venerdì 15 novembre 2013

"Parole dell'elegia dell'anima", di Laura Tonelli

Parole dell’elegia dell’anima
di Laura Tonelli
Arezzo, Edizioni Helicon, 2013

€ 12
pp. 150


      Laura Tonelli ama profondamente la poesia perché per lei rappresenta un campo di ricerca interiore continuo, da cui riesce a far riemergere molti tasselli della propria vita passata e da cui  la scrittrice indaga tuttora per cercare risposte che non sempre sono risultate risolutive durante tutto l’arco dell’esistenza. Dall’intensa attività poetica, la scrittrice  riesce a  trarre costantemente nuova linfa che ha un sapore estensivo, una poesia non rigorosamente limitante ma che sa rilevare  i momenti di passaggio e di intervallo peculiari di alcune fasi della vita, offrendoli al lettore ricchi di significato ulteriore.
La nuova raccolta include un corpus di poesie in cui in ogni lirica si può individuare il significato globale della nostra esistenza racchiuso curiosamente in triadi; la peculiarità di tre elementi congiunti  da un particolare rapporto sembra essere infatti la parte caratterizzante di molte poesie: il ciclo vitale nella triade infanzia/ giovinezza/maturità  è sinteticamente presentato da Laura Tonelli in molti versi. Alla precedente triade enunciata, si aggiungono ad esempio quelle seguenti: mistero/sogno/realtà     e   natura/simbolo/favola.
     Leggiamo qualche passo esemplificativo a riguardo.
Nella seguente lirica dal titolo Sfuggente la protagonista in assoluto è la «gioia del cuore», come ce la presenta la scrittrice per l’appunto «sfuggente»: è la spensieratezza a cui Laura Tonelli lega i termini «inseguire e cogliere» che appartengono molto alla rievocazione della propria infanzia «preziosa e da trattenere». Ma è la stessa gioia a pervadere anche il presente della scrittrice;  sorridente, lei si rivolge ai vicini compagni; la propria felicità è qualcosa da condividere con l’alterità perché rende luminoso il sorriso, appagando il proprio essere. Tutto ciò che la circonda sembra variare di tonalità, ed è il futuro sempre più azzurro ad affacciarsi convincente.
Un futuro di difficile traguardo proprio perché fuggevole.
   Le motivazioni, le apparenze, in un turbinio di colore, coinvolgono e trasfondono anche negli avvenimenti che si rivelano conformi ai desideri. La perenne gioia è in grado di ricomporre e riorganizzare il mondo grazie alla “sfuggevolezza” di breve durata, e ciò rafforza lo spirito d’azione di ogni individuo: ed è per questo che anche il «grigiore» degli accadimenti quotidiani può apparire «lucente» quando è presente quella luce di compiacimento che, senza abbandonare uno sguardo al passato, ci proietta però verso nuovi orizzonti.
Da segnalare l’ottimo utilizzo stilistico dell’epifora «sfuggente» che funge, come abbiamo analizzato, sia come oggetto della lirica, accanto a gioia, sia con funzione aggettivale, (cuore sfuggente) che come sostantivo-soggetto (condividono i vicini la sfuggente) e non ultimo come attributo personificato dello spirito (lo spirito che sfuggente al più forte s’aggrappa).

Sfuggente

Inseguo la gioia del cuore,
                                         sfuggente,
bella come una sacra apparizione
La colgo, per un attimo,
                                       sfuggente,
appagante come un’inebriante bevanda.
Un attimo, scivola via,
                                        sfuggente,
indimenticabile come l’infantile ricordo.
La trattengo, un attimo, preziosa,
                                          sfuggente,
il cuore riempio, anzi trabocca,
condividono i vicini, la
                                          sfuggente,
illumina il sorriso gli occhi,
tutto d’azzurro si colora.
Ricostituisce il mondo,  la
                                          sfuggente
La gioia della vita rafforza
del fragile lo spirito, che
                                        sfuggente
al più forte s’aggrappa, all’indomito
Avidamente bevo, la noia scompare
Nel grigiore lucente e mai
                                          sfuggente.[1]


