giovedì 20 febbraio 2014

Il Salotto - Intervista a Julien Donadille, Direttore del Festival de la Fiction Française



Su Twitter in questi ultimi mesi impazza l'hashtag #2014FFF, lanciato da @Fe_fi_fra e ricondiviso con molto entusiasmo dai principali account di editori e lettori forti: di cosa si tratta? Del Festival della Narrativa Francese, che dal 4 febbraio al 1 marzo sta portando ben ventitré autori francofoni in quattordici città italiane. Sul finire di questa splendida esperienza, abbiamo pensato di chiedere qualcosa di più al Direttore del Festival, Julien Donadille.

Julien Donadille
Direttore, innanzitutto La ringraziamo per la disponibilità e per l’interesse dimostrato per CriticaLetteraria. Questa è la quinta edizione di un festival che sta facendo sempre più parlare di sé: quali sono i cambiamenti più rilevanti rispetto alle altre edizioni, e quali gli aspetti inalterati?

Direi che abbiamo lavorato in continuità con l'edizione precedente, con l'idea di collocare il festival all'interno del paesaggio letterario ed editoriale italiano. Di conseguenza, non ci sono vere novità, a parte forse il numero degli autori (23, un record per il festival) e la percentuale delle scrittrici, più ampia del solito. Per il resto, le linee direttrici sono le stesse: attualità editoriale (tutti gli scrittori sono appena stati pubblicati da case editrici italiane), sviluppo sul territorio italiano (14 città) e collaborazione con tutta la catena del libro (editori, librai, bibliotecari).


Gli autori, pluripremiati e acclamatissimi, hanno tutti loro peculiarità smaccate. Anche quest’anno, accanto a grandi editori, troviamo realtà più piccole e, talvolta, di nicchia. Quali sono stati i vostri criteri per scegliere chi accogliere? Si può trovare un trait d’union in questa nouvelle vague?

E. Pireyre
Foto © Patrice Normand
Come ho detto, il criterio più importante è la recente pubblicazione. Poi, tra le proposte fatte dagli editori, la scelta viene fatta insieme ai direttori degli Instituts e delle Alliances française in Italia. Sono quindi, come diciamo in francese, dei coups de coeur: sono i nostri gusti personali a guidare la scelta degli autori. Direi che quest'anno, uno dei fili conduttori è quello della creatività, dell'inventiva letteraria, con dei libri molto originali (la vita di un macellaio appassionato di carne, in Come una bestia di Joy Sorman), giocosi (La biblioteca di Gould di Bernard Quiriny) o ancora quasi sperimentali (Incantesimo generale, di Emmanuelle Pireyre).

Gli autori ospitati viaggiano e scoprono molte città italiane: qual è in generale la reazione, e cosa pensano dell’accoglienza dei lettori del nostro Paese?

La reazione è sempre favorevole. Gli autori sono generalmente contenti di essere invitati in Italia: riceviamo poche risposte negative. La cosa che più li sorprende è che l'Italia sia il secondo paese a tradurre libri dal francese (dopo la Cina) e che quindi l'attenzione verso la letteratura francese va ben al di là dei soli best-sellers.

Il lettore che partecipa al vostro festival non è necessariamente un addetto ai lavori, ma lo immaginiamo colto e molto selettivo. È così? E quale pubblico sperate di raggiungere in futuro?

P. Lemaitre
C'è di tutto e, dato che il programma del festival è molto eclettico, ci sono libri per tutti i gusti. Sicuramente, un libro come Incantesimo generale di Emmanuelle Pireyre sedurrà soprattutto lettori forti che hanno un interesse molto profondo per la letteratura e il lavoro sulla lingua. Ci sono, invece, libri più mainstream come l'ultimo premio Goncourt Ci rivediamo lassù di Pierre Lemaitre oppure Viale dei Giganti di Marc Dugain che possono piacere sia ai lettori forti che a quelli più occasionali.
È vero che tra le nostre missioni, in quanto Institut français, c'è quella di indirizzarci  particolarmente verso i giovani ed è per questo motivo che puntiamo molto sui social media, con discreto successo devo dire. A loro, un libro generazionale come quello di Pierric Bailly, L'amore ha tre dimensioni, potrà piacere di più.
Infine, ma questa è una tendenza generale che si può constatare non solo in Italia, abbiamo moltissime donne tra il nostro pubbblico.

Proprio a tal proposito, vi vediamo molto attivi sui social network: a vostro parere, quanto conta portare un festival sui principali social network oggigiorno

Come Le dicevo prima, i social media ci permettono soprattutto di dialogare con il pubblico giovane che è uno degli obiettivi della nostra azione in quanto Institut français. È anche un modo semplice e poco costoso di comunicare. Inoltre, dà un'immagine più moderna all'Institut.

Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati per quest’edizione del Festival? Anche se mancano ancora molti incontri alla conclusione, vi ritenete soddisfatti?

M. Dugain
Il doppio obiettivo era quello di migliorare in termini di pubblico e nella diffusione dei libri in libreria. Il primo obiettivo sarà difficilmente raggiungibile dato che, l'anno scorso, avevamo  autori molto conosciuti (Amin Maalouf, Jean-Christophe Rufin, Philippe Djian, Yasmina Khadra) che, spesso, hanno riempito sale con più di 200 persone. Quest'anno, gli autori che abbiamo invitato, anche se molto noti in Francia (come Vassilis Alexakis, Didier Decoin, Marc Dugain) non sono altrettanto conosciuti in Italia. Nonstante ciò, pensiamo di riuscire a raggiungere la cifra dell'anno scorso, senza però superarla. 
Per quanto riguarda il secondo obiettivo, il nostro partenariato con le librerie Feltrinelli è ancora più forte quest'anno: i nostri libri sono molto più visibili dell'anno scorso, per esempio, tramite la vetrina del negozio Feltrinelli a Largo Argentina a Roma. Lo stesso discorso vale per le librerie francesi di Roma, associate alla rassegna, e con le biblioteche di Roma, nelle quali i libri del Festival si possono prendere in prestito molto facilmente.

B. Quiriny
foto di © Hermance Triay
Vuole ricordare un incontro che Le è stato particolarmente caro in questa edizione (non ancora conclusa, vedasi il programma fittissimo per autori o per città) e per quale ragione? 


La mia risposta mancherà di modestia, ma Le dirò la presentazione di Bernard Quiriny alla biblioteca Rispoli di Roma, che ho curato personalmente. Non la menziono certamente solo per questo motivo, ma anche perché ho anche avuto un coup de coeur per l'opera di Quiriny e per il suo modo di rispondere alle domande, esattamente nello stesso spirito dei suoi libri. La presentazione, affiancata da letture preparate dalla compagnia Barone / Chieli / Ferrari, è andata benissimo, molta gente si è presentata all'appuntamento con questo autore. Un bel momento.

Se dovesse pensare a tre elementi da cambiare o introdurre per la sesta edizione, cosa segnalerebbe?

Essendo questa la mia ultima edizione del Festival, preferirei non rispondere a questa domanda e lasciare curare al mio successore la prossima edizione secondo la sua visione. Di sicuro, si dovrà tenere conto di condizioni di budget sempre più difficili. Forse ci si dovrà limitare a un numero più ridotto di autori per mantenere alti gli standard della comunicazione e della diffusione dei libri.


La ringraziamo nuovamente per la generosità delle risposte e per il tempo che ci ha dedicato!

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Intervista a cura di GMGhioni

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