giovedì 2 gennaio 2014

Editori in ascolto: vivere di eBook, intervista con Quintadicopertina

Lavorare nell'editoria, pubblicare testi in formato elettronico, produrre contenuti immediatamente fruibili attraverso un computer, un e-reader, facili da archiviare e inoltrare. Sono questi i nuovi mestieri dell'editoria che sta velocemente cambiando pelle: la carta stampata resiste ma in parallelo ogni libreria ha il suo angolo in cui espone i lettori per ebook. 

Per capire come funziona una casa editrice che lavora esclusivamente con gli eBook, abbiamo incontrato Maria Cecilia Averame, della casa editrice Quintadicopertina


Maria Cecilia, quanto costa aprire una casa editrice che pubblica eBook? 

Scegli l'opzione che preferisci: poco, discretamente, moltissimo. Sono tutte e tre risposte valide. E' possibile aprire una casa editrice con basso o nullo capitale, investendo il proprio tempo nella redazione e nella comunicazione (già qui siamo a tre professionalità: redazionali, di digitalizzazione, come marketing e comunicazione), e utilizzare stores di vendita che trattengono la loro percentuale direttamente dai ricavi. Da qui in su, è possibile partire con investimenti crescenti nello sviluppo web, nella progettazione, nella promozione, nell'ecommerce, nella complessità dei progetti... La professionalità può esserci anche in un progetto con ridotto investimento: ci sono case editrici partite con poco che secondo me hanno progetti interessanti e ben definiti (posso citarle? InFormant ad esempio). Ti dirò, la domanda non è quanto costa aprire una casa editrice digitale, ma quanto vuoi guadagnarci. Qui le cose si fanno serie, perché visto che i costi sono ridotti ed è possibile pubblicare con minimo investimento, potremo finire a trovarci aguzzini di noi stessi e lavorare a gratis o sottopagati per anni in attesa di... , senza un ragionamento serio su break even point, tempi, lavori, ricavi, etc. Si può certo fare, molta editoria è 18/24 (realizzata in orario post-ufficio e post-lavoro), l'importante è saperlo valutare.

Come scegliete gli autori? Li contattate voi o accade il contrario? 
Tendenzialmente li contattiamo noi, difficilmente pubblichiamo testi che ci arrivano attraverso candidature spontanee. A volte, tramite qualche contatto con la casa editrice o suggerimenti da parte di qualcuno che ci conosce. C'è un motivo per questo: abbiamo una linea editoriale, pubblichiamo un certo genere di libri, portiamo avanti una tipologia ben precisa di lavoro. Non pubblicheremmo testi, anche se fossero dei capolavori, che non rientrano nella nostra linea editoriale.Via mail ci arrivano circa 5 testi al giorno. Su 25 la settimana, 15 credono che siamo una casa editrice tradizionale, e altri 8/10 sanno che siamo digitali ma non hanno nemmeno guardato il sito e propongono testi di genere diverso da ciò che pubblichiamo. Due testi in tre anni sono stati pubblicati tramite candidatura spontanea. Faccio anche una ammissione di colpa: abbiamo smesso di rispondere. Farlo porta via del tempo (per 25 testi da aprire e guardare, facciamo fra le 2 e le 4 ore settimanali), che abbiamo bisogno di utilizzare per la gestione della casa editrice. 

Come scegliete i testi da pubblicare? Una casa editrice ha bisogno di vendere, per Quintadicopertina qual è il confine sottile tra l'esigenza della pubblicazione e quella di pubblicare di libri validi? 
Contrariamente a quanto molti dicono vada fatto, non sentiamo l'esigenza di aumentare rapidamente il nostro catalogo. Lo scorso anno (settembre 2012/settembre2013) abbiamo deciso di rallentare le pubblicazioni. Quest'anno stiamo riprendendo il ritmo precedente, ma stiamo anche intraprendendo un lavoro di distinzione e definizione dell'offerta editoriale che se va bene completeremo al Salone del Libro 2014. Sentiamo infatti la necessità di identificarci, non più come innovatori sperimentatori o stravaganti, quanto per il genere di informazione e letteratura che proponiamo. Stiamo alzando l'asticella della qualità richiesta dai nostri testi, dai nostri autori, dalle lavorazioni. Ogni testo non sarà solo un 'ebook', ma un progetto. Un testo che rispecchia questo concetto per esempio è Il Segreto dell'Ultimo di Stefania Fabri, dove oltre l'ebook c'è il sito che permette ai giovani lettori di scrivere i finali delle proprie storie e condividerle con altri. Purtroppo, i progetti che abbiamo realizzato, specie sul web, sono meno sviluppati di quanto vorremmo. Comunque, per riprendere il concetto di base, l'assunto che dice che il margine di guadagno è maggiore con la pubblicazione di tanti titoli che vendono poco, rispetto a pochi titoli che vendono molto per noi non vale, perché la produzione del testo (compresa di una digitalizzazione 'decente' e lavoro redazionale) non compensa le vendite di poche copie per ogni testo. 


