venerdì 24 gennaio 2014

Il Salotto - intervista a Emmanuelle de Villepin

© Neige de Benedetti

Un mese fa abbiamo recensito su CriticaLetteraria La vita che scorre, definendola l'"autobiografia a strappi" di un personaggio coraggioso, Antoine, che si guarda indietro e ripercorre le tappe fondamentali della sua vita. Romanzo intenso, mai indolore, ma con una chiarezza che a destato non poche curiosità. E l'autrice, Emmanuelle de Villepin, ha accettato l'invito a sedersi al nostro Salotto per rispondere a qualche domanda sul romanzo... e non solo! 

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Nella Vita che scorre, il piccolo protagonista Antoine sfugge a un terribile destino per una circostanza fortuita: va a pescare con un amichetto, trasgredendo alla madre, mentre il paese viene incendiato dai tedeschi. A suo parere, quanto contano le circostanze e gli incontri fortuiti per ispirare la scrittura?
Parecchio, anche per ispirare la vita stessa! C’è sempre una certa magia negli incontri e a volte addirittura la sensazione di ritrovarsi dopo una lunga assenza. Per quanto riguarda le circostanze: ne siamo sempre in balia e non abbiamo mai il controllo di tutto, bisogna adattarsi ...

In questi ultimi anni va molto di moda l’autofiction. Cosa ne pensa? E cosa significa invece offrire un’autobiografia allotropa, ovvero l’autobiografia di un personaggio che non coincide con l’autore?
Va molto di moda “l’auto-tutto”, dai selfies su Instagram all’autofiction, passando dalla pubblicità con il mondo che deve girare intorno a te, etc... A me, invece, piace la grande narrativa, addirittura epica. Ma con questo, un autore parla sempre di sé comunque, non si possono raccontare emozioni o sentimenti estranei. Però, la storia deve essere impalcata bene, deve avere un’architettura avvincente, essere degna dell’interesse altrui.

Il romanzo si sviluppa su più piani narrativi: seguiamo la vita di Antoine da bambino, da adulto e da anziano. Se vogliamo, tutti questi periodi si sviluppano a partire da un punto di crisi. Anche la scrittura si sviluppa da un punto di crisi?
Temo di sì. "Les plus désespérés sont les chants les plus beaux. Et j'en sais d'immortels qui sont de purs sanglots", scriveva Alfred de Musset. Purtroppo, penso che l’arte in genere si nutra del dolore, del vuoto esistenziale, dei tormenti.

Restando sulla cronologia vasta e diversa del romanzo, ha incontrato qualche difficoltà a calarsi in una delle fasi di vita di Antoine? E perché?
Diciamo che la prima parte è stata per me la più immediata perché mi sono immaginata orfano nella casa dei miei nonni e le descrizioni della casa, delle abitudini dei Hautlevent mi sono ovviamente familiari. Per gli altri capitoli ho parlato molto con la mia amica del cuore Lisa Noja che ha ispirato il personaggio di Elisa. Non ho mai fatto fatica. Avevo voglia di raccontare tutto ciò.

Cosa si prova ad avere un io-narrante maturo, che si guarda indietro con la saggezza del tempo?
È però un topos letterario per me! Perché ho usato questo stratagemma in tutti i miei libri. Ho molta attrazione per la figura del vecchio saggio e poi, è anche uno modo di raccontare cose più intime senza farsi sgamare!

© Neige de Benedetti
A tal proposito: è utile per un autore guardarsi indietro per trovare storie da raccontare? E secondo Lei a cosa può servire scrivere un’autobiografia autentica?
Certo, ma per me è utile cercare negli avvenimenti ciò che rende l’esperienza universale. Non ho simpatia per il narcisismo e l’egocentrismo che sembra invece dominare la scena culturale contemporanea. Detto questo certe biografie sono appassionanti e hanno una vera utilità, non solo per l’autore.

Un’ultima domanda: com’è Emmanuelle lettrice? Avendo un’ottima padronanza dell’italiano, immagino che legga in lingua originale. Quali titoli (non solo italiani) l’hanno influenzata di più negli ultimi anni?
Leggo molto e in versione originale i libri in francese, in italiano e in inglese. Gli autori che mi hanno influenzata sono Romain Gary, Italo Svevo, Flaubert, Céline (brutta persona ma che scrittore!). Poi, ho una vera passione per Dostoevskij, Tolstoj, Conan Doyle e Edgar Allan Poe. Gli autori contemporanei che più mi piacciono sono Amos Oz, Nicole Kraus, Julian Barnes, Paul Auster, Michela Murgia e tanti altri che ora non mi vengono in mente. 


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Intervista a cura di GMGhioni

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