martedì 7 gennaio 2014

Infinite forme di reclusione

Dopo
di Koethi Zan
Longanesi, Milano 2013

Titolo originale: The Never List
pp. 380
cartaceo € 14.90
ebook € 9,99


Tanti romanzi hanno affrontato il tema del rapimento: la reclusione, il senso claustrofobico e l'assenza di luce in scantinati anonimi. Ma cosa succede dopo? Ovvero dopo una disperata liberazione? 
Koethi Zan nel suo primo romanzo, Dopo in Italia e The Never List nell'edizione originale, affronta il complesso (anche narrativamente) percorso del ritorno alla propria vita. E lo fa adottando la prospettiva di una delle quattro ragazze rapite, Sarah, che ha trasformato la claustrofobia del rapimento in una claustrofilia preoccupante: lavora dal suo bell'appartamento senza incontrare mai quasi nessuno e senza uscire. E senza toccare nessuno. Cosa è successo in quello scantinato? Il lettore se lo chiede subito, ma la risposta arriva molto tempo dopo, perché il passato si scopre in flashback che strattonano il presente. Insomma, la Zan parte dalle conseguenze per risalire alla causa di tanto dolore

L'elemento scatenante che impone a Sarah di riprendere la propria vita è il pericolo che il suo rapitore e carnefice Jack Derber esca di prigione dopo dieci anni: l'unica speranza è ritrovare il cadavere di Jennifer, carissima amica di Sarah e compagna di sventura. In questo modo, Derber sarebbe accusato di omicidio, e avrebbe l'ergastolo. Alla propria auto-tutela si somma una motivazione personale: Sarah non riesce a trovare la pace, desidera dare giusta sepoltura alla sua più cara amica, incappata con lei nel rapitore nonostante da ragazzine avessero compilato una "lista dei mai" (da qui il titolo originale) che le salvaguardasse dai pericoli. 
Dalla minaccia del rilascio di Derber (che non ha mai smesso di inviare lettere alle sue prede) Sarah prenderà coraggio, e con l'aiuto (inizialmente recalcitrante e poi sempre più convinto) delle altre due ragazze rapite, la stravagante Tracy e l'apparentemente mamma e moglie modello Christine, inizierà le ricerche. 

Non temete, non ho rivelato troppo: tutto questo accade nelle prime cinquanta pagine del romanzo, grossomodo: le altre trecento sono una corsa contro il tempo, un progressivo incrociarsi di prove, dissimulazioni e scoperte aberranti. Il professor Derber, tanto stimato nel suo ateneo, non si è limitato a fare ricerche sulla "vittimologia" e sulle reazioni al dolore delle sue quattro cavie: c'è molto di più. E per scoprirlo le ragazze correranno rischi, tra cui altre reclusioni e il pericolo di nuove torture. 

Koethi Zan ricostruisce una rete spietata di sadici, senza sconti di crudezza, ma diluendo una trama difficilmente sopportabile con dialoghi molto verosimili, che da un lato aumentano la suspense e dall'altro ricordano al lettore i diversi punti di vista dei personaggi. Non si rischia però l'atmosfera asfittica da romanzo carcerale: piuttosto è una grande ricerca di verità, piena di coraggio e di azione. Niente è come sembra: e ben presto le vittime, pur con le loro nevrosi patologiche, si trasformano non tanto in vendicatrici ma in investigatrici. Colpi di scena assicurati. 

Gloria M. Ghioni  




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