lunedì 10 febbraio 2014

#PagineCritiche - La scrittura secondo De Sanctis



Francesco De Sanctis. Lezioni di scrittura. Lettere a Virginia Basco 1855-83
a cura di Fabiana Cacciapuoti
Roma, Donzelli Editore, 2001
      
€ 19,63
pp. XXX - 145

       A Torino nel 1855 Francesco De Sanctis fu docente di lettere in un istituto femminile guidato dalla nobile signora Elliot ed ebbe tra le sue allieve Virginia Basco. Quando il critico nel 1856 a Zurigo venne nominato professore di estetica e di letteratura italiana, iniziò una fitta corrispondenza epistolare tra i due [1] che può essere considerata un vero e proprio romanzo di formazione.
Il volume, curato da Fabiana Cacciapuoti, raccoglie 75 missive inviate da De Sanctis a Virginia Basco e 9 risposte dell’allieva al critico. Traspare tra le righe, il forte desiderio della ragazza di essere educata dal suo maestro: un’educazione che per De Sanctis doveva puntare alla formazione intellettuale e morale della fanciulla: grande appassionata di letture, dai classici alle letterature moderne, la ragazza desidera cimentarsi con la scrittura; ha come interlocutore il “maestro” De Sanctis e può quindi iniziare ad apprendere attraverso le missive, le tecniche metodologiche che sono soprattutto valori che la ragazza individua nello studio e nella conoscenza, un dialogo a distanza proiettato su una scrittura a posteriori.
     Questo consentirà a Virginia di iniziare un lungo percorso, irto anche di momenti davvero difficili: De Sanctis si dimostra un maestro assai severo; dalle produzioni scritte della giovane Virginia, egli desidera che emergano soprattutto “elaborazioni intellettuali” e il loro rapporto cresce in modo esponenziale.
  Appaiono oltremodo interessanti i Temi di scrittura proposti alla ragazza; i suggerimenti del critico non sono mai solo connessi al significato letterario e storico del passo in questione, ma celano un messaggio più “elevato,” sul piano estetico, morale e intellettuale, di incentivo ad una formazione complessiva che rappresenta il caposaldo della sua ideologia educativa.
       De Sanctis, infatti, invita spesso a dare elementi di giudizio definendo la situazione vissuta dai personaggi del racconto preso in esame e gli affetti che ne possono derivare dalle attente valutazioni personali di chi sta leggendo l’opera, ciò che in sostanza rappresenta, il punto cruciale della critica desanctiana, l’elemento/dato che nasce dalla realtà oggettiva e  i fatti considerati e analizzati nella loro essenzialità e nei rapporti che ne definiscono la situazione.[2]
    Ad esempio, l’evento osservato sinteticamente nei suoi elementi peculiari può diventare creativamente, materia di novella e il compito che spetta all’allieva è quello di riuscire a dare una propria un’energia intrinseca ai personaggi, ai ritratti a cui la ragazza è invitata a dare nuova linfa vitale concentrando “la propria anima” negli  stessi. I protagonisti delle storie acquisiscono una nuova vitalità in un connubio costante tra scrittura e creazione che è per Francesco De Sanctis un metodica costante di lavoro sui testi. L’educazione risulta essere di primaria importanza per la formazione e l’istruzione dell’uomo; un’educazione che diventa allo stesso tempo umanistica e tecnica.
     Modelli di riferimenti femminili per il critico sono senz’altro Laura, Nerina, Silvia; le letture consigliate all’allieva sono tratte dalle opere di Petrarca, del Tasso e di Leopardi,  la funzionale interpretazione della scrittura nell’ambito di un programma di studio. In un armonico complesso di lettura, apprendimento e analisi personale, De Sanctis aiuta la ragazza a leggere, rileggere, segnare a margine le annotazioni, le impressioni, i commenti, le intuizioni critiche selezionando gesti, sentimenti, immagini, peculiarità ricavandone materiale da rielaborare attraverso una stesura personale.
       È la lettura a sviluppare buone capacità di scrittura creativa: due appaiono gli elementi di rilievo contigui quando l’alunno si esercita con la scrittura: uno di tipo conoscitivo, che possiamo inquadrare nello spazio semantico del fantastico; intersecati l’uno all’altro, la lettura così indirizzata consente proprio di sviluppare l’elemento fantastico e allo stesso modo di rilevare nuove forme di conoscenza. Tra i romanzi prediletti da De Sanctis emergono le letture di W. Scott.
La forma epistolare è consigliata per chi inizia un primo itinerario di scrittura:
«Scriverai bene quando le parole suonano la traduzione della tua anima».[3]
      Interpretare i testi classici per De Sanctis equivale a tradurre la propria anima trasferendo  in forma di scrittura l’essenza di se stessi.
         Compito arduo, ma non impossibile per De Sanctis è anche quello di tradurre la natura. Percepire la natura e il suo abbraccio vitale è essenziale per la propria crescita interiore: e in questo suo continuo invito alle letture, (Lamartine, Thiers, Blanc) De Sanctis inserisce anche quelle più propriamente di genere drammatico, (Alfieri, il Giulio Cesare di Shakespeare ritenuto da Shakespeae il primo poeta moderno); ha davanti una ragazza che lo stimola intellettualmente “il suo ardito ingegno desidera costantemente conoscere e sperimentare con quei valori cari al nostro più grande storiografo: costanza nei progetti, perseveranza negli obiettivi e pazienza contrapposti al «vagheggiamento  vero e proprio, segno di presunzione e leggerezza».
        Il giudizio di De Sanctis è spesso severo:
«Il tuo racconto… è un bel paesaggio dove il pittore ha dimenticato di mettere i personaggi, è la scena senza gli attori…non hai mai saputo trovare un’azione centrale, che dia movimento e passione alle figure e dei versi…come puoi far versi, senza prima conoscerne la struttura materiale?...prendi a modello Silvia del Leopardi».[4]
       E non ultimo per importanza, come non rilevare l’accorato invito di De Sanctis nello spingere la ragazza, ormai adulta, a  dare  un proprio supporto alla creazione di nuove scuole professionali femminili, ma soprattutto la invita ad entrare nella cosiddetta società maschile:
«ora io desidero che tu lavori, non solo perché è tuo dovere e ti fa utile, ma ancora perché è una medicina efficace e ho la speranza che una donna riesca in una società maschile a dare la propria impronta».[5]
   La donna invece si sposerà con il conte Enrico Riccardi di Lantosca e per quattordici lunghi anni il suo silenzio diventerà motivo di dolore per De Sanctis. Successivamente Virginia, riprendendo i contatti epistolari con il critico, entrerà a far parte di un circolo filologico e sarà in prima linea per la nascita delle scuole professionali femminili.
  Il bel volume ha il pregio di ripresentare una corrispondenza che assume un valore oltre che di natura affettiva e personale, di notevole rilievo didattico e pedagogico in cui viene aggiunto un tassello rilevante per ridisegnare la personalità del nostro storiografo più celebre, Francesco De Sanctis, e in cui  centrale si rivela la crescita intellettuale, educativa e formativa  di Virginia Basco. 


Mariangela Lando



[1] F. DE SANCTIS, Lezioni di scrittura Lettere a Virginia Basco (1855-83) a cura di Fabiana Cacciapuoti, Roma, Donzelli Editore, 2001.
[2] Ivi, p. XI.
[3] Ivi, p. XVI.
[4] Ivi, p. XIX.
[5] Ibidem.

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