giovedì 16 gennaio 2014

Amedeo Feniello - Gli uomini che inventarono la banca



Dalle lacrime di Sybille. 
Storia degli uomini che inventarono la banca
di Amedeo Feniello
Laterza, 2013, edizione cartacea 16€, ebook 9,99€



Anche quest’anno (quasi fosse un anno accademico) la casa editrice Laterza insieme alla Fondazione Musica per Roma (Poste Italiane, Unicredit e Acea) hanno organizzato un ciclo di incontri, le ormai famose Lezioni di storia, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Tema di quest’anno è L’invenzione dell’Europa.

Ho partecipato all’avvincente (veramente avvincente) lezione di Amedeo Feniello  (medievista con esperienza di insegnamento in Usa e Francia) sulle origini della banca nel Medioevo. A partire dalla storia di Sybille de Cabris, nobildonna francese disperata per aver perso tutto il suo denaro a metà del ‘300 in un mondo in cui si stava sviluppando una classe e una professione nuova: i banchieri. La storia di Sybille dà il titolo all’ultimo libro di Amedeo Feniello Le lacrime di Sybille. Storia degli uomini che inventarono la banca e viene usato come scenario storico-narrativo per comprendere in quale reale contesto e secondo quali modalità i primi banchieri affermarono il loro potere economico e civile, divenendo sempre più necessari.

Feniello, con grande passione, ci dà le giuste coordinate per comprendere quanto fosse dinamico il XIII secolo per commerci e intuizioni. Importante centro di commerci era la città di Acri (la “città universo” per gli storici) dove sbarcavano pellegrini e soldati alla volta di Gerusalemme e dove inevitabilmente si formò un vivo centro di scambi economici e culturali. Ed è proprio qui, in Terrasanta, che Luigi IX vuole arrivare con la sua crociata partita dall’Egitto: oltre a fallire nell’impresa fu anche rapito. I soldi necessari vengono forniti dai Templari e dai mercati italiani ad Acri. Si tratta di un evento importante perché il re ricorre al credito privato per ottenere la liberazione e per poter proseguire un’azione bellica. È il pubblico che chiede aiuto economico al privato. Non solo: uno dei mercanti che si trovano ad Acri e che prestano i soldi a Luigi IX invia una lettera al padre, a Genova, per dirgli di prendere i soldi a Parigi, dalla regina di Francia e questi manda un mediatore, tale Giacomo Pinelli. Non necessariamente da un rapimento, ma in questo modo nacquero gli istituti di credito, finanziando ciò che i re non riuscivano a pagare. I mercanti intuirono bene che da questi investimenti potevano ottenere ben alti guadagni: ricchezza che crea altra ricchezza.

Fiorentini, lucchesi, senesi, … furono soprattutto italiani i primi banchieri con influenza in tutta (quella che oggi chiamiamo) Europa. Avevano capito quanto fosse importante l’informazione (ad esempio conoscere i prezzi di una materia prima in diverse città) e sapevano innovare a partire dalla loro formazione. Le abilità di scrittura e far di conto prima di tutto (quella grande arte del saper narrare i numeri per farli parlare e non lasciarli freddi) e il know-how che compete alla professione. Proprio della metà del ‘300 è il volume Libro di divisamenti di paesi e di misuri di mercatanzie e d’altre cose bisognevoli di sapere a mercatanti di Francesco Balducci Pegolotti più noto come Pratica della mercatura (.pdf) con glossario di termini e descrizioni di città e merci per gli scambi, monete , pesi e misure delle diverse città.

Provengono da banchieri toscani anche i finanziamenti per la guerra inglese contro gli scozzesi (le guerre di indipendenza scozzesi) e la Guerra dei Cent’anni. In cambio, i banchieri chiedevano solo (si fa per dire) di poter controllare le dogane inglesi. A Napoli, i d’Angiò (nella prima metà del ‘300) stavano costruendo chiese tra cui di costosissima Basilica di Santa Chiara che anche in questo caso ricevette soldi proprio da banchieri fiorentini i quali in cambio chiedono di poter amministrare il commercio del grano e la fiscalità del regno d’Angiò. Insomma: capivano, intuivano e sapevano fare cose che per l’epoca erano nuove. E proprio questa novità, in un certo senso, non permetteva agli stati e ai cittadini che spesso investivano nelle banche, di tener conto del pericolo di fallimenti (come quello dei Bardi nel 1343). Ci vorrà tempo prima di comprendere come la faccia del mondo stava cambiando con innovazioni e novità come la banca, il credito e le assicurazioni. Ma in fondo, dopo secoli e dopo molti crack finanziari più o meno globali, ancora oggi facciamo fatica a comprendere il nostro tempo, le innovazioni che noi stessi stimoliamo e creiamo, e indignati piangiamo per i nostri miliardi bruciati in una manciata di secondi.




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