sabato 11 gennaio 2014

Un appello per "salvare" Giorgio Manganelli: intervista a Lietta Manganelli

In redazione, qui su CriticaLetteraria, ci siamo sempre professati manganelliani. Abbiamo gualcito le pagine dei suoi libri di note e punti esclamativi, lasciando le tracce di numerose riletture. Da autori di recensioni, abbiamo imparato quasi a memoria le sue pagine sulla critica letteraria nel Rumore sottile della prosa. Scommettiamo che tanti di voi si siano imbattuti nelle argute trappole letterarie del "Manga", uno dei grandi del nostro Novecento. Lietta Manganelli, figlia dell'autore, sostiene da anni il Centro Studi Giorgio Manganelli con le sue sole forze economiche. Le abbiamo chiesto di raccontarci cosa vuol dire amare Giorgio Manganelli, e perché la vita del Centro è in pericolo.

Cara Lietta, immagini di incontrare un giovane lettore che non ha mai sentito parlare di suo padre e di dovergli spiegare: primo, chi è Giorgio Manganelli; secondo, perché dovrebbe immediatamente precipitarsi in libreria a leggere qualcosa di suo.
Se incontrassi un giovane che non ha mai sentito nominare Giorgio Manganelli, non gli direi che si tratta di uno dei più importanti scrittori del Novecento, potrei intimidirlo e spaventarlo, gli parlerei invece di uno scrittore eccentrico e sconfinato, che si interessava di tutto e che scriveva veramente su tutto, che ha una produzione sconfinata nella quale tutti, senza eccezione, possono trovare qualcosa di loro interesse. Uno studioso di letteratura potrà trovare recensioni, studi su autori più o meno classici, ma sempre scritti originalissimi e mai scontati. Un amante dei viaggi potrà trovare dei resoconti che lo trasporteranno in altri mondi senza alzarsi dalla poltrona. Un appassionato di attualità troverà nei corsivi di Manganelli motivo di riflessione e divertimento. Un lettore di testi bizzarri potrà immergersi in Hilatrogoedia o in Sconclusione con sommo gaudio. Un fan delle riletture di grandi classici potrà rivedere Pinocchio e altri in modo del tutto nuovo e inatteso. Quindi gli suggerirei di guardarsi dentro per trovare il “pezzo” di Manganelli di suo immediato interesse, ben sapendo, ma non glielo direi, che una volta conosciuto se ne innamorerà.


Inediti ritrovati dal Centro Studi Giorgio Manganelli: 
un articolo su Milton uscito nel 1949 sulla "Gazzetta di Parma"

Nel canone dei grandi del Novecento italiano, suo padre occupa una posizione più lontana dai riflettori, eppure gli dobbiamo molto. Cosa ha imparato la cultura italiana, e non solo, da Giorgio Manganelli? E soprattutto, cosa potrebbe ancora imparare?
Mio padre è sempre stato lontano dai riflettori essenzialmente a causa del suo carattere ombroso e solitario. Raramente, per non dire mai, accettava di fare presentazioni dei suoi libri, l'idea di interviste giornalistiche e televisive gli provocava attacchi d'ansia e secchezza delle fauci... alla consegna dei premi letterari che gli venivano assegnati sembrava uno capitato lì per caso... 
Ciò non toglie che la cultura italiana e non solo gli debba molto: un modo inedito di considerare la letteratura, un modo forse provocatorio, ma sempre molto documentato e convincente. Un modo nuovo di leggere e comprende i classici, la riscoperta di autori dimenticati ma fondamentali, la capacità di leggere, e di insegnarci a leggere, fra le righe di un testo, di scoprire cose che forse nemmeno l'autore sapeva di aver scritto. La capacità di trasformare i libri e la letteratura in qualcosa di vivo, in qualcosa che interloquisce con noi e diventa colonna portante della nostra vita. Senza poi dimenticare la sua capacità di vedere la realtà in modo irreale, fantastico e fantasmagorico e di presentarla come assolutamente “vera”, lui il più grande “mentitore” dell'universo. 

Nel 2010, al ventesimo anniversario dalla morte del “Manga”, è nato il Centro Studi Giorgio Manganelli. Può raccontarci come è nato e con quali finalità?
Il Centro è nato in realtà molto prima del 2010, prima timidamente fornendo a studenti materiali per le tesi e non solo, raccogliendo materiali video e audio da presentare in incontri di studiosi e appassionati, pensando di mettere a disposizione un sito, ora già in funzione da qualche anno, recuperando testi dimenticati e facendoli pubblicare da piccole case editrici, dato che le grandi non erano interessate. Lo scopo di fondo era ed è quello di far conoscere al pubblico più ampio possibile il nome e le opere di mio padre, tenendo anche conto che molto, molto spesso coloro che sono entrati in contatto con lui non l'hanno più lasciato. 

Che tipo di attività sono state svolte in questi anni dal Centro?
Molteplici e varie le attività svolte in questi anni. Attività d'archivio: ricerche in emeroteche, biblioteche ed archivi di scritti di mio padre, di traduzioni e di corrispondenze private. Attività di consulenza per laureandi e dottorandi: interviste, accessi a materiale inedito e quant'altro. Attività di aggregazione: incontri pubblici fra studiosi e appassionati con visione di video praticamente sconosciuti e ascolti di audio recuperati dagli archivi Rai. Attività editoriali: ricerca di materiale inedito e pubblicazioni con varie case editrici. Attività artistiche: allestimento di mostre su Manganelli o ispirate allo stesso, mostra foto-biografica, mostra delle copertine e delle quarte di copertina delle prime edizioni e mostre di artisti che si sono ispirati alle sue opere.

