venerdì 13 dicembre 2013

"Pregare gli Angeli Custodi" a cura di Don Marcello Stanzione e Marco Gionta

Pregare gli Angeli Custodi
A cura di Don Marcello Stanzione e Marco Gionta
Auralia Edizioni, 2013

pp. 273

La preghiera è il linguaggio del cuore. Sono parole che ben delineano l'essenza di questo nuovo libro, scritto da Marco Gionta e Don Marcello Stanzione con quella grazia soave e impalpabile che ha accompagnato la mia lettura di "Angeli e Arcangeli" e "Pregare gli Angeli e gli Arcangeli - Un invito a ricevere saggezza e protezione dagli Angeli attraverso la preghiera". E Marco Gionta, "io narrante" della prima parte di questo volume, sa rendere credibile tale assunto poiché le sue parole, limpide, armoniose e al tempo stesso lievi come una brezza primaverile, si riverberano nella dimensione interiore di chi legge. Non a caso, ho sottolineato a più riprese che le opere di questo autore sono un balsamo per l'anima, indipendentemente dalla fede professata o anche non professata, poiché il linguaggio del cuore trascende ogni concettualità meramente dogmatica o religiosa.
Dio parla nel silenzio della preghiera. Se vi avvicinate a Dio in preghiera, nel silenzio, Dio vi parlerà. In quel momento saprete che non siete nulla, e solo quando realizzerete la vostra nullità e il vostro vuoto, Dio vi colmerà con la sua presenza divina. Anime che pregano sono anime di grande silenzio. 
Da questa citazione di Madre Teresa, trapela tutta la matrice dialogica connaturata all'idea di preghiera, che si dipana nel silenzio e nella consapevolezza che il solo modo per colmare la nostra atavica sensazione di vuoto consiste nel volgere umilmente il nostro sguardo verso Dio, o comunque verso quella dimensione trascendente che ci guida e ci infonde saggezza. Il nostro angelo custode funge da intermediario fra la realtà terrena in cui siamo chiamati a evolvere e la dimensione celeste che ispira la nostra coscienza animica. Per poter udire la "voce" del nostro angelo custode, dobbiamo entrare in una dimensione di silenzio introspettivo e di grande propensione all'ascolto. Come disse Gesù ai suoi discepoli:

