lunedì 17 febbraio 2014

#vivasheherazade – Antonia Cosentino, Al posto della dote


Al posto della dote. Casa delle donne: desideri, utopie, conflitti.
di Antonia Cosentino
Villaggio Maori, 2013
pp. 136
€ 13,00

Avevamo incontrato Antonia Cosentino in quanto coautrice di Dividua.Femminismo e Cittadinanza. La riflessione storica e femminista di questa giovane scrittrice catanese continua con Al posto della dote, uscito a dicembre 2013 per la Villaggio Maori Edizioni. Un saggio che nasce dal lavoro svolto dalla Cosentino per la sua tesi di laurea, e che si traduce in uno scritto godibilissimo da leggere, fruibile anche ai ‘non addetti al lavori’.
Attraverso un uso consapevole e maturo delle fonti, il libro ripercorre la storia delle Case delle Donne – della loro presenza sul territorio o della loro assenza – attraverso cinque esperienze italiane: Milano, Roma, Bologna, Pisa e Catania. Spazio femminile conquistato, la Casa della Donna tramuta il luogo simbolo dell’isolamento femminile della donna/angelo del focolare – la  casa, appunto – in luogo pubblico, dove far convergere esperienze e servizi.
Uno spazio poliedrico che rispecchi le capacità delle donne di lavorare contemporaneamente su più temi: informazione, salute, diritti; aperto alla contaminazione di tutte le donne, anche quelle non organizzare e apparentemente lontane; luogo di saperi, ma anche di servizi: biblioteche, centri di documentazione, sportelli di consulenza legale, consultori.
La Cosentino intervista le protagoniste delle battaglie che hanno portato alla realizzazione delle Case delle Donne, e – attraverso le loro parole e importanti inserti fotografici – lascia un prezioso e unico contributo, punto di partenza di una questione su cui c’è ancora tanto da ricercare e da dire. Battaglie non certo facili, condotte da collettivi femministi che si sono scontrati con delle istituzioni non sempre lungimiranti.
Le domande dell’autrice da un lato indagano il percorso storico di queste conquiste, dall’altro interrogano le relazioni tra le femministe degli anni Settanta e Ottanta e quelle che le Case delle Donne le hanno ricevute in eredità, confermando così che quello del passaggio della memoria è un tema cruciale della riflessione della Cosentino. L’esigenza della storica e l’esigenza della femminista vanno di pari passo e si nutrono a vicenda fin dalle pagine di Dividua, e il risultato di questi due discorsi è una commistione stilisticamente matura ma anche soggettivamente inqueta. In quanto soggetto femminile la Cosentino si chiede quale sia il suo posto oggi, quali gli spazi ricevuti e quali quelli per cui si deve ancora lottare. Problema non facile quello del "passaggio di testimone", perché "a troppe sembrano bastare le briciole" dice Edda Billi da Roma, mentra da Pisa Giovanna Zitiello risponde che “è in un autentico ‘corpo a corpo’ tra femministe storiche e nuove femministe che può aver luogo la ‘rivoluzione necessaria’”.
Ma lo spazio per compiere questa rivoluzione non sempre è garantito, come nel caso di Catania, città che non ha e non ha mai avuto una Casa della Donna. Le donne del Coordinamento per l’Autodeterminazione della Donna di Catania rispondono in maniera collettiva alle domande dell’autrice, analizzando le "ragioni della sconfitta" e giungendo a conclusioni aperte che – attraverso le parole di Emma Baeri – rimettono in gioco l’intera questione della Casa della Donna e del soggetto femminile all’interno dello spazio pubblico.
Quale sarebbe oggi il senso di una Casa delle Donne in una società apparentemente normalizzata anche attraverso un uso diffuso, paradossalmente generico, di molte “politiche di genere”? […] Casa delle Donne per me oggi è sinonimo di Città, una città vista, pensata, governata dal punto di vista delle donne.
Una riflessione che si allarga, quindi, e che – amaramente consapevole della frequente cecità delle amministrazioni – ingloba altri problemi politici e civili dello spazio urbano ("penso ai bilanci di genere" – dice l’autrice – "al monitoraggio della pubblicità sessista con un codice deontologico per le affissioni, ai finanziamenti per i centri antiviolenza e per i progetti di educazione di genere nelle scuole e nelle università").
"La Casa della Donna /non l’aveva mia nonna / l’avrà invece mia nipote / al posto della dote" gridavano le femministe catanesi negli anni Ottanta. Un grido che rimane uguale e inascoltato anche trent’anni dopo, uno slogan ripetibile oggi come allora. Forse la strada da percorrere per cercare almeno in parte di colmare questa carenza, è quella di appropriarsi di piccoli spazi – come del resto fanno a Catania la Cosentino, Emma Baeri e altre femministe, che si riuniscono alla libreria Voltapagina – e da lì lavorare per compiere quella "rivoluzione necessaria" per confermarsi (o imporsi finalmente) come soggetto politico.






Serena Alessi

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