L'attività di ricerca nell'Archivio Adelphi (Milano)

Tra queste attività occupa un posto di primo piano anche l’arte. Qual era il rapporto di suo padre con le arti figurative? 
Il rapporto di mio padre con le arti figurative e con gli artisti era particolarmente stretto. Anche nel Gruppo 63 mio padre legava particolarmente con gli artisti e molto meno con i letterati. Esistono testi di mio padre su vari artisti suoi contemporanei che meriterebbero di essere raccolti e pubblicati, senza dimenticare i suoi splendidi e fantasmagorici scritti sull'arte, diciamo, più “canonica”. 

Uno degli obiettivi principali del Centro è proprio la riscoperta e lo studio di inediti manganelliani. Può svelarci una gemma segreta che ha particolarmente cara?
Molti sono i testi inediti scoperti in questi anni e tante le gemme care al mio cuore. Due in particolare: L'intervista a Dio e il testo Il libro e la lettura, due ritrovamenti preziosi che solo il lavoro del Centro ha reso possibili. 

Il Centro non ha avuto vita facile. Può raccontarci perché?
Il Centro non ha avuto e non ha vita facile per motivi essenzialmente economici. Le istituzioni non hanno mai sostenuto né partecipato alle varie attività, salvo che per chiedere il loro logo sui manifesti. Alla presentazione dei vari progetti la reazione è sempre stata: “Bello, interessante, diteci quando li attuate!”, una stretta di mano e una pacca sulle spalle. 

Come si può aiutare il Centro?
Si può aiutare il Centro iscrivendosi al Centro stesso, trovando altri iscritti, con donazioni anche minime attraverso la raccolta fondi su Buona causa, e, perché no, cercando e trovando sponsor. 

Tra gli incontri organizzati dal Centro, la presentazione di due monografie sul Manga:
Viola Papetti, Gli straccali di Manganelli 
e Pino Coscetta, Viaggio in Abruzzo con Manganelli (Pistoia)

Alla fine di questa intervista forniremo tutti i dettagli per sostenere questa importante iniziativa. Ci racconti qualcosa del futuro del Centro: attività appena avviate, o progetti che vi piacerebbe curare se la raccolta fondi avesse buon esito.
Le attività future sono, o meglio, sarebbero, tante: incontri con studenti e studiosi, raccolta di memorie di persone che con mio padre hanno condiviso un pezzo di strada e di vita, tenendo anche conto che si tratta per la maggior parte di persone che non hanno certo vent'anni, ripresa e rimessa in scena di alcuni spettacoli e reading con testi di mio padre che potrebbero avere una buona diffusione, ma che stanno in un cassetto su tristi DVD. Un sogno che coltivo da anni ma che si scontra con i soliti problemi è quello di una mostra degli artisti che si sono ispirati alle opere di mio padre, partendo da quelli storici, Novelli, Baruchello, ecc. arrivando ai contemporanei, della Bella, Spagnul, Bello, Roma, Beneforti e altri. 

C'è proprio tanto da fare, insomma.
L'interesse per mio padre in realtà non è mai morto, lo dimostrano gli studenti che, nonostante le difficoltà, decidono di cimentarsi con tesi di laurea o di dottorato su di lui. Quindi il Centro è una realtà viva che non si accontenta, come la maggior parte degli archivi di aspettare che i testi arrivino loro, ma che va a cercarli, che non si ferma, che porta avanti il nome di uno degli scrittori maggiori del Novecento, e dato che non è pensabile che una persona da sola sostenga economicamente un simile peso, ma ben sapendo che la chiusura del Centro sarebbe un danno per la cultura italiana e non solo, forse pensare di sostenerlo non sarebbe un sacrificio a fondo perduto, ma potrebbe mettere un'ipoteca sul futuro di molti.

Lietta, la ringraziamo per questa importante chiacchierata, ma soprattutto per il grande servizio che offre alla cultura italiana favorendo la conoscenza di suo padre e lo studio della sua opera. Ricordiamo ancora che è possibile salvare il Centro Studi Giorgio Manganelli in due modi:

1) RISPONDENDO ALL'APPELLO SU BUONACAUSA 
La raccolta fondi, con una donazione libera, è attiva fino al 20 febbraio 2014. Dunque bisogna affrettarsi. Non c'è bisogno di registrarsi, la donazione può essere anonima ed è assolutamente libera. Potete donare subito e trovare ulteriori informazioni cliccando qui.



2) ISCRIVENDOSI AL CENTRO
L'iscrizione prevede una quota una tantum di 50 € (30 € per gli studenti) versata sul conto PostePay 4023 6006 4164 1685 o sul C.C. IT77 Z061 6070 9510 0000 0004 248 (BIC: CRFIIT3F), Cassa di risparmio di Firenze, filiale di Navacchio (PI), entrambi intestati a Amelia Antonia Manganelli. 




- Laura Ingallinella

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