Ma tu, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. 
Queste parole suonano anche come un invito a interrogarci sulla natura delle nostre relazioni interpersonali. Siamo invadenti? Avidi? Egocentrici? Siamo dei buoni compagni di vita? Non dimentichiamo che il nostro modo di relazionarci con gli altri nella sfera degli affetti o del lavoro rispecchia la natura della nostra relazione con Dio. Dunque non basta definirsi un buon cristiano per essere tale agli occhi della dimensione Celeste. Il vero Cristiano è colui che si ispira al modello del Cristo, applicando nel quotidiano i principi della bontà, dell'amore e della fratellanza.
Partendo da questo presupposto, Marco Gionta ci spiega che la sincerità del cuore non può prescindere da un cammino spirituale degno di questo nome, ma anche da un sistema di vita etico. Dio scruta nei nostri cuori e conosce le nostre vere intenzioni. Tale affermazione trova ampio riscontro in questo passo del Vangelo secondo Matteo (6:5):
Quando pregate, non siate come gli ipocriti, poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno.
Pregare non ha nulla a che vedere con una devozione ostentata assimilabile a una maschera che dissimula la vera natura del loro essere, dove la modestia è soppiantata dall'ostentazione, la semplicità dalla duplicità, e l'innocenza da un'arrogante superbia.
Predisponendoci umilmente all'ascolto della nostra dimensione interiore, riusciremo a udire la voce del nostro angelo custode, che è sempre al nostro fianco, da quando vediamo la luce del mondo fino all'istante in cui esaliamo l'ultimo respiro, riaccompagnandoci verso la Dimora del Padre.
In questa nostra società dei consumi, che pone l'accento su istanze di natura egoistica e materiale, la preghiera tende sempre più a strizzare l'occhio a una visione pagana della vita, in cui Dio viene invocato coltivando l'aspettativa che Egli soddisfi prontamente le nostre richieste, talvolta poco assimilabili a un afflato spirituale. E se Dio "non risponde", la nostra fede viene meno. In realtà, è vero il contrario, poiché Dio ci invia puntualmente ciò che più si confà alla nostra evoluzione, anche se a tratti questi doni ci appaiono come castighi, ma solo poiché cediamo facilmente alle lusinghe del nostro ego.
Nella seconda parte del libro, Don Marcello Stanzione ci aiuta a conoscere più da vicino gli angeli custodi. Scopriamo così che ogni angelo possiede una propria personalità che gli deriva dall'autonomia con cui gli viene concesso di agire, seppur nel pieno rispetto della Volontà Divina. La caduta degli angeli ribelli rappresenta l'unica zona d'ombra, evocata dalle prime pagine della Genesi fino alle ultime dell'Apocalisse, che s'insinua in questa dimensione di Luce purissima.
Gli angeli della New Age meritano una riflessione a parte. Don Stanzione ci rammenta che siamo passati dall'era dei Pesci (che ha ispirato la nascita del Cristianesimo e della necessità di identificare la spiritualità in una connotazione fortemente dogmatica) all'era dell'Acquario, propiziatrice di una spiritualità autonoma, che permette di trovare il proprio maestro interiore senza appellarsi necessariamente all'autorità delle chiese e dei loro sacerdoti. Questa concezione più "modernista" segna una sorta di spartiacque fra un passato ben radicato in una tradizione che poneva la volontà di Dio al centro delle scelte compiute dall'individuo, e un presente che valorizza le scelte (anche spirituali) compiute prescindendo da eventuali dogmi o precetti. Si tratta di una visione più "orizzontale" (leggi: d'ispirazione materialista), dove le nuove creature celesti esortano l'uomo a non giudicare le credenze degli altri e a decidere arbitrariamente ciò che ritiene possa contribuire al suo benessere interiore. Quale che sia la concezione degli angeli custodi, resta il fatto che essi vegliano sempre su di noi, quand'anche pensassimo il contrario, e non ci abbandonano neppure quando le nostre azioni sono ispirate dal Male. Le nostre azioni sconsiderate arrecano loro una profonda sofferenza, che tuttavia non li induce ad abbandonarci poiché ci amano in modo incondizionato.
Don Marcello Stanzione dedica ampio spazio anche al rapporto che da sempre lega indissolubilmente i Santi al loro angelo custode. Del resto, come potrebbe essere altrimenti? Queste creature celesti infondevano ai Santi (che spesso erano anche martiri) una forza divina che rendeva loro più sopportabili le atrocità subite. Numerosi e ugualmente affascinanti sono i ritratti dei Santi o dei mistici più o meno noti, corredati da alcuni aneddoti legati ad alcune vicende salienti, che hanno reso più fermo il loro incedere lungo la via dello Spirito. Da San Francesco d'Assisi a Santa Teresa d'Avila, da San Tommaso d'Aquino a Santa Giovanna D'Arco, per arrivare fino Padre Pio da Pietrelcina e a Papa Giovanni Paolo II°, sono davvero tanti gli episodi toccanti che stimolano un'attenta riflessione. A tale proposito, vorrei soffermarmi brevemente sulla figura della Beata Maria Crescenzia Hoess, mistica del Terzo Ordine regolare di San Francesco. Nata nel 1682 in un villaggio della Baviera, sin da bambina soleva nascondersi in un angolo della casa per conversare liberamente con Dio e con l'angelo custode che ogni tanto le appariva, suggerendole come soccorrere i poveri. Un giorno, l'angelo le rivelò che avrebbe vestito l'abito francescano. Entrata in convento, la sua indole pura e la sua fervente devozione suscitarono l'odio e il disprezzo del diavolo che la vessava in mille modi, spaventandola con strani rumori, facendola precipitare dalle scale e rinchiudendola in cantina. Le altre suore, convinte che fosse una strega, la fecero esaminare da due frati, i quali sentenziarono che Maria Crescenzia aveva stretto un patto con il diavolo. Per rincarare la dose, dissero che era una stupida e un'insensata. La madre superiora la fece rinchiudere per tre anni in una cella oscura. Ciononostante, Maria Crescenzia accettò serenamente tale imposizione, senza infrangere mai il voto dell'obbedienza. Un giorno del 1721, mentre suor Crescenzia rigovernava la cucina del convento, un Serafino le portò l'eucaristia. Questo prodigio si rinnovò più volte. Nel 1741, ormai rispettata e onorata dalle consorelle, assunse l'incarico di superiora, dando prova di immensa saggezza. Si spense nella notte di Pasqua del 1744, illuminata dalla consapevolezza che l'Arcangelo Raffaele, verso il quale nutriva una profonda devozione, l'avrebbe condotta al cospetto del tribunale divino. Il suo corpo, conservatosi intatto, non smise mai di effondere un soave profumo.
Questo nuovo viaggio dell'anima si conclude con una serie di invocazioni e preghiere all'angelo custode davvero suggestive.

Cristina Luisa Coronelli

0 commenti: