mercoledì 26 febbraio 2014

Scrittori in Ascolto e #vivasheherazade - Incontro con Cristina De Stefano


Salone teresiano, Biblioteca Universitaria di Pavia
20 febbraio 2014, h. 17.30
Cristina De Stefano dialoga con Giorgio Boatti
Introduce Antonio Sacchi, dirigente del settore cultura della Provincia di Pavia


Cristina De Stefano, Oriana. Una donna,
Rizzoli, Milano 2013 (pp. 324, € 19,00)

Un pubblico fittissimo e gremito lo scorso giovedì ha presenziato al bell'incontro con Cristina De Stefano che, introdotta da Antonio Sacchi e presentata da Giorgio Boatti, ha raccontato il suo coraggioso percorso per scrivere la biografia di Oriana Fallaci. Si sa che la Fallaci ha sempre diviso i giudizi, e non ha mai suscitato indifferenza: la sua autonomia di pensiero l'ha aiutata a rifuggire da ideologie preconfezionate, ma il carattere spigoloso e ardito ha spesso scatenato critiche. Questo "fardello" non si è esaurito con la vecchiaia, e Cristina De Stefano lo testimonia: le sono servivi tre anni faticosi per riuscire a imparare tutto quel che doveva, e poi a dimenticarlo, procedura fondamentale a detta di tanti biografi, per riuscire a scrivere in una sorta di «momento sciamanico». A bloccare in parte l'autrice, la «vastità di Oriana», difficile da riassumere a parole, e poi qualche tratto caratteriale: tanto Oriana era avventata, quanto Cristina rifugge la polemica ed è molto riservata. 
Eppure la storia di Oriana Fallaci doveva essere raccontata: non solo perché è ancora oggi la giornalista italiana più conosciuta all'estero, ma anche perché ha rappresentato un punto di svolta nella carriera giornalistica per tante donne. Infatti, quando la diciottenne Oriana bussa alla porta di un giornale per fare la cronista, le redazioni e gli inviati erano soprattutto uomini, e alle donne era semmai concessa qualche rubrica al femminile o di costume. Quindi fin da subito la Fallaci si distingue per un rapporto tempestoso con i giornali, che si ritrova già nel suo stile giornalistico, che preparava con dovizia di particolari e montava rivelando le sue doti di narratrice. 

Così, questo connubio di disciplina certosina e irruenza vitale si rispecchia anche nella vita privata, di cui la Fallaci è stata un'abile nasconditrice. Ha vissuto le sue grandi passioni con romanticismo e ingenuità, passando attraverso l'eccesso, la generosità smodata, ma anche tanta solitudine. E proprio nella solitudine ha saputo ritagliarsi lo spazio per scrivere i tanti romanzi, sempre ispirati alla vita reale. Lettera a un bambino mai nato è proprio la testimonianza più bruciante e commossa del realismo di fondo, e la De Stefano ipotizza che sia rimasto sempre il libro preferito dalla Fallaci: oltre alle ovvie ragioni viscerali, è stato il primo successo letterario riconosciuto dalla critica. 

Altro tema da toccare, il rapporto con la guerra. Secondo Cristina De Stefano, la Fallaci «non era guerrafondaia ma bellicosa», basta leggere Niente e così sia, che è un libro profondamente pacifista e ricco di pietas: nel conflitto si scorge l'uomo nella sua verità, e il campo di battaglia è un laboratorio di eventi orribili e atti di eroismo. 

Infine, il ruolo dell'America: la Fallaci ci era arrivata negli anni '50, quando era vivo il mito d'oltreoceano. Tuttavia ci ha sempre tenuto a sottolineare che lei era a New York, e in particolare a Manhattan: lì ha trovato una dimensione diversa, dove non esiste l'invidia che invece l'ha fatta fuggire dal giornalismo italiano. Questo non ha risparmiato però ampie critiche all'America degli anni '60 e '70, per poi riavvicinarsi con forza con l'attentato alle Torri Gemelle. L'11 settembre la Fallaci era lì, a pochi isolati dal dramma, e questo ha smosso quella violenza verbale e polemica che tutti conosciamo nella sua ultima produzione. 

Il percorso di Cristina De Stefano è netto e rispettoso della privacy di Oriana Fallaci, ma anche desideroso di portare un po' di luce in tante polemiche ancora vive. A parlare, anziché i pregiudizi, le tante carte preparatorie dei romanzi, i carteggi, e tutto quel materiale autografo che gli eredi hanno lasciato studiare. Insomma, non siamo di fronte all'ennesima biografia in cui la romanzizzazione prevarica il dato: al contrario, la cura filologica e storica si sposa con la piacevolezza. Doti, queste, che a Oriana sarebbero andate a genio. 

GMGhioni


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