino alla storia. 

L'autografo di Pierre Lemaitre "Pour Gloria - Pierre Lemaitre"
Il desiderio di accompagnare il lettore torna con la realizzazione di un audiolibro: Lemaitre ha letto per 24 ore, ha ritrovato i suoi personaggi in quella che da un lato è stata una lettura commossa, perché convinto che sia anche l'ultima integrale. E l'emozione ha ripagato: buona la prima! In realtà, ci ha tanto tenuto anche per un'altra ragione: voleva congedarsi ancora una volta dai personaggi. Sì, perché Lemaitre ha un rapporto burrascoso con i finali: la sindrome post-partum letterario è sempre drammatica, per certi libri - come questo - anche di più. Per questo ha deciso di accompagnare tutti i personaggi fino alla loro definitiva uscita di scena (e qui non andiamo oltre...!).  

L'incontro, ricchissimo di suggestioni e di discussioni sulla letteratura, si conclude nel migliore dei modi, con foto, autografi e strette di mano sinceramente partecipi. E con un complimento speciale da parte di Pierre Lemaitre, che si stupisce per la varietà delle domande (qui per forza si è fatta una selezione, ma guardate anche sugli altri blog) e si augura che tutti i blogger italiani condividano con noi questa attenzione al testo. Siamo ottimi lettori, dice, e noi speriamo, ancora una volta, di essere anche piacevoli intervistatori. 

GMGhioni

Da sinistra: Noemi di Tazzina Di Caffé, AnnaMaria di Sul Romanzo, Pierre Lemaitre, Gloria di Cletteraria,
Elena di Libreriamo, Jacopo di Finzioni Magazine.


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