domenica 29 dicembre 2013

CriticARTE: Un viaggio al cuore della vita di Claude Monet. La mostra

Monet, au cœur de la vie è la mostra che le suggestive scuderie del Castello Visconteo di Pavia custodiscono fino al 2 febbraio 2014.
Questa esposizione, curata da Philippe Cros e organizzata da Alef – cultural project management, porta in Italia opere di Claude Monet che, nell’insieme, costituiscono un viaggio nella vita dell’artista.



L’idea di fondo è quella di narrare l’aspetto umano e quotidiano del pittore attraverso i volti delle figure a lui care. Ogni stanza dell’allestimento ospita, infatti, video in cui attori interpretano, in chiave contemporanea, i sei personaggi più significativi dell’esistenza del maestro. Naturalmente ad arricchire ciascuna sezione vi sono le tele legate ai suoi protagonisti o a periodi particolari.
Claude Monet insieme agli impressionisti
cambiò il modo di concepire la pittura
A dare il benvenuto al visitatore si incontra il padre, Adolphe Monet, con cui Claude si scontrò a causa della propria volontà di allontanarsi dall’accademismo a favore delle sperimentazioni impressioniste bocciate dai Salons ufficiali e accolte nel Salon des Refusés o nella celebre esposizione presso lo studio del fotografo Nadar nel 1874. 
Fonte di ispirazione per Monet fu Eugène Boudin, conosciuto come il re dei cieli. Fu proprio lui ad insegnargli ad osservare la natura attraverso la pittura en plein air. Dell’artista sono presenti opere come Bordeaux, bateaux sur la Garonne (1876) e Le port de Trouville (1893) che mostrano l’influsso del paesaggista su Monet.


E. Boudin, considerato tra i padri dell'Impressionismo

E a proposito di paesaggi, furono quelli della Normandia, di Honfluer, paese natale dello stesso Boudin, a determinare la vocazione impressionista di Monet, come quelli immortalati in Le port de Honfleur (1917) così come le vedute di Argeteuil, la cittadina sulla Senna poco lontana da Parigi, dove i turisti praticavano canottaggio e vela consentendo, così, a Monet di studiare gli effetti prodotti dall’acqua e ritrarli sulla tela.
Sempre a Argenteuil  Monet dipinse nel 1872 il celebre gare, segno dell’interesse impressionista per il panorama urbano e le sue trasformazioni.

La gare d'Argenteuil

Abbandonare le regole imposte dall’accademia non fu mai una scelta facile per gli impressionisti. Lo stesso Claude visse momenti di sconforto e disagio economico in cui venne sostenuto e incoraggiato dall’amico politico e Primo Ministro di Francia Georges Clemenceau, colui che gli commissionò le Ninfee per l’Orangerie di Parigi.
Questa sezione della mostra mette a confronto la pittura accademica della capitale francese di fine Ottocento e le sovversioni coeve, un contrasto tra i paesaggi marini di Jules Breton e Marie Rosarie Bonheur e le splendide marine di Monet come Marine,Pourville (1881) e Le Cap Martin (1884).
Le printemps
Il risvolto più intimo della vita di Monet è rappresentato dagli affetti familiari. La prima moglie, Camille Doncieux, fu la sua musa e modella preferita negli anni centrale della carriera dell’impressionista. La quotidianità familiare gli ispirò, ad esempio, tele come Le primtemps (1873).

Dopo la morte prematura di Camille, a soli trentadue anni, Monet strinse una relazione con Alice Hoschedé, consorte del mecenate Ernest Hoschedé. In questo periodo abbondonò la figura umana, mai più realizzata dalla scomparsa della moglie, e approfondì lo studio del paesaggio. Si recò in Norvegia per ricreare sulla tela le neve da cui emerse l’incanto di Village de Sandviken (1895). Di quegli anni è un altro capolavoro, Cathédrale de Rouen (1894).

Le village de Sandviken


Il percorso nel cuore della vita di Monet si conclude con la sezione dedicata all’allieva e figlia adottiva del pittore, Blanche Hoschedé, nata dal primo matrimonio di Alice.
La ragazza imparò a dipingere osservando il vecchio Claude, affascinata dal suo amore per il giardino della villa di Giverny che il pittore curava in ogni stagione dell’anno lasciandosi ispirare dai meravigliosi giardini delle incisioni giapponesi di Hokusai e Hiroshige, alcune delle quali sono presenti in mostra e di cui Monet era grande collezionista.
In una sala tutta verde come il giardino della villa in Normandia, si incontra la meraviglia di colori di Le jardin de Claude Monet à Giverny, dipinto da Blanche nel 1927 a cui il padre impartì l’insegnamento più semplice: «Guarda la natura e dipingi quello che vuoi, come puoi».


Il giardino della villa di Monet a Giverny e le sue ninfee, oggi

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