I titoli metaforici rinviano a più realtà vissute come nella lirica seguente in cui il quadro paesaggistico montano si interseca perfettamente e da un punto metaforico con il passato rappresentato simbolicamente dalle salite, ma ancora saldamente a «tracolla» del presente.
     Nella memoria della scrittrice, i ricordi (quelli negativi) staccandosi dal periodo giovanile lontano, si ammassano assumendo una dimensione fisica (valanga) rilevante, ma è la vita stessa a celarli, «seppellendoli».
Come quando ci si scrolla di dosso la neve, similarmente  anche l’autrice si sente libera dai pesanti fardelli e ingorghi passati: solo in questo conquistato stato d’animo la protagonista della lirica può trasfondere in un nuovo spazio/tempo in cui esiste solo il rapporto esclusivo con la terra.
    Il mistero, oggetto della lirica, sembra appartenere sia ai momenti gai, quanto ai «notturni silenzi»; ed è in questa dimensione idealistica rappresentata da un corpo, che non è che una dilatazione della materia stessa, che la scrittrice intende fermare il tempo «raccogliendo la vita tutta ancora da vivere».
Da rilevare  in questa poesia l’inserimento di alcuni termini utilizzati in triadi che danno una resa sul piano fonico, alliterativo e stilistico molto efficace: tracolla/seppellisce/scendo; non spazio/non tempo/senza meta;    tremare/espando/sospiro;   tutta/nulla/tutto;
Nel distico finale Nulla m’appartiene come l’amore/ma tutto comprendo come l’amore
l’immensità dell’amore prevale su tutto come il tutto stesso può essere compreso grazie solamente all’amore.

Mistero

Il monte tracolla sulle spalle
seppellisce i ricordi l’ultima valanga:
leggera, come piuma, volteggio
dall’alto, nel non-spazio,
nel non-tempo, senza meta,
scendo la terra a baciare.
Dei luminosi giorni il mistero,
del notturno silenzio il mistero,
sveglia e cuore
fa tremare.
Mi espando senza materia,
nel sospiro raccolgo la vita,
tutta ancora da vivere.
Nulla m’appartiene come l’amore,
ma tutto comprendo come l’amore.[2]


Concludiamo questo breve percorso all’interno delle Parole dell’elegia dell’anima della scrittrice con uno sguardo ad un altro tema semantico poetico rilevante: il mare e la sua storia  rappresentano da secoli fonte di ispirazioni primordiali mitiche. «La storia del mare e di umani piedi che cavalcata l’hanno» rinvia ad un antico passaggio generazionale che però non è osservato nella sua lentezza cronologica, ma al contrario, la «cavalcata» ininterrottamente e con una certa celerità d’azione, ha lasciato comunque tracce, segnali tangibili, che seppur in movimento e in progressiva attenuazione, vogliono lanciare messaggi e testimonianze del nostro passaggio in vita.
     Come l’acqua dell’immenso mare, spesso più ostile che favorevole all’uomo, lascia tracce di sé e suoni attraverso i granchi e le conchiglie, così la sabbia vasta, fine e immensa è l’oggetto in cui le dita dell’uomo inquieto trovano forse una rassicurazione, fino al punto di spazzare via i pensieri di un cammino lungo e incerto.
Il sole muta durante le ore del giorno, mentre è la sabbia a rimanere immutabile e a fare da contenitore delle tante esperienze umane quando alle «buche di terrore» si sovrappongono i «castelli d’ingegno», quando spesso i progetti «si costruiscono»  e vogliamo immaginare poco «si distruggono».    

Spiaggia

In moto perpetuo
va e viene
 sulla battigia l’onda
Lascia piccole conchiglie
accarezza i granchi
e trascina con sé
sabbia di pensieri.
Granelli filtrati da
sottili dita nervose
veloci tornano alla madre
e il vento li pettina
ché non perda la spiaggia
la storia del mare
e di umani piedi
che cavalcata l’hanno
con evanescenti orme.
Gira il sole e cambia
il colore; fredda o
calda sempre la sabbia
è se stessa
Granelli di pensieri,
buche di terrore,
castelli d’ingegno,
sempre si costruiscono
Sempre si distruggono.[3]


Anche con questo volume Laura Tonelli riesce a essere protagonista di una modernità poetica letteraria che abbraccia sensibilità, comunicazione del proprio vissuto, traslato metaforicamente sempre con una cura stilistica importante ai dettagli. Una bella raccolta di poesie, liriche che si leggono piacevolmente perché sono il risultato di una forte e determinata ideologia della propria vita interiore passata e presente e ancora da svelare per il proprio futuro.





[1] Laura Tonelli, Parole dell’elegia dell’anima, Arezzo, Edizioni Helicon, 2013.
[2] Ivi, p. 17.
[3] Ivi, p. 79.

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