Che requisiti deve avere chi aspiri a inviare il suo curriculum vitae alla vostra casa editrice? 
Premetto che rispondo a questa domanda pensando alla situazione ideale, che vorremo raggiungere in 12/18 mesi, di ampliamento effettivo dello staff. Stiamo cercando di differenziare le figure, ruoli diversi necessitano di competenze differenti. Chi sviluppa deve sapere lavorare in codice, non ci affidiamo a convertitori, ma realizziamo i testi direttamente in xml e altri linguaggi di marcatura e programmazione. In redazione, sono necessarie le classiche competenze di un editor, la capacità di vedere progetti, seguire linee editoriali, selezionare testi. Ma deve anche conoscere le diverse tipologie di ebook presenti in italia e all'estero, sapere cosa è un single, una interactive ficion, un enhanced ebook. Avere letto molto si diceva un tempo, adesso possiamo dire avere letto molto, e avere letto molto anche in digitale. Se poi non si è mai sviluppato un progetto del genere non è un problema, lo si fa assieme. Deve anche sapere che il Kindle legge un mobi, o che differenza c'è fra un epub e una app, per esempio. Come comunicazione, di nuovo: le competenze di chi sa come funziona un ufficio stampa tradizionale sono quelle di base, su cui possiamo aggiungere la gestione dei social network e del web marketing (ovvero non lanciare hashtag su twitter o creare gruppi su facebook, ma monitorare i lanci, ottimizzare la comunicazione in ottica SEO, sapere fornire delle valutazioni quantitative e valutative del proprio lavoro. Anche qui, questa seconda parte la si impara assieme. Per tutti i collaboratori in ogni settore, ottima conoscenza dell'inglese, precisione e puntualità e capacità di gestire la burocrazia la gestione amministrativa, il rapporto con il lettore, le rendicontazioni. Va bene, mi hai fatto sognare.

Si può vivere di eBook? 
L'ebook anche per noi non è altro che codice. Quello che ci permette di vivere sono i contenuti presenti all'interno di un ebook, contenuti che possiamo riversare in rete, venduti in formato digitale, presentati durante eventi. So che vuoi sapere se si può vivere solamente grazie ai ricavi ottenuti dalle vendite di ebook, ma la situazione è talmente in fase di cambiamento che non so nemmeno se la forma delle nostre pubblicazioni domani verrà ugualmente definita 'ebook'. Ti dirò di più: ogni volta che quintadicopertina inizia a lavorare a un progetto, non lavora ad un ebook. Lavora alla progettazione di un testo digitale: sceglie le fonti, correla i materiali, arricchisce la struttura, fornisce movimento all'interno delle idee e delle narrazioni. Di ebook non si parla se non alla fine, quando il lavoro digitale è finito. Solo allora tutto il lavoro che abbiamo fatto diventa - forse - un ebook. Ma potrebbe diventare anche un libro di carta, una applicazione, un sito web, una animazione. In alcuni casi succede veramente. Da questo punto di vista non bisogna vivere di ebook, perché si vivrebbe male, si sprecherebbero occasioni e si creerebbero progetti a corto respiro. Chi oggi sta convertendo libri di carta in ebook sta impegnando male le sue risorse, perché l'ebook è a valle di un processo di progettazione e digitalizzazione che viene molto prima e che sarà il vascello leggero con cui muoversi nei prossimi anni. Perché, questo sì, il panorama dell'editoria digitale richiede una grande mobilità che solo il digitale stesso può fornire.

1 commenti:

Pierluigi Tamanini

Interessante l'ultimo paragrafo...