venerdì 10 gennaio 2014

Ti prendo e ti porto via - Niccolò Ammaniti


Ti prendo e ti porto via
di Niccolò Ammaniti
Mondadori, 1999


Ischiano Scalo è il paese di origine di Graziano Biglia, latin lover incallito, e di Pietro Moroni, ragazzino delle medie. Questi i due personaggi che ci vengono presentati all'inizio del romanzo, due vite distanti, senza nulla da spartire, se non lo stesso paesino sperduto nella campagna maremmana.
Il primo capitolo porta ad intestazione una data: “18 giugno 199...” e Pietro Moroni scopre davanti a scuola di essere stato bocciato. Lui solo, unico in tutto l'istituto. Menomale che c'è Gloria, sua amica fidata, a consolarlo. Pietro è figlio di un pastore ubriacone, Gloria di un direttore di banca. Un'amicizia sincera e profonda la loro, che assomiglia curiosamente all'amore. Ma i due non lo sanno ancora.
In seguito a questo primo scorcio, la storia retrocede di sei mesi, a Graziano Biglia che dopo due anni di assenza fa ritorno al paese, dove ancora vive sua madre, la quale ha tre ossessioni: l'igiene, la religione e la cucina. Vive da sempre a Ischiano, è vedova e gestisce una merceria. Graziano invece ha girato il mondo suonando musica spagnola, flamenco per la precisione, ed è diventato famoso oltre che per le sue doti musicali, per quelle di sciupafemmine. È universalmente conosciuto per aver conquistato tutte le donne della zona e oltre, ma adesso si è innamorato. Una ballerina veneta gli ha strappato il cuore dal petto, e se lo rigira fra le mani. È Erica Trettel e ha una aspirazione: la televisione. Non le interessa Graziano, non si capisce bene perché stia con uno così, fatto sta che fra i due c'è una promessa di matrimonio e il sogno (più di Graziano che di Erica) di ritornare a Ischiano e vivere lì una vita semplice, aprire una jeanseria e costruire una famiglia. Questa è la ragione del ritorno di Graziano: annunciare alla comunità che si sposa. Ma le cose non andranno esattamente così.
Pietro invece è un ragazzino intelligente, appassionato di animali, ma è nato in una famiglia che non lo considera. È minato dalle cattiverie che i suoi coetanei gli infliggono, verbali e non solo, odiato per la sua amicizia con Gloria e preso di mira per la sua debolezza. Mentre Graziano pensa a come festeggiare la notizia del suo matrimonio, Pietro sta correndo forte sulla sua bici, come Fausto Coppi, quando viene accerchiato da tre dei più boriosi e supponenti compagni di classe. Lo coinvolgono in quello che sarà l'inizio della sua tragica caduta: entrare di nascosto nella scuola, mettere una catena al cancello, distruggere aule e televisore, devastare vetri e palestra. Pietro non vuole seguirli, ma ne è costretto, per la sua debolezza non sa dire di no e sarà proprio lui ad avere la peggio. Infatti il bidello-custode Italo Miele sente dei rumori provenire dalla scuola e, imbufalito, entra armato. Pietro sarà l'unico ad essere riconosciuto (e punito).
Bersaglio dell'atto vandalico è sì la scuola in sé, ma anche la professoressa Palmieri, altro personaggio che entra da questo momento in poi nella vicenda. Insegnante di italiano, vive sola con la madre, malata terminale. In paese è guardata con sospetto, pare una strega dai lunghi capelli rossi. Non ha mai avuto un uomo ma il caso vuole che, al bancone dello Station Bar, di prima mattina, proprio all'indomani della tragica notte alle scuole, si scontri con le avances del Biglia, disperato perché Erica è sparita nel nulla, la vuole dimenticare e spera di poterlo fare con Flora Palmieri. Con la scusa di compilare insieme un curriculum i due si danno appuntamento a casa di lei. Le intenzioni di Graziano vanno ben oltre al dovuto, e così fa ubriacare e drogare Flora, con la quale si ritrova in un rapporto poco previsto alle terme di Saturnia. E con un appuntamento per la sera successiva. Nasce un inaspettato amore.
Da questo punto in avanti il romanzo si complica, appaiono più personaggi che, in un modo o nell'altro, per una sola giornata o per sempre, si legano alle vicende dei due protagonisti Pietro e Graziano. Comparse tutt'altro che sfuggevoli, anzi intense e penetranti, che si intrecciano e vanno ad arricchire il telaio di questa storia assurda. Ci vengono raccontati episodi della vita passata di questi personaggi, inserite nel bel mezzo della vicenda e magistralmente intessute e rette dalla voce narrante, in grado di farci passare da una vicenda all'altra, da un personaggio all'altro, da un flashback all'altro.
E poi a pagina 389 si fa un salto temporale, dal dicembre di passa al giugno di sei mesi dopo, tornando al giorno in cui il romanzo si era aperto, con la notizia della bocciatura di Pietro. Cosa è successo nel frattempo? Flora Palmieri si è misteriosamente allontanata dalla scuola, ha smesso di insegnare ed è caduta in depressione. Questo perché Erica era tornata e Graziano era partito per la Giamaica con lei. E poi... il romanzo qui che si rivela essere un noir, e non mi sento di svelare il finale. Perché quello che succede nelle ultime 50 pagine è assurdo, spiazzante, tragico, quasi incomprensibile. Ma chiude il cerchio di questi incontri isolati, che apparentemente non hanno un granché da spartire ma che stanno tutti sotto allo stesso denominatore comune, incastrati l'uno nell'altro.
L'ultimo paio di pagine invece ci spinge a ben sei anni dopo. È una emozionante lettera che Pietro scrive a Gloria e che ci aiuta a capire meglio quello che ci era parso insensato fino a poche pagine prima.

Che Ammaniti scrivesse storie intense lo sapevo già. È uno dei pochi scrittori che ho conosciuto dopo aver visto film tratti da suoi romanzi: “Io non ho paura” e “Io e te” sono la prova. E poi c'è “Il momento è delicato”, una raccolta di racconti che stupisce e incanta. Questo romanzo però è davvero straordinario a mio avviso, sia per la storia che ci narra, sia per la maestria con la quale è costruita e tenuta insieme. L'autore abilmente tesse le fila di questo romanzo intricato, alternando il riso alla tragedia, con uno stile diretto e tagliente. Inserisce piccole pagine descrittive di animali esotici, con comportamenti particolari, ma che riflettono quello di alcuni personaggi.

I licaoni,i canidi delle praterie africane,vivono in branchi.I giovani però formano dei gruppi a se,fuori dal nucleo familiare.Nella caccia collaborano e si sostengono,ma hanno una gerarchia rigida che viene stabilita conscontri rituali.Il capo, più grosso e audace(Alfa),e sotto i gregari.Vagabondano rapaci per le savane alla ricerca di cibo.Non attaccanno mai gli anilmali più in salute.Solo le bestie malate,quelle vecchie e i piccoli.Accierchiano lo gnu,lo frastornano abbaiandogli contro,poi l’azzannano tutti insieme,con le loro mascelle potenti e i denti aguzzi fino a quando non cade a terra e,al contrario dei felini che prima gli spezzano la colonna vertebrale,i licaoni se lo mangiano così,vivo.”

Due ultime considerazioni.
Innanzitutto Ischiano Scalo, se lo cercate su Google Maps, non esiste. Forse è meglio così.
Secondo, se ve lo state chiedendo come è successo a me quando ho comprato il libro, Ammaniti ha scritto il romanzo nel 1999, Vasco la sua canzone nel 2